lunedì, Aprile 19

Catalogna: la fuga delle banche avvicina l’Indipendenza? Ne parliamo con l'analista economico e direttore dell'Istituto Juan de Marian, Juan Ramón Rallo

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L’appuntamento di oggi di Carles Puigdmeont, Presidente della Generalitat della Catalogna, al Parlamento regionale non è solo una chiave di volta per il futuro politico catalano, ma quanto asserito questa sera avrà forse dei risvolti economici importanti sia per la Catalogna che per l’intero Paese spagnolo.
La fuga delle banche e delle imprese dalla regione a seguito della crisi post 1-O è infatti un elemento cardine per capire quale sia l’attuale situazione economico-finanziaria catalana, e quali potrebbero essere le conseguenze a breve termine se la Catalogna oggi dichiarasse l’indipendenza.
Di fatto, il Governo spagnolo ha approvato un decreto legge che facilita le banche e le aziende nel trasferire la propria sede legale. Suddetto decreto prevede, infatti, il via libera per aziende e banche (eccetto quelle dallo statuto particolare) nella manovra di trasferimento delle sedi, senza dover ottenere il consenso quindi dell’assemblea degli azionisti. Per poter trasferire le sedi basterà loro ottenere il consenso del Consiglio di Amministrazione.
Il decreto, forse ‘strategico’, approvato da Madrid ha inevitabilmente scatenato numerose proteste. Tant’è vero che lo scorso 6 ottobre Oriol Junqueras, Vice Presidente del Governo regionale di Barcellona, ha puntato il dito contro il Governo spagnolo, accusandolo di esercitare pressioni sulle banche catalane affinchè queste spostino le rispettive sedi al di fuori della Catalogna, facendo quindi uno stretto riferimento al decreto approvato che facilita questi trasferimenti.
A questo punto è necessario, però, precisare che gli spostamenti decisi dalle diverse banche e imprese in questione sono temporanei e non comportano lo spostamento delle loro attività operative.
Le giustificazioni date dalle banche e imprese che hanno deciso di adottare questo procedimento di allontanamento rientrano nella maggior parte dei casi nell’intenzione di evitare conseguenze negative sulle loro attività di fronte a una secessione catalana. Ad esempio, Gas Natural, multinazionale del settore energetico, ha dichiarato che le nuove sedi permarranno tali fin quando l’instabilità socio-politica catalana continuerà, aggiungendo che l’obiettivo della manovra di trasferimento è quello di garantire il normale funzionamento dell’azienda, e di proteggere gli interessi della stessa, dei suoi clienti, dei suoi dipendenti, creditori e azionisti.
Anche se si parla di una vera e propria ‘fuga’ da parte di banche e imprese, alcune multinazionali hanno invece deciso di rimanere in Catalogna, come ad esempio la Griflos, multinazionale europea della farmaceutica e della chimica.
Ciò nonostante, sono in molte ad aver deciso di ‘scappare’ dalla Catalogna.
Per quanto riguarda le banche, ad esempio, Banco Mediolanum ha deciso di spostare la sua sede da Barcellona a Valencia, seguendo – a quanto dichiarato – logiche economiche e commerciali e per rimanere più vicina alla Banca Centrale Europea. La Fondazione bancaria La Caixa ha comunicato lo spostamento della sua sede legale e quella di CriteriaCaixa – società di cui è azionista – da Barcellona a Palma di Maiorca, fino a quando lo scenario catalano non si ristabilisce. La CaixaBank, prima banca catalana e terza banca del Paese, ha deciso invece di trasferire la sua sede a Valencia.
Mentre, Banco Sabadell  -quinta banca spagnola- è stato il primo istituto bancario ad aver comunicato il suo trasferimento. Ha, infatti, ufficializzato giovedì scorso la sua decisione di spostare la propria sede fiscale nella città di Alicante, dove per altro mantiene ulteriori centri operativi.
Per quanto riguarda, invece, le imprese che hanno deciso di intraprendere lo stesso percorso, è degna di nota la sopracitata multinazionale Gas Natural Fenosa. Quest’ultima si sposterà provvisoriamente da Barcellona a Madrid, almeno fin quando non si saranno calmate le acque nella regione. Il trasferimento del colosso energetico non è da sottovalutare, in quanto conta 23 milioni di clienti in oltre 30 Paesi, tra cui in particolare modo in America Latina. Anche l’impresa edile e dei trasporti Abertis sta riflettendo se adottar la stessa procedura, mentre la Sociedad General de Aguas de Barcellona ha reso nota la sua intenzione di trasferirsi nella capitale spagnola.
Si aggiungono alla lista altre imprese, tra cui Oryzon – impresa biotecnologica – , Dogi – impresa tessile – , Eurona – impresa tecnologica – , Policlinic – azienda di distribuzione di materiale odontoiatrico – e la stessa Eurona Wireless Telecom – telecomunicazioni.
Anche la famosa ditta di spumante Cava si aggiunge alla lista e cerca anch’essa di scappare dalla Catalogna.
I marchi tedeschi, come Volkswagen, Bayer e Lidl, hanno dichiarato di voler lasciare la regione qualora il Presidente Puigdemont decidesse di optare per la DIU. Infatti, il gruppo Volkswagen Seat, a seguito del referendum del 1-O ha ricevuto l’ordine di bloccare la produzione e di cercare un piano alternativo, il quale sembra essere il trasferimento della stessa produzione nella città di Pamplona.

