giovedì, Settembre 16

Catalogna, fattore decisivo: la resistenza dei dipendenti della Pubblica Amministrazione I dipendenti della PA saranno gli artefici di una resistenza alle scelte di policy decise a Madrid per Barcellona?

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Con Josep Llui’s Trapero dei Mossos d’Esquadra destituito e accusato di sedizione, e Puigdemont che sarà accusato di ribellione e forse arrestato, in teoria il Governo di Madrid dovrebbe avere gioco facile. Della serie, bene, ora il giochetto e lo scherzetto (senza nessun dolcetto) è finito, adesso si fa sul serio e si ripristina lo status quo. In apparenza. Perché le centinaia di migliaia di persone che venerdì pomeriggio hanno festeggiato in piazza (o meglio, nelle piazze: le tante di Barcellona, Girona, Lleida, Tarragona, ma anche quelle dei più piccoli comuni montani pirenaici) e sostituito la bandiera spagnola issata sul terrazzo della Generalitat e del Parlament con un’altra catalana (lasciando malgrado tutto quella dell’Unione Europea), non scherzano e fanno sul serio. E per l’ennesima volta è sempre la volontà maggiore che si esprime, quella che si tende a non considerare. Anche se ancora può sembrare assurdo o incredibile ai più e a coloro che sono informati dai media italiani (ma ugualmente accade dovunque), la maggior parte della popolazione catalana l’indipendenza la vuole sul serio. Magari non reggerà ai contraccolpi che sicuramente verranno sferrati da Madrid, ci sta, ma certamente è conscia di ciò che vuole.
Se si dovesse giocare una nuova partita a scacchi Saenz de Santamaria-Puigdemont, forse il fattore tempo tornerà ad essere decisivo. E con la variabile incontrollabile per definizione, quella spontanea popolare, che davvero, ora piùche mai, potrà giocare come perno decisivo.
Puigdemont, che per Madrid è  -stranamente- ricandidabile alle elezioni del 21 dicembre indette da Madrid per la Catalogna (ma allora, lo arrestate o no? E se lo arrestate e si vuole ricandidare, lo liberate? E come fate a ricandidare uno che avete accusato di ribellione e che rischia, da destituito dei suoi poteri e secondo il sistema giudiziario spagnolo, 30 anni di carcere?) parla aTV3‘ (ancora in bilico sull’essere bloccata come emittente) senza alcuna bandiera spagnola alle spalle (anche qui, solo quella catalana ed europea, malgrado tutto) di quelle che in italiano possiamo definire le tre P: pazienza, perseveranza e prospettiva. Pazienza, perché sa benissimo che ce ne vorrà tanta; perseveranza, perché, come a scacchi, se ti fermi e non reagisci, sei perduto e devi insistere; prospettiva, perché è solo il futuro che secondo lui scriverà la pagina più importante di questa storia. Su una cosa sicuramente avrà ragione. Gli eventi saranno ben più lunghi di quanto non appaia adesso.

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Sull'autore

Politologo docente presso l'Università di Sassari, esperto di indipendentismo, di partiti etnoregionalisti europei, soprattutto sardo e bretone, anche in prospettiva comparata, autore di svariate pubblicazioni con attenzione particolare per l'indipendentismo sardo.

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