giovedì, Settembre 16

Catalogna: da Macià a Puigdemont Sono passati novant'anni dalla proclamazione della Prima Repubblica Catalana da parte di Francesc Macià

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Il 14 aprile 1931, davanti a migliaia di persone che piangevano di emozione o ridevano di gioia, Francesc Macià pronunciò alcune frasi storiche dal balcone del Palau de la Generalitat, in Plaça Sant Jaume, a Barcellona: «Io proclamo lo Stato catalano, che con tutta cordialità cercheremo di integrare alla Federazione delle Repubbliche Iberiche. Viene formato il governo della Repubblica Catalana … pronto a difendere le libertà del popolo catalano e a morire per loro».

Sono finiti i molti anni di lotte; la rottura del colonnello Macià con l’Esercito spagnolo dopo che i militari avevano fatto saltare in aria le redazioni dei giornali ‘El Cucut‘ e ‘La Veu de Catalunya‘; l’ingresso di Macià in politica, a capo di una lista promossa dai contadini delle terre di Segarra; le dimissioni da deputato, vista l’assoluta inefficacia delle Cortes spagnole; il suo sostegno ai movimenti sindacali, che raggiunsero, dopo il duro sciopero del 1919, la giornata di otto ore; la creazione, nel luglio 1922, dello Stato catalano, il terzo partito politico chiaramente separatista in Europa, dopo lo Sinn Fein e il Partit Nacionalista Basc; il volo via mare, da Llançà a Cervera, a remi, per evitare la prigionia; l’esilio a Parigi, e poi a Bruxelles; i vari tentativi di organizzare un attacco alla dittatura di Primo de Rivera, uno dei quali fallito per la denuncia di un nipote garibaldino prima di attraversare i Pirenei; processi, detenzioni, rimpatri clandestini ed espulsioni dal Paese; viaggio lampo in Unione Sovietica e un lungo viaggio attraverso l’America Latina, alla ricerca di appoggio e alleanze; le sofferenze dovute alla disunione dei catalanistas e alla slealtà di alcuni presunti collaboratori.
Poi, le dimissioni di Primo de Rivera, la caduta della dittatura di Spagna e l’esilio di Alfonso XIIIportarono alla ripresa della democrazia: il trionfante ritorno di Macià in Catalogna; la preparazione in poco tempo per una candidatura alle elezioni municipali e una vittoria inaspettata per il nuovo partito che aveva riunito la maggior parte delle forze catalaniste di sinistra.

Quasi contemporaneamente alla Repubblica Catalana, nacque la Repubblica Spagnola; il suo Presidente, Niceto Alaclá Zamora, avvertì Macià che doveva essere compiuto un gesto, una ritirata significativa per contenere i militari. La guardia civile e un battaglione di fanteria avevano occupato Gernika, nei Paesi Baschi, e si stavano preparando a mobilitarsi contro la Catalogna. Tre ministri catalani si sono recati a Madrid per calmare le acque e cercare di negoziare un accordo. Sono tornati con la promessa di uno Statuto di Autonomia, che in pratica è stato ritardato di un anno e alla fine è stato gravemente mutilato; si è persa una magnifica opportunità per raggiungere un accordo di libera associazione tra il popolo catalano e spagnolo. Macià cedette per evitare uno scontro armato che sarebbe finito male, come dimostrò la guerra civile dal 1936 in poi.

La lotta per i propri ideali, il fervore popolare, la delusione per una certa slealtà, la proclamazione della Repubblica, la ritirata per evitare spargimenti di sangue, l’esilio, il riconoscimento internazionale … quante somiglianze tra le avventure della vita di Francesc Macià e quella di Carles Puigdemont.
Verrà il giorno in cui i conflitti territoriali potranno essere risolti democraticamente e non con la forza delle armi e minacce militari?
La Catalogna
, popolo millenario, se lo merita.

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Sull'autore

Docente della Universitat de Vic, Departament d'Economia i Empresa

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