domenica, Luglio 25

Catalogna e lo scenario delle elezioni del 21 dicembre Analisi del prossimo voto con Daniela Giannetti, docente di scienze politiche dell’Università di Bologna

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A soli tre giorni dalla dichiarazione di indipendenza, la ‘Repubblica’ catalana che ne rimane sembra dover già affrontare le prime difficoltà politiche interne. Mariano Rajoy, capo di Stato spagnolo, dopo la plenaria al senato e l’autorizzazione al Governo centrale di attivare le misure consone allart.155 della Costituzione spagnola, ha assunto le competenze del ‘Presidente’ della Generalitat catalana e ha firmato il decreto – entrato in vigore questo sabato – volto a sciogliere il Parlamento e a convocare nuove elezioni previste per il prossimo 21 dicembre. Sono proprio quest’ultime ad aver messo in crisi il fronte politico indipendentista catalano, e con sé tutto l’organigramma politico dei partiti. Oggi, Carles Puigdmeont, ex-Presidente della Generalitat, e altri membri del Governo sciolto, si trovano in Belgio e questa sera si pronunceranno in occasione di un’apparizione pubblica congiunta. Secondo alcune fonti del Ministero interno spagnolo, la loro presenza in Belgio non preoccupa l’Esecutivo, al quale interessava invece che fossero assenti dal Palau della Generalitat in questi giorni di confusione.

Sembra, tuttavia, che il conto alla rovescia in Catalogna sia iniziato, e tra meno di 54 giorni inizieranno i comizi – secondo quanto prevde la Ley Orgànica del Regimen Electoral general (Lorgeg) – cui, sinora, non è chiaro in via definitiva quali partiti vi parteciperanno e sotto quale forma.

L’articolo 44 della Loreg indica, infatti, che tutti quei partiti che intendono presentarsi sotto una coalizione, devono comunicarlo alla Junta Electoral nei 10 giorni successivi alla convocazione – elezioni convocate il 28 ottobre -, e quindi entro il 7 novembre. Dunque, entro il prossimo mercoledì le diverse alleanze, coalizioni o partiti dovranno decidere se partecipare alle elezioni, o no, e, qualora decidessero di presentarsi, dovranno decidere se farlo uniti, o separatamente.

Come emerge dai principali quotidiani spagnoli, è in corso un intenso dibattito tra i diversi partiti indipendentisti, e non, su quale decisione prendere in vista delle prossime elezioni. Da un lato l’ERC – Esquerra Republicana de Catalunya – , e il PDeCAT – Partido Democratico e Catalunya – stanno cercando di venirne a capo, e di salvare la coalizione cardine della secessione catalana, Junts pel Sì, dall’altro il partito Podemos sta affrontando una profonda spaccatura interna che rischia di tagliare fuori dai giochi l’intero partito. La stessa CUP – Candidatura d’Unitat Popular – sembra che si pronunci in maniera ambigua, segno che non è stata ancora presa una decisione definitiva riguardo al 21 dicembre.

Prendendo atto dell’attuale confusione all’interno dello scenario politico catalano, abbiamo cercato di analizzare insieme a Daniela Giannetti, docente di scienze politiche presso l’Università di Bologna, le diverse reazioni all’interno dell’attuale scenario politico catalano.

Visti gli ultimi risvolti politici in Catalogna, da un lato l’indipendenza dall’altro elezioni previste per il 21 dicembre, come descriverebbe l’attuale situazione politica in Spagna e in Catalogna a livello di partiti?

Nel congresso spagnolo anche se il numero di partiti è relativamente alto perché include i grandi partiti spagnoli e molti partiti regionalisti, sono i grandi partiti nazionali a dominare. Il grado di pluralismo in Catalogna è maggiore, visto che insieme ai partiti nazionali convivono i partiti locali. Lo spazio politico è decisamente definito da due dimensioni di conflitto politico, che sono la dimensione sinistra destra in senso economico e la dimensione ispanico-catalana, che gli ultimi avvenimenti hanno portato in primo piano. Le posizioni dei partiti si erano andate polarizzando lungo un asse che vedeva da un lato il coniugarsi della sinistra con le posizioni indipendentiste e dall’altro la destra con le posizioni nazionaliste ( pro-Spagna ).
A partire dalle elezioni regionali del settembre 2015, in Catalogna sembrano assolutamente prevalere le dimensioni unionismo-indipendentismo. In occasione di quelle elezioni si è formata l’alleanza Junts per Sì, che riunisce partiti indipendentisti di sinistra, di destra e di estrazione cristiano-democratica. Su posizioni indipendentiste si colloca anche la formazione di sinistra Candidatura d’Unitat Popular–Crida Constituent. Su posizioni unioniste troviamo invece il Partito popolare e il Partito socialista catalani (anche se quest’ultimo è più aperto al federalismo).

