domenica, Settembre 19

Catalogna: l’Europa non può più stare a guardare … dall’altra parte La UE avrebbe competenza per occuparsi di lavorare a un tavolo di mediazione tra Madrid e Barcellona ma continua a girare la testa dall’altra parte: ne parliamo con l’europarlamentare Jordi Solé di Plataforma por el diálogo UE-Cataluña

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Cosa pensa dell’atteggiamento che Parlamento e Commissione hanno assunto in questi mesi?

Siamo molto delusi dalla posizione della UE, in particolare sui tre concetti di fondo: il primo, che questo è un problema interno; il secondo, che non c’è un problema in termini di stato di diritto nello Stato spagnolo; terzo, che l’Europa non poteva farsi carico di questo problema perché l’Europa ha bisogno di stabilità e unità. Beh, penso che peggio di così non si possa. Tre concetti di fondo molto ‘sfortunati’: primo perché questo non è un problema interno, come ho già detto, crediamo che non lo sia mai stato, e meno ora; secondo ci sono problemi con lo stato di diritto nello Stato spagnolo e non solo in funzione della Catalogna, soprattutto con la Catalogna, ma non solo, abbiamo casi in che la libertà di espressione è stata violata molto chiaramente, abbiamo sentenze della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, abbiamo la censura su alcuni argomenti. Possiamo dire che la separazione dei poteri lascia molto a desiderare, quindi, crediamo che ci siano problemi con lo stato della giustizia e della legislazione spagnola. Si guardi il giudice Llarena. Struttura il suo ordine d’arresto per incriminare questi tredici politici -meglio dire undici politici e due membri della società civile, il signor Cuixart e Jordi Sánchez- li accusa di ribellione. Per sostenere questa accusa bisogna che si sia verificato quelche episodio di violenza, che chiaramente non c’è mai stato il 1° Ottobre, il giorno del referendum. Si arriva a parlare di un colpo di Stato… Ci vuole un sacco di fantasia, e altre cose che è meglio non dire, per mettere questo su carta. Quindi, sì, ci sono problemi con lo stato di Diritto nello Stato spagnolo.

La stabilità dell’Europa sarebbe in crisi, pensano i vertici di Bruxelles, se il problema catalano entrasse nell’agenda UE

Si, dicono: ‘non disturbarci con questo perché vogliamo stabilità’. È stato un guardare dall’altra parte per non guardare negli occhi quanto contribuisce a creare instabilità. E questa instabilità non si risolverà fingendo che non stia accadendo nulla. Il movimento indipendentista catalano è sempre stato pro-europeo e il referendum non ha cambiato questa posizione. Vogliamo votare e decidere. C’è una parte molto significativa della società catalana che vuole che la Catalogna sia una Repubblica, uno Stato membro dell’UE. Dov’è il problema? Dov’è la frammentazione? Se l’Europa funziona con 27, perché non con un altro. Pertanto, le risposte di Juncker penso non possano essere più sbagliate.

L’ONU ieri si è fatto carico del problema catalano accogliendo il ricorso di Puigdemont. 

Corretto, e se crediamo che l’UE sia qualcosa di più di un mercato comune e qualcosa di più di una qualsiasi area di libera circolazione, quindi un progetto politico, allora la Commisione Europea deve sporcarsi le mani in questa vicenda, e deve difendere i diritto. Ovviamente non stiamo chiedendo di difendere l’indipendenza della Catalogna o di difendere la Repubblica catalana, vogliamo che difenda due cose. In primo luogo, i diritti fondamentali, che crediamo siano in gioco in Catalogna -i cittadini catalani sono cittadini dell’UE. La seconda cosa che chiediamo è trovare una soluzione politica e che contribuisca a che le due parti si siedono attorno lo stesso tavolo a dialogare e negoziare. Se crediamo nell’Europa politica, quando c’è un problema di questo tipo, qualcuno al di sopra degli Stati deve intervenire; per noi questo qualcuno deve essere la Commisione Europea. Qualcuno deve dire: signori, ci sediamo e parliamo. Questo è ciò che ci manca da Mr. Juncker.

Certo, ma si solleva il problema è che al momento la Commisione Europea non ha questo potere.

Non sono d’accordo. Il vicepresidente della, il signor Frans Timmermans, tra le altre competenze è il Commissario del Diritti Fondamentali, e quindi, secondo me uno dei suoi compiti è, quando c’è una violazione del Diritti Fondamentali, intervenire. Violazione che crediamo ci sia stata in Spagna, dunque la Commissione deve agire. Ma dicono: ‘no, perché la Carta Europea dei Diritti Fondamentali si deve applicare secondo la legislazione dei Paesi UE’. Bene, questa è una trappola, perché quando le azioni sono commesse dagli Stati membri non deve esserci alcuna azione da parte della Commisione Europea? una reazione. Credo che questo dimostri che non esiste un progetto politico. Questo è, in breve, un progetto per difendere gli Stati, e l’UE non è stata creata per difendere gli Stati, c’è qualcos’altro, deve esserci qualcos’altro… C’è un progetto politico, ci sono alcuni valori fondamentali, e come tali devono essere protetti. Io sono un europeista, sono un federalista europeo, difendo un’Europa politica e la mancanza di reazione da parte della Commissione, o ancora peggio, il sostegno che la Commissione assicura al premier spagnolo Rajoy e alla sua strategia mi delude.

Lei mi fa pensare al movimento di Gianīs Varoufakis per la democratizzazione dell’UE, DiEM25. Avete avuto contatti con questo movimento? In effetti mi pae che state ragionando sulla stessa linea.

La verità è che non abbiamo avuto contatti, ma sarebbe una buona iniziativa. Perché è vero che Varoufakis si è sporcato le mani sul tema della Catalogna e noi non siamo qui per difendere l’indipendenza, no, la piattaforma vuole che ci siano persone, voci, istituzioni, impegnate su questo, che riconoscano che questo è un conflitto politico e che la soluzione non passa attraverso i tribunali e i manganelli della Polizia. Al contrario, tutto ciò aggrava la situazione, e credo che ci siano molte voci in Europa disponibili a ragionare. Il problema è che l’Europa delle istituzioni, le persone che parlano in nome dell’UE, ci stanno deludendo molto, deludono non soltanto ai separatisti catalani ma tutti i democratici europei.

Forse si tratta di chiarire bene i due concetti in gioco allora, il primo è l’indipendenza, il secondo è la difesa dei diritti umani.

C’è un problema di doppio standard, anche nel Parlamento Europeo. Non ci stanchiamo di chiedere ai Paesi al di fuori dell’UE di rispettare i diritti umani. Quando ci sono violazioni dei diritti umani si deve rispondere a queste violazioni, facciamo questo in ogni sessione parlamentare a Strasburgo… abbiamo dichiarazioni istituzionali in cui diciamo a due o tre Paesi ogni sessione: ci preoccupiamo che ci siano violazioni a casa vostra. Ci preoccupiamo dei diritti in tutto il mondo, ma cosa succede quando il problema è all’interno dei confini? Che guardiamo dall’altra parte. Questo è molto incongruo. Non solo. Perché la Commisione Europea decide di aprire la procedura d’infrazione contro la Polonia ma non dice niente su quello che sta succedendo nello Stato spagnolo? Penso che questo dovrebbe anche essere motivo di preoccupazione.

Vuole dire che la differenza starebbe nella differenza di peso politico nell’UE tra Spagna e Polonia?

Beh, qualche differenza ci deve essere, quando si agisce con un Paese e non con un altro. Non so che differenza ci sia, posso ipotizzare, non ho prove, ma la realtà è questa.

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