lunedì, Novembre 29

Catalogna: la mediazione della Chiesa per fermare l’escalation Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona, e l’abate di Montserrat, Josep Maria Soler, sono i negoziatori che la Catalogna vorrebbe usare per tentare di mediare

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Secondo il Professor Lorenzo Botrugno, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, “L’ipotesi a cui si tenta di lavorare potrebbe essere quella di un richiamo alla pace e alla concordia, la proposta di un’uscita, basata sul dialogo, da una situazione di crisi. La ratio dell’intervento della Santa Sede, infatti, è quella di facilitare il dialogo fra le parti, attraverso il tramite delle gerarchie ecclesiastiche spagnole”. Con il fine ultimo, ritiene Menor, di “evitare che noi spagnoli ci facciamo ancora più del male: negli ultimi giorni, l’indipendentismo catalano, che è un problema che dura da anni, sta causando tensioni che hanno ormai raggiunto un livello molto pericoloso, tensioni che rischiano di buttare tutto quello che si è realizzato negli ultimi quarant’anni, i migliori nella storia della Spagna dal punto di vista non solo dello sviluppo, ma anche del rispetto reciproco e della democrazia. La Chiesa sta provando a salvaguardare questo tesoro che oggi sembra così minacciato”.

Se le gerarchie ecclesiastiche spagnole si sono sinora esposte in prima persona, appare evidente come queste non abbiano potuto agire senza un supporto da parte del Vaticano. A tal proposito, il professor Botrugno ricorda come nel recente discorso pronunciato da Papa Francesco in occasione della sua visita a Bologna, “vi sia un punto che, coincidendo proprio con il giorno del referendum catalano, potrebbe essere significativo, pur non essendo un riferimento diretto , ma indiretto. Il Pontefice ha detto: «sperimentiamo una fragilità incerta e la fatica di sognare in grande, ma per favore non abbiate paura dell’unità. Le logiche particolari e nazionali non vanifichino i sogni coraggiosi dei fondatori dell’Europa unita». Questo, a mio modo di vedere, potrebbe essere un riferimento significativo”.

Ma vi è di più. Menor è convinto che l’opera di mediazione della Chiesa sia preparata e diretta dai massimi livelli del Vaticano: “sappiamo che vi è una persona con una mente molto capace, che conosce bene la Spagna e ha una grande preoccupazione per quello che sta accadendo: il cardinale Pietro Parolin, il Segretario di Stato Vaticano. Vi è senza dubbio la Segreteria Vaticana dietro le mosse dei cardinali Omella e Sierra, ogni mossa e ogni passo è stato analizzato a Roma dalla Segreteria di Stato”.
Una delle mosse più importanti, secondo Menor, ha avuto luogo proprio all’indomani del referendum, nell’incontro di lunedì 2 ottobre fra il nuovo Ambasciatore della Spagna presso la Santa Sede, Gerardo Bugallo,  il Pontefice e il Segretario Parolin. Durante quell’incontro il Papasi è detto contrario alla autodeterminazione della Catalogna perché questa è giustificabile solo per le popolazioni sottoposte a dominio coloniale”, sottolinea Menor. Parole che hanno un certo peso e sicuramente non sono dette a cuor leggero: il Vaticano è probabilmente consapevole di come un tentativo di mediazione possa far sentire la Catalogna ancora più legittimata sul piano internazionale e creare un pericoloso effetto domino nei movimenti indipendentisti sparsi in tutta Europa.

Un ulteriore elemento nell’opera conciliatrice della Chiesa può essere individuato “nella dichiarazione istituzionale della Conferenza Episcopale Spagnola, un testo molto equilibrato che parlava di rispetto delle leggi, della Costituzione, ma anche delle aspirazioni dei popoli. Un documento che parlava di dialogo ed invitava a provare a trovare una nuova sistemazione della Catalogna, ma all’interno del sistema spagnolo, all’interno della legalità”. Anche in questo caso, la benedizione delle autorità vaticane viene considerata evidente: “un testo sicuramente ispirato dalla Segreteria di Stato Vaticana”, afferma Menor.

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