martedì, Luglio 27

Catalogna: l’estrema destra visibile ma difficilmente vincente La crisi catalana fa ritornare sotto i riflettori la destra radicale: ne parliamo con gli analisti spagnoli Carmen González e Xavier Casals

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Nell’ambito della questione catalana si sono visti alcuni atti violenti che hanno visto protagonista l’estrema destra in Spagna, e che impongono domande sullo stato dell’estrema destra in questo Paese, dove, nonostante la profonda crisi, non si rintraccia ancora una forza radicale che si sia effettivamente imposta.

Se guardiamo come si sono mosse le forze d’estrema destra negli ultimi decenni, ci rendiamo conto che, come afferma Xavier Casals i Meseguer, storico spagnolo ed esperto del tema, l’estrema destra è una presenza assente’ nel  Paese. Ciò significa, secondo Casals, che “ha sempre catturato un forte interesse da parte dei media, interesse però sovradimensionato in quanto non ha poi trovato verifica nelle urne”. Dopo la morte del dittatore Francisco Franco (che governò la Spagna durante quasi quarant’anni, dalla Guerra Civile – entro il 1936 e il 1939- fino alla sua morte nel 1975), con la ‘Transición española si fu la dissoluzione dell’unità delle forze ideologicamente affini al regime. Il sostegno della maggioranza della popolazione spagnola di destra si spostò sui settori più moderati, rappresentati, in primo luogo, dall’allora sparita Unión del Centro Democrático (UCD), e successivamente di Alianza Popular (AP), posteriormente rifondata come Partido Popular (PP, oggi in governo), lasciando i settori più estremi della destra post-Franco senza rappresentanza parlamentare.

Questo si spiega, secondo Casals, in molti modi. La motivazione fondamentale è che la maggioranza della società spagnola ha rifiutato l’impostazione ideologica della destra radicale, che identificava la sinistra e le forze tradizionalmente democratiche come ‘i Nemici della Patria’ (spesso chiamati ‘l’Anti-Spagna’) portando, invece, avanti una ‘riconciliazione nazionale’ con le forze sconfitte nel 1939. Dopo l’iniziale tentativo di mettere in campo una forza unitaria, Fuerza Nueva (FN), l’estrema destra, nel 1982, si è divisa e frantumata in molti piccoli partiti, che tuttora sono incapaci di ritrovarsi in una forma unitaria, offrire una formazione nota o un leader carismatico.

Negli anni Ottanta e Novanta, Casals spiega come le diverse formazioni di estrema destra in Spagna si sono organizzate fondamentalmente nelle tre città più popolate del Paese, ovvero Madrid, Barcellona e Valencia, ad ognuna con una natura diversa. Secondo Casals, Madrid è “l’epicentro del discurso hegemónico”, ovvero, dell’elaborazione dell’ideologia dell’estrema destra, “incapace di uscire da posizioni poco innovative e refrattarie”, legata alla memoria del franchismo. Barcellona è diventata invece un centro più dinamico e aperto alle nuove idee provenienti dall’Europa, ma di scarso impatto sulla popolazione. Valencia, in fine, è stata un’area “di frontiera fisica e linguistica con il catalanismo” che ha prodotto un’estrema destra di carattere molto combattivo ma di scarsa raffinatezza ideologica.

L’inizio del XXI secolo ha segnato un’innovazione in questo panorama. Ciò è avvenuto quando sullo scenario politico appaiono formazioni che trovano consenso nell’ambito municipale. Il caso più importante è stato Plataforma per Catalunya (PxC) che durante le tre legislature che vanno dal 2003 al 2014 è cresciuta in consensi nell’ambito municipale della Catalogna, portando avanti proposte sul modello del Front National (FN) francese, fondamentalmente xenofobe e antimmigranti, prendendo di mire in particolare i musulmani. PxC è cresciuta superando la contrapposizione ‘Catalogna’-Spagna e sostituendola con ‘Locali-Stranieri’ per guadagnare sostenitori sia tra i nazionalisti catalani sia tra gli unioinisti. Negli ultimi anni, le dispute dentro il partito, tra il fondatore, Josep Anglada, un uomo molto carismatico, e la direzione del partito, nonché la difficoltà che vi è nel parlare di tematiche estranee alla questione catalana ha fatto perdere al partito molti punti nelle ultime elezioni municipali di 2015.

Su un modello molto simile e allo stesso tempo, è nata a Valencia España 2000 (Esp2000), che in seguito si è diffuso nella periferia della capitale, dove, sebbene con risultati più modesti rispetto a quelli di PxC, ha consolidato le sue posizione e addirittura migliorato nelle ultime elezioni municipali del 2015.  

Più recentemente Madrid ha ritrovato il ruolo importante nella estrema destra, con un gruppo sul modello dell’italiana CasaPound di Roma, Hogar Social Madrid (HSM – Casa Sociale Madrid). Questo gruppo incentra il suo messaggio sulla difesa dei poveri spagnoli, proponendo politiche di supporto esclusivamente ai cittadini spagnoli e acquisendo nella sua piattaforma elementi dall’estrema sinistra come l’occupazione di edifici (‘okupa’, ‘squatting’), il tutto, nel tentativo di darsi un’identità più sociale.

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