I trasferimenti degli istituti bancari e delle imprese sono un’arma a doppio taglio, in quanto non sono solo delle manovre dagli importanti risvolti economici e fiscali – sempre se il trasferimento da provvisorio diventasse definitivo – , ma hanno un importante significato simbolico. Infatti, molte delle aziende e banche citate hanno delle forti radici nella regione, e un loro trasferimento – sia a breve che a lungo termine – avrebbe di certo un forte impatto retorico, vista la loro longeva presenza in Catalogna.
La ‘fuga’  ha destato la preoccupazione del Fondo Monetario Internazionale, il quale ha lanciato un vero e proprio allarme sulla situazione catalana. Il contesto attuale, secondo quanto sostiene l’FMI, screditerebbe la regione agli occhi degli investitori, in quanto rappresenterebbe un’area instabile e quindi rischiosa. Se l’incertezza socio-politica nella regione continuerà a persistere, e con essa la fuga di imprese e banche, si verrebbero quindi a creare degli enormi rischi economici per la regione, nonostante le attuali prospettive economiche positive.
Le agenzie di rating non sembrano neanche loro entusiaste riguardo l’indipendenza della Catalogna. Ad esempio, l’agenzia di rating Moody’s prevede delle enormi conseguenze negative in termini di credito per gli emittenti di obbligazioni in Spagna e nella stessa regione catalana. L’indipendenza comporterebbe per la Catalogna grandi difficoltà per accedere ai mercati finanziari, oltre ai numerosi rischi operativi. Per quanto riguarda Madrid, invece, secondo l’agenzia rating, l’indipendenza non comporterebbe alcun cambiamento della sua immagine agli occhi degli investitori e manterrebbe la stessa forza di credito attuale.

Abbiamo intervistato Juan Ramón Rallo, analista economico per ‘esRadio‘, ‘La Sexta Noche‘ y ‘Espejo Público‘ e direttore dell’Istituto Juan de Marian, per approfondire l’analisi economico-finanziaria di una Catalogna indipendente in relazione all’attuale ‘fuga’ di banche e imprese dalla regione.

Il trasferimento delle sedi da parte delle banche, ma anche di imprese (acqua, gas, etc..) si tratta di una situazione provvisoria, secondo lei?
Dipenderà tutto dal percorso che la Generalitat deciderà di intraprendere. Qualora si verificasse una dichiarazione unilaterale dell’indipendenza, e quindi una conseguente rottura dei rapporti con la Spagna, non si tratterebbe più di un cambio provvisorio, dal momento che queste imprese hanno la necessità di continuare a ripararsi sotto ‘l’ombrello’ dell’Unione Europea, e la Catalogna – indipendente – ne rimarrebbe fuori per molti anni.

Quali sarebbero le conseguenze economiche immediate per un’eventuale Catalogna indipendente? Quali invece quelle a lungo termine?
Le conseguenze a breve termine sarebbero negative, sia per la Catalogna che per la Spagna, in particolar modo se ci sarà una dichiarazione unilaterale di indipendenza. A lungo termine, una volta stabilizzata la situazione, qualora lo Stato catalano decidesse di adottare istituzioni inclusive che promuovono la crescita economica, il risultato potrebbe essere del tutto positivo.

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