sabato, Aprile 17

Catalogna: la mediazione della Chiesa per fermare l’escalation Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona, e l’abate di Montserrat, Josep Maria Soler, sono i negoziatori che la Catalogna vorrebbe usare per tentare di mediare

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A distanza di quasi una settimana dal referendum sull’indipendenza della Catalogna, rimane alta la tensione fra Governo di Madrid e autorità catalane. Il Presidente della Generalitat, Carles Puidgemont, si è detto pronto a dichiarare l’indipendenza della Catalogna da Madrid, annuncio che si riteneva potesse essere dato nella giornata di lunedì 9 ottobre, in occasione della convocazione del Parlamento catalano in seduta plenaria, con all’ordine del giorno: ‘El president de la Generalitat compareixerà davant el Ple dilluns a les 10 h per valorar els resultats i els efectes de l’1-O’, ovvero  per valutare i risultati e gli effetti del referendum di domenica 1° ottobre. La reazione dell’Esecutivo spagnolo non si è fatta attendere. Prima le ammonizioni, poi l’intervento del Tribunale. Nelle prime ore del mattino, il Primo Ministro Mariano Rajoy ha ammonito il Presidente catalano di tornare alla legalità, «rinunciare nel più breve tempo possibile» al progetto di proclamare unilateralmente l’indipendenza della Catalogna, perché questa è «la soluzione migliore» che consente di «evitare mali peggiori». A metà giornata, poi, il Tribunale costituzionale spagnolo ha deciso di sospendere la convocazione di lunedi 9 ottobre del Parlamento catalano.
Il plenum del Tribunale costituzionale, accogliendo un ricorso del Psc, il Partito socialista catalano, ha deciso di sospendere in via cautelativa la convocazione del Parlamento che avrebbe dovuto ratificare l’esito del referendum e di fatto proclamare l’indipendeza della Catalogna. La decisione del Tribunale si basa sulla «speciale importanza costituzionale» della questione e considera il ricorso del Psc come «rilevante e di generale ripercussione sociale e economica». La Corte dichiara «radicalmente nulla e senza valore effettivo alcuno» qualunque atto che sia contrario alla decisione di sospendere la seduta del Parlamento. Le conseguenze di un atto contrario alla decisione del Tribunale potrebbero essere anche penali, ha avvertito la Corte. Sia la Presidente del Parlamento, Carme Forcadell, sia Puidgemont non si sono ancora pronunciati chiaramente, ma starebbero valutando di violare l’ordine di sospensione del Tribunale.

Le parti non potrebbero essere più distanti fra loro, ma c’è qualcosa che le unisce: la comune tradizione cattolica. Una tradizione in nome della quale la Chiesa sarebbe disposta a scendere in campo per tentare un’opera di mediazione.
In prima linea vi sarebbero le principali gerarchie ecclesiastiche spagnole, ne è convinto Dario Menor, corrispondente da Roma del giornale ‘El Correo’: “La Chiesa si sta muovendo proprio in questi giorni. L’arcivescovo di Barcellona Juan José Omella ha incontrato il vicepresidente della Generalitat catalana Oriol Junqueras, il quale è sì il leader di un partito di sinistra, Esquerra Republicana de Catalunya, ma è anche un cattolico, forse non uno che va a messa tutti i giorni, ma certamente uno che non si perde neanche una domenica”, ci dice Menor.
Junqueras, prosegue Menor,  “si è visto con l’arcivescovo per tentare una mediazione. Ma si tratta di un’offerta di dialogo portata avanti da chi agisce al di fuori della legalità e della Costituzione. Quindi è giusto parlare di dialogo, ma bisogna vedere bene quali sono i punti di vista delle varie parti”.
E la posizione del Vaticano in questo caso è particolarmente importante. No a ogni atteggiamento non basato sul rispetto dellalegalità costituita e a un’autodeterminazione che non scaturisca da un processo di decolonizzazione: nonostante Papa Francesco non si sia espresso pubblicamente, sarebbe questa la posizione della Santa Sede sulle aspirazioni all’indipendenza della Catalogna, secondo quanto riferisce la rivista cattolica ‘Vida Nueva’. Nell’articolo si fa riferimento all’incontro di lunedì scorso tra Papa Francesco e il nuovo ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede, Gerardo Bugallo, nella biblioteca privata del Pontefice. Nel colloquio svoltosi dopo la cerimonia di presentazione delle credenziali, il Pontefice avrebbe spiegato al diplomatico la posizione del Vaticano, contraria alla secessione della Catalogna.
Dopo l’incontro con il Papa, Bugallo ha avuto un altro colloquio, con il Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, il quale ha sottolineato che la diplomazia vaticana sostiene iniziative di dialogo e di negoziato per ridurre la tensione e trovare soluzioni pacifiche.

Quello che sta accadendo oggi in Catalogna è un vero e proprio colpo di Stato, laddove al contrario le aspirazioni all’indipendenza dovrebbero essere convogliate all’interno dei legittimi canali della Costituzione”, afferma Menor.  L’arcivescovo di Barcellona, Omella, “si è incontrato, insieme con l’arcivescovo di Madrid, Carlos Osoro Sierra, con il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy. Nel primo incontro vi era anche un altro personaggio importante della Chiesa catalana, l’abate di Montserrat, Josep Maria Soler, che ha una forte posizione indipendentista. Omella e Soler sono i negoziatori che la Catalogna vorrebbe usare per tentare di mediare”.
Ieri, Osoro ha dichiarato di non essersi «assolutamente» impegnato a mediare tra il premier e il Presidente della Generalitat. L’arcivescovado di Madrid ha fatto questa precisazione dopo che mercoledì da Podemos avevano fatto sapere che l’arcivescovo Osoro aveva assicurato a Pablo Iglesias che avrebbe tentato di convincere Rajoy al dialogo con Puigdemont. L’incontro tra Rajoy, Omella e  Osoro, non è stato confermato nè dalla Moncloa, nè dalla conferenza episcopale. E’ un lavoro che si sta conducendo nel più assoluto riserbo, come naturale. Bocche cucite anche a Roma, negli ambienti più vicini al Vaticano, pare che la consegna sia quella di non parlare dell’argomento.

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