giovedì, Dicembre 2

Catalogna: la giustizia spagnola, con la polizia tedesca, decapita il secessionismo? L'ex-presidente della Generalitat, Carles Puigdemont (Junts per Catalunya, JxC), ha passato la sua prima notte in prigione in Germania. Quali sono state le reazioni degli altri movimenti secessionisti internazionali?

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L’ex-presidente della Generalitat, Carles Puigdemont (Junts per Catalunya, JxC), ha passato la sua prima notte in prigione in Germania. Il politico, in ritorno da un viaggio in Finlandia, era stato seguito in un piano elaborato, orchestrato dai servizi segreti spagnoli per farlo cadere in trappola in Germania dopo aver riattivato l’ euroordine d’arresto contro di lui.

Questo arresto ha provocato ieri sera una reazione popolare abbastanza grande nelle strade di Barcellona. Perché adesso? Il Belgio, il paese scelto dalla expresident per ‘l’esilio’ è stato scelto parzialmente perché non prevede nel suo codice penale il reato di ribellione, oltre ad essere uno dei paesi in che l’estradizione europea è più difficile. La Germania, d’altra parte, è molto più adatta alla giustizia spagnola e prevede questo reato.

Dopo l’arresto di la maggioranza dei leader Venerdì scorso, giustamente appena un giorno dopo dell’affrettata e fallita candidatura presidenziale di Jordi Turull, l’arresto del grande leader politico del secessionismo arriva nel momento peggiore, come ciliegina sulla torta d’un fine di settimana disastroso che lascia il movimento completamente decapitato.

Al momento, ci sono tanti leader decaduti che non c’è nessuno che possa essere delineato. Come si è visto, il giudice Pablo Llarena ha deciso di impedire a qualsiasi dei giudicati di continuare a partecipare alle istituzioni, considerando che il “colpo di stato” non è ancora terminato. Il giudice, come abbiamo visto in molte occasioni, usa la sua autorità in maniera molto aggressiva, restringendo la libertà di movimento e impedendo agli accusati, molti di loro eletti, di esercitare i loro diritti e doveri politici.

Per questo motivo, è improbabile che i consiglieri che sono ancora ‘in esilio’ –Clara Ponsatí in Scozia, Meritxell Serret, Toni Comin e Lluis Puig in Belgio siano un’opzione percorribile per esercitare la leadership politica del blocco pro-indipendenza. Il ruolo degli ex-consiglieri, che aveva senso supportando Puigdemont, è ora in dubbio. Il suo contributo possibile sarà nel contribuire a mantenere la cosiddetta “internazionalizzazione del conflitto”.

Questa internazionalizzazione non sta andando come vorrebbero. I gesti sono stati timidi in tutta Europa durante questi mesi. In generale, l’interesse internazionale nel conflitto è stato molto grande, ma nella maggior parte dei paesi è rimasto soltanto come un interesse, senza allinearsi da nessun lato. Anche quella che potrebbe essere descritta come una “grande vittoria” dell’immagine internazionale del ‘procés’, l’intervento della polizia nel referendum del 1-O, ha promosso critiche importanti alle azioni del governo centrale, ma ciò non aiuta a legittimare il progetto stesso.

I campioni di sostegno più noti sono state ovviamente le regioni nazionaliste di altri paesi europei. Indubbiamente, la più eccezionale è stata la metà fiamminga del Belgio, che si è rivolta al ‘procés’, soprattutto dopo l’arrivo di Puigdemont e dei suoi consiglieri.

Nel caso della Scozia, l’altra grande regione indipendentista all’interno dell’UE, i sostenitori dell’ indipendenza non sono andati oltre le strizzatine d’occhio, come la testata The National sul 1-O, ma quando si tratta di fornire supporto istituzionale, il primo ministro Nicola Sturgeon non è intervenuto. Con il recente arrivo nella regione britannica di Ponsatí per riprendere la sua posizione come professore presso l’Università di St. Andrews, è stata costretta a sostenere direttamente l’autodeterminazione della Catalogna, rispettando l’indipendenza della giustizia e il lavoro della polizia del suo paese.

Chi può guidare questo nuovo stadio? Una volta scartate queste opzioni, le proposte sono scarse e il tempo stringe per i sostenitori pro-indipendenza. Vecchie divisioni tra Junts per Catalunya (JxC) e Esquerra Republicana de Catalunya (ERC), che fino a due settimane fa vi erano fra loro sulla formazione del governo, sono improvvisamente scomparse, e ora le due parti devono lavorare insieme per raggiungere un governo prima dello scadere dei due mesi dopo la sessione di investitura di giovedì scorso. Al termine dei due mesi, il Parlamento sarà sciolto e verranno indette le elezioni.

L’unica possibilità sembra essere Elsa Artadi, portavoce del gruppo parlamentare JxC, che era a malapena conosciuta 6 mesi fa e vicina alla cerchia più vicina di Puigdemont. Al momento Artadi propone di tornare in principio e riprendere la via del mezzo: cambiare la legge per investire Puigdemont a distanza ed in prigione.

Anche così: ciò che è stato detto, la probabilità di questa opzione è molto limitata e in ultimo termine dovrà obbligare gli indipendentisti a fare la scelta fra rottura e sottomissione, abbandonando la posizione finora adottata di “giocare” alla “metà legittimità”, lanciata dal referendum 1-O : cioè, evitare di infrangere la legalità di Madrid ammiccando a una presunta legittimità democratica (investendo Puigdemont “in esilio”, Sanchez in carcere o imputato a Turull).

L’estrema situazione ha aperto un’altra porta, in precedenza più incerta: dubbi e segnali di solidarietà tra i partiti più moderati degli unionisti. Mentre PP e Cs rimangono sulle loro posizioni, quella del PSC (PSOE) è dubbia, e in Comú, che supporta apertamente i ‘prigionieri politici’ e che propone la formazione di un governo di alleanza tra l’indipendentista di sinistra -ERC e Cup- e non separatisti in Comú e PSC, ma che nega il supporto ad un governo di partecipare JXC, erede della tradizione destra della borghesia catalana, rappresentata dall’antica Convergència i Uniò (CiU).

Per l’ennesima volta vediamo come la giustizia spagnola è ciò che rende più veloci i tempi politici del caso catalano. Dov’è Mariano Rajoy? L’incapacità del governo spagnolo di risolvere questo problema in modo politico fa ricadere la responsabilità della soluzione sulla giustizia e questo potrebbe portare alla rottura della pace sociale nella regione, che si avvicina ad un punto di non ritorno. La situazione del blocco indipendentista continuerà ad aumentare la sua legittimità nell’opinione pubblica catalana e in ampi settori più moderati del resto della Spagna e dell’ Europa. Nessun cambiamento nella sostanza, ma un altro passo incerto nella crisi catalana.

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