In che modo ha reagito Junts pel Si? E come pensa si stia organizzando?

Le componenti di Junts pel Sì stanno decidendo se partecipare o meno alle elezioni spagnole anticipate (PDeCAT lo farà). Probabilmente parteciperanno, chiedendo ai catalani di interpretare le elezioni spagnole come un plebiscito a favore dell’indipendenza.

ERC e PDeCAT, in merito alle elezioni del 21 dicembre stanno vivendo un vero e proprio dilemma. Ci può spiegare perché e come pensa che si riorganizzeranno entrambi?

Per entrambi il conflitto è tra posizioni più moderate in economia (socialdemocratico l’ERC e liberale il PDeCAT) e l’estremismo dell’istanza indipendentista. Per entrambi, partecipare alle elezioni significa stare al gioco di Rajoy. Ma partecipare alle elezioni dà anche una grande opportunità per mobilitare i catalani pro-indipendenza.

Quali sono e soluzioni possibili? Dovremmo dire forse addio a Junts pel Si?

E’ difficile prevedere come si evolverà la situazione perché qui non stiamo parlando di partiti tradizionali e in qualche modo stabili ma di aggregazioni funzionali a una tornata elettorale decisiva.

Qual è, invece, la posizione del PSOE e del PSC?

Questi partiti hanno un’identità assai più riconoscibile, benché duale, per il loro connotato sia ispanico che catalano. Il PSOE per il momento si è posto come partito dello stato (appoggio alla procedura dell’art. 155), anche se intende (dal 2013) avviare un processo di riforma costituzionale che trasformi la Spagna in un vero e proprio stato federale. Il problema per il PSOE, data questa posizione unionista, sarà evitare di perdere voti non tanto in Catalogna, ma in altre aree della Spagna dove potrebbero innescarsi processi secessionisti simili a quello catalano. Il PSC è ancora in una posizione di attesa e i suoi dirigenti sono divisi.

Il partito Podemos sta affrontando, invece, una vera e propria spaccatura al suo interno. Ci può spiegare bene perché e in che modo, secondo lei, farà fronte a questa nuova situazione politica?Come si riorganizzerà Podemos secondo lei?

Podemos, che ha ottenuto molti voti in Catalogna alle passate elezioni, ha denunciato l’applicazione dell’art. 155 come un golpe.Ma allo stesso tempo ha etichettato come illegittima la dichiarazione di indipendenza. Propone un referendum ‘pactado’. Sostanzialmente, Podemos (che non ha l’organizzazione di un partito tradizionale) sta cercando di non compromettersi né in Catalogna né a livello nazionale (cioè in altre aree della Spagna dove le posizioni unioniste sono prevalenti).

Il PP, invece, come sta reagendo a questo nuovo scenario?E’ forse il partito che ne è esce intatto e forse rinforzato? Alcuni sostengono che il PP otterrà una certa vittoria, lei crede sia così?

Se dovesse vincere la sua scommessa (cioè le elezioni anticipate), Rajoy potrebbe trarre enormi vantaggi dalla questione catalana. Potrebbe infatti apparire come l’interlocutore più credibile per gli spagnoli unionisti, anche ai danni del PSOE.

Grandi manifestazioni di gioia da parte dei catalani indipendentisti venerdì, mentre ieri una altrettanto grande manifestazione da parte dei catalani unionisti. Siamo per caso di fronte a un Paese letteralmente spaccato in due? Come pensa sia cambiata la Catalogna in termini di elettorato?

E’ difficile esprimersi su questo aspetto, ma io credo che ci troviamo in una situazione dove la polarizzazione diviene sempre più evidente.

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