lunedì, Novembre 29

Catalogna: la mediazione della Chiesa per fermare l’escalation Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona, e l’abate di Montserrat, Josep Maria Soler, sono i negoziatori che la Catalogna vorrebbe usare per tentare di mediare

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In un processo di mediazione così complesso riveste un ruolo fondamentale il potere morale esercitato dal Vaticano, un potere che consiste, secondo il Professor Botrugno, “in una imparzialità che non è una mera neutralità, perché la neutralità è passiva, invece l’imparzialità consente di muoversi in nome dell’umanità e della pace”. In nome di questa imparzialità il Vaticano “potrà fare da staffetta da una parte all’altra, perché la Chiesa ha questa grande capacità di parlare con tutti”, ritiene Menor.

Il punto interessante sarà vedere se la persuasione morale si accompagnerà ad una pressione politica. Sul punto, Dario Menor è convinto che “proporre una soluzione politica non è il ruolo della Chiesa. Compito che è proprio della politica spagnola, il Presidente Rajoy avrebbe potuto dare anni fa una risposta politica dando ascolto al bisogno di cambiare la Costituzione e l’assetto della Catalogna. Se ne è cominciato a parlare almeno sei anni fa e allora vi erano partiti d’accordo con il progetto di riforma della Costituzione, ma poi non si è fatto nulla”. Anche secondo il professor Botrugno la Chiesa “alla fine si rimarrà comunque nel solco morale pur con modalità che possono essere politiche, quali l’intermediazione fra le parti per facilitare il dialogo. La Chiesa non entra in campo politico offrendo soluzioni, ma pone in essere un richiamo a grandi principi”. Se poi, in forza di tali principi, “la Chiesa riuscisse a mettere le parti sedute ad uno stesso tavolo, difficilmente Rajoy e Puidgemont, ma almeno persone nell’ambito dei rispettivi Governi, allora sarà un passo avanti”, conclude Menor.

A complicare ancora di più il quadro vi è la considerazione che anche il Vaticano non sempre marcia compatto. “Anche la Chiesa ha delle debolezze, vi sono almeno 300 sacerdoti che hanno dichiarato di appoggiare il referendum”, ricorda  Menor, sacerdoti “che hanno scritto un testo in cui, pur non dando indicazione di voto, dicevano che andare a votare era legittimo e necessario”, puntualizza il Professore.

Ma il nodo cruciale della partita risulta essere la volontà, da parte catalana, di dichiarare l’indipendenza quanto prima. Il Presidente Puidgemont, secondo quanto trapelato ieri, starebbe valutando di violare l’ordine del Tribunale e confermare l’appuntamento cruciale di lunedì 9 ottobre, che potrebbe divenire il punto di non ritorno. “La dichiarazione di indipendenza è la bomba atomica della Generalitat”, afferma Menor, “a quel punto non vi sarà la possibilità di tornare indietro e vi sarà tutta la forza democratica della Spagna che tenterà di fermare questo, anche se diventa inevitabile domandarsi a che prezzo questo avverrà, a quale prezzo di frattura sociale. E a questo punto la Chiesa difficilmente potrebbe fare qualcosa nel senso di una mediazione, perché ormai la Catalogna sarebbe definitivamente fuori dal sistema costituzionale”.
Una carta che la Chiesa potrebbe giocare”, suggerisce Botrugno, “sarebbe una dilazione dei termini per l’indipendenza”, ma, come sottolinea amaramente Dario Menor, “sarebbe una sorta di cessate il fuoco più che una pace definitiva”.

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