giovedì, Dicembre 2

Le due giornate di Barcellona Oggi inizia la due giorni che si potrebbe concludere con la dichiarazione unilaterale di indipendenza, con un Puigdemont che guarda all'alba della Repubblica dall'orlo del burrone della crisi di Governo e lo stivale di Madrid pronto a calare sul terreno

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Il percorso dell’applicazione dell’articolo 155 al Senato sembra garantito dal fatto che il partito di Governo controlla la maggioranza, ma due fatti che risalgono alla giornata di ieri potrebbero disturbare i piani di Rajoy: un ricorso alla Corte costituzionale spagnola contro l’articolo 155, e una relazione commissionata dal Segretariato generale del Parlamento ai servizi legali della Camera che mette in dubbio la costituzionalità delle misure proposte dal Governo quali applicazione dell’articolo 155.
I gruppi al Senato dei partiti indipendentisti catalani Erc e il Pdecat, hanno presentato un ricorso alla Corte costituzionale spagnola per impedire vengano trasmesse al Senato le misure contro la Generalitat catalana, proposte dal Governo, previste dall’attivazione dell’articolo 155. Le motivazioni sono due. La prima riguarda una disparità di trattamento a carico dei senatori Erc e Pdecat, con la violazione dei loro diritti: si sostiene che nel trasmettere al Senato le richieste del Governo, si sarebbe dovuto sentire prima la Giunta dei portavoce, organo in cui è rappresentata la maggioranza dei gruppi, mentre sono stati sentiti solo tre di essi, ovvero Pp, Psoe e Pnv. La seconda motivazione riguarda il fatto che il pacchetto di misure presentate dal Governo, che comprende la sostituzione di funzionari eletti, non è conforme alla Costituzione. Tecnicismi funzionali, pare, solo a creare disturbo, da parte dei due partiti indipendentisti.
Il secondo fatto nuovo di ieri potenzialmente, invece, potrebbe creare maggiore disturbo. La relazione commissionata dal Segretariato generale del Parlamento redatta e licenziata da cinque avvocati sostiene che «il licenziamento del Presidente e del Governo della Generalitat lascia spazio a seri dubbi circa la sua idoneità all’ordine costituzionale e statutario in vigore», che «non può sospendere la configurazione dell’autogoverno» e che «con l’applicazione sul Parlamento» elimina le caratteristiche del sistema parlamentare in modo completamente inconciliabile con la Costituzione e lo Statuto delle autonomie. Il rapporto definisce anche come un «attacco contro lo Stato di diritto», «una violazione del principio di legalità e di gerarchia normativa». Tecnicismi anche questi, certo, ma che nulla hanno a che fare con la politica e la tattica politica, bensì attengono alla Costituzione e alla sua interpretazione -che tanto ha fatto dibattere in queste ultime settimane i giuristi spagnoli-, sono pronunciate da addetti ai lavori e non da politici, e sono espressi in un documento diretto ai legislatori. Infatti le forze indipendentiste ieri sera appena uscita la notizia hanno esultato.
A ciò si aggiungano le divergenze con il Psoe, i socialisti, infatti, non sono per nulla convinti dell’applicazione del 155 nella formulazione avanzata dal Governo. L’ex premier Felipe González insiste perfermarel’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione se Puigdemont convoca le elezioni riconoscendo che l’unica cosa legittima è lo Statuto dell’Autonomia e la Costituzione. Sfumature politiche destinate a adombrare spazi di manovra, ma che non hanno l’aria di essere un vero ostacolo allo stato dell’arte.

Le forze indipendentiste sono divise sul cosa fare oggi, il Governo stesso è diviso, ma le fonti locali sono concordi nel prevedere una dichiarazione unilaterale dell’indipendenza al termine della plenaria del Parlamento catalano, probabilmente domani, in concomitanza con l’approvazione del 155 da parte del Senato nazionale. I partiti indipendentisti hanno chiesto ai loro sostenitori di radunarsi dalle 12 a ‘difesa’ della sede del Parlamento  -questo potrebbe essere un indizio che depone a favore della dichiarazione domani. Un elemento sul quale non è ancora stata fatta chiarezza, secondo queste fonti, è se l’indipendenza sarà votata dal Parlamento o se il Presidente Puigdemont la proclamerà  assumendone la piena responsabilità.  Qualche defezione all’interno del gruppo parlamentare che sostiene la maggioranza è prevedibile, ma  non sarebbero problematiche, la maggioranza pro-indipendenza in Parlamento non è a rischio.
Calano le quotazioni sull’ipotesi
 che si prosegua con azioni volte solo a prendere tempo, che gli attendisti abbiano la meglio e che Puigdemont decida per nuove elezioni locali. Secondo alcuni osservatori, Puigdemont potrebbe trovarsi ‘costretto’ con spalle al muro dalle forze politiche che lo sostengono a dichiarare l’indipendenza e annesse elezioni per l’Assemblea costituente.

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