venerdì, Aprile 16

Catalogna: fra ipotesi di asilo politico e Tabarnexit Theo Fracken ha espresso la disponibilità del Belgio, poi smentita, di dare asilo politico a Puigdemont. Dall’altro lato, c’è chi si prepara a un’inaspettata contro-secessione

0

Si è detto parecchie volte in questo ultimo mese, ma forse questa è quella buona: sono ore decisive nella soluzione della questione catalana. Dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte di Carles Puigdemont, e la conseguente e immediata applicazione dell’articolo 155 da parte di Mariano Rajoy, entrambe avvenute venerdì scorso, oggi potrebbe essere una giornata decisiva per capire, con un certo margine di sicurezza, quale sarà il destino della Catalogna.

Allo stato dell’arte, la sospensione momentanea dell’autonomia della Catalogna, il cui governo è stato affidato  alla vice di Rajoy, Soraya Sainz de Santamaria, sembra far propendere verso una sconfitta degli indipendentisti, ma, come diceva Yogi Berra, un grande maestro americano di baseball: «non è finita finché non è finita». Oggi quindi ci chiediamo: quali potrebbero essere le conseguenze politiche più estreme dei due alternativi esiti della questione catalana?

Come già detto, l’opzione al momento più probabile sembra essere quella di una sconfitta di quello che ormai è, a tutti gli effetti, l’ex Presidente della Catalogna Puigdemont, le cui azioni, verosimilmente, costeranno a lui e ai Ministri del suo Governo pesanti prezzi con la Giustizia spagnola. Secondo la legge spagnola, infatti, chi si macchia del reato di attentare alla sicurezza e all’unità del Regno rischia pene fino a 30 anni di reclusione e si era da subito ventilata l’ipotesi di un arresto del leader indipendentista.

Tuttavia, nelle ultime ore questa ipotesi si va via via raffreddando per evitare di gettare ulteriore benzina su una situazione già molto delicata. Ci saranno comunque ripercussioni giudiziarie e l’ex Governo catalano ha incassato un (più o meno) inaspettato appoggio dall’estero: il Ministro dell’Immigrazione belga Theo Francken, infatti, si è dichiarato disponibile a offrire asilo politico ai leader indipendentisti, alla cui causa non ha mai nascosto la propria simpatia. Questa dichiarazione è stata immediatamente smentita e disconosciuta dal Governo del Belgio, che ha negato questa eventualità, non essendo nel proprio interesse complicare i rapporti con lo Stato spagnolo. Come mai, però, Francken si è spinto a fare queste dichiarazioni?

Theo Francken è infatti membro dell’Alleanza Neo-Fiamminga (Nieuw-Vlaamse Alliantie, NVA, in fiammingo), un partito di centrodestra che combatte una battaglia molto simile a quella portata avanti dal fronte indipendentista catalano: quella dell’indipendenza delle Fiandre dal Belgio, volendo però rimanere all’interno dell’Unione Europea. Francken e il suo partito non hanno mai nascosto il loro sostegno alla causa catalana, avendo negli ultimi mesi sostenuto con forza il diritto del Parlamento della Catalogna a indire il famigerato referendum dell’1 ottobre. Il leader del NVA, Bart de Wever, in occasione del referendum, aveva infatti condannato pubblicamente il comportamento dello Stato spagnolo, colpevole di aver soffocato la volontà del popolo catalano di esprimersi democraticamente, e aveva dichiarato sua ferma intenzione quella di impegnarsi affinché il Parlamento Belga si facesse promotore in sede Europea di favorire una mediazione fra le due parti in causa, poiché è inaccettabile che in Europa uno Stato usi violenza verso i suoi cittadini.

Pertanto, catalani e fiamminghi combattono una battaglia per certi versi perfettamente coincidente e non deve quindi stupire una così netta, benché diplomaticamente molto avventata, dichiarazione in favore dell’asilo politico di un esponente di primo piano del NVA. Lo stesso Francken, inoltre, non è nuovo a mettere in imbarazzo il proprio Governo e il proprio Partito: qualche tempo fa emersero delle immagini che testimoniavano la presenza dell’odierno Ministro dell’Immigrazione alla festa dei novant’anni di Bob Maes, un noto simpatizzante nazista e leader di un movimento di estrema destra. Francken giustificò la sua presenza sostenendo che Maes avesse concluso la sua carriera politica nel NVA e che pertanto la sua presenza alla celebrazione fosse dovuta a motivi, per così dire, istituzionali, aggiungendo che si era fatto troppo rumore per il compleanno di un novantenne.

Ma questo è qualcosa più di un compleanno. Questo indica come il sentimento per l’indipendenza fiamminga sia perlopiù orientato politicamente a destra, forse ‘troppo’ a destra, laddove l’indipendentismo catalano ha assunto una dimensione più ‘laica’. Come giustificherebbero i leader indipendentisti ai propri sostenitori il fatto di aver ottenuto asilo politico da esponenti di estrema destra, quando una delle accuse rivolte allo Stato centrale spagnolo era proprio quella di essere uno Stato franchista?

Per quanto riguarda invece l’esito, al momento difficilmente pronosticabile, favorevole all’indipendenza catalana, potrebbe prendere piede una reazione paradossale. Da qualche tempo è nata a Barcellona una piattaforma, certo largamente minoritaria, che sostiene una proposta molto curiosa: la ‘Plataforma Barcelona is not Catalonia – por la Autonomia de Barcelona’ ha da questo giugno lanciato la parola ‘Tabarnexit’. Di cosa si tratta? Questa parola ricalca una delle parole più importanti del dibattito politico degli ultimi due anni e in particolare del 2016, ossia ‘Brexit’ che indica l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Allo stesso modo, questa parola nasce dalla crasi fra la parola ‘exit’ e la parola ‘Tabarnia’, a sua volta parola nata per indicare il territorio che corrisponde alla Tarragona (‘Ta-) e alla zona di Barcellona (-bar’).

Questa piattaforma, infatti, si pone come obiettivo quello di promuovere un referendum, da tenere nel 2019, per la secessione della Tabarnia dall’eventuale Repubblica di Catalogna e la sua annessione al Regno di Spagna, dimostrando, se non altro, la volontà di porre rimedio al problema con largo anticipo. Questa proposta è motivata da ragioni politiche, culturali ed economiche, proprio sulla falsariga della propaganda catalana: sostengono infatti che l’indipendentismo catalano non sarebbe un sentimento appartenente all’area urbana della Catalogna, ma più alla sua provincia; nell’area della Tabarnia, inoltre, vigerebbe un perfetto bilinguismo, con una certa e non trascurabile prevalenza del castigliano sul catalano; infine, un’uscita della Catalogna dalla Spagna causerebbe alla Tabarnia delle pesantissime ripercussioni economiche, essendo questa la zona più fiorente e ricca dell’intera area catalana. Ironia della sorte, sono le stesse ragioni, mutate di segno, che hanno spinto molti catalani a scendere nelle piazze con la bandiera stellata e al grido di ‘Visca Catalunya’. E non è escluso, inoltre, che questa battaglia continui anche in caso di fallimento dell’indipendenza catalana, per creare in ogni caso una nuova comunità autonoma o per far passare la Tabarnia sotto il controllo di un’altra comunità che non sia la Catalogna, per proteggere gli abitanti di quest’area da eventuali ritorni di fiamma del sentimento indipendentista.

Potrebbero essere ore decisive per il destino della Catalogna. Il presente è incerto e il futuro ancor di più. Quello che è certo è che, fra ipotesi di asilo politico e ulteriori secessioni, il problema è di tutt’altro che facile soluzione.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->