domenica, Aprile 18

Catalogna e la voglia ‘forte’ di indipendenza Intervista alla professoressa Paola Lo Cascio, docente di storia contemporanea preso l’Universitat de Barcelona

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Mancano ormai 5 giorni al referendum per l’indipendenza della Catalogna. Il Paese sta affrontando una fase decisamente difficile, dove tumulti sociali e ‘battibecchi’ politici innescano nella regione catalana e in tutto il Paese un clima alquanto teso. In un articolo riportato da El Paìs oggi, questa notte il presidente catalano, Carles Puigdemont, avrebbe assicurato che, se vincerà il Sì, aprirà un periodo di transizione per dialogare con Madrid e l’Unione Europea.

Il Tribunale Costituzionale iberico ha di fatto sospeso la consultazione referendaria, ciò nonostante – riporta El Paìs – la portavoce del Junt pel Sì, Marta Rovira, de Esquerra Republicana de Catalunya, ha confermato oggi che sono state inviate le notifiche ai membri che faranno parte della ‘mesas electorales’ previste in occasione del referendum di questa domenica. A tal proposito è doveroso ricordare che la scorsa settimana la guardia Civil ha sequestrato più di 45’000 carte destinate a notificare i membri del referendum. Rovira ha, inoltre, affermato che le notifiche previste non sono ancora state inviate tutte – sono previsti 55’000 membri alle ‘mesas electorales’ della consultazione.

A confermare la tensione dilagante nel Paese iberico è la dichiarazione del procuratore capo spagnolo, Josè Manuel Maza, secondo la quale l’arresto del presidente catalano Puigdemont sarebbe un’ipotesi da non escludere. Ciò nonostante, il presidente indy sembra non voler compiere alcun passo indietro, tant’è che in un’intervista riportata da ‘La Vanguardia’ ha dichiarato che il suo arresto non rappresenterebbe una buona idea.  Il leader ha, inoltre, confermato quello che i catalani sperano da tempo: il referendum, nonostante gli ostacoli e le minacce, si farà.

Ma cos’è che ha portato il movimento indipendentista catalano a volere così fermamente l’indipendenza? Come si è andato ricostruendo nel corso della storia e in che modo ha raggiunto così tanta determinazione e vigore oggi?

Abbiamo intervistato la professoressa Paola Lo Cascio, docente di storia contemporanea preso l’Universitat de Barcelona, per ripercorrere il percorso storico del movimento indipendentista catalano, dalle origini fino ad oggi.

 

Il movimento di indipendenza catalana, come si è andato strutturando nel corso della sua storia?

Nell’ambito del più ampio movimento del ‘catalanismo’ politico, l’indipendentismo è stato storicamente minoritario. Anzi, fino agli anni Trenta, di fatto, non esiste una ‘variante’ indipendentista all’interno delle diverse correnti ‘catalaniste’ sorte a partire dalla fine dell’Ottocento. Il ‘catalanismo’ è stato sempre autonomista e federalista. All’inizio del Novecento l’egemonia apparterrà alla Lliga Regionalista – partito di destra che conquistò le prime istituzioni di Governo, che costituirà la Mancomunitat, a seguito della fusione delle amministrazioni provinciali, nel 1913. Dopo la dittatura di Primo de Rivera e l’avvento della Repubblica, invece, il partito piú forte del ‘catalanismo’ politico sarà la Esquerra Republicana de Catalunya, ERC,  la quale sorse dalla fusione di diverse componenti nazionaliste e federaliste. Uno dei gruppi che confluirà nell’ERC è Estat Català – da dove proveniva il primo presidente de la Generalitat dell’epoca contemporanea, Francesc Macià -, ed è un gruppo di certo indipendentista. Ciò nonostante, prevarrà ancora la via autonomista e repubblicana. Negli anni Sessanta sorgeranno altri gruppi indipendentisti, come il Partito Socialista d’Alliberament Nacional – sulla scia del guevarismo antimperialista -, ma il movimento indipendentista catalano rimarrà, comunque, un impulso minoritario. Dagli anni Novanta in poi, l’ERC verrà rinnovata tramite molti quadri politici provenienti dall’indipendentismo di sinistra, e adotterà esplicitamente l’indipendenza nel suo programma.

Che forme ha avuto e come è arrivato ad essere un movimento così ‘forte’?

Fino a dieci anni fa, tutti i sondaggi rilevavano poco più di un 15% di consensi all’ipotesi di una Catalogna indipendente. E da un punto di vista elettorale, l’ERC – con dei consensi piuttosto altalenanti –, era il terzo partito, dietro ai nazionalisti conservatori ed autonomisti di Convergència i Unió, e al Partito Socialista. Le cause della crescita vanno cercate in molti fattori interni ed esterni.

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