lunedì, Settembre 27

Catalogna, da Carlos a Jordi: via Puigdemont, in scena Sanchez, forse Di fronte all’impossibilità di una investitura a Presidente della Generalitat del latitante Puigdemont, si attendono coups de théâtre e diversivi in punta di diritto

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Torrent può considerare nulla la misura adottata dalla Corte, la quale ieri ha avvisato lui e tutto l’Ufficio di Presidenza delle conseguenze legali alle quali andrebbero incontro se ignorassero la decisione della Corte -investitura solo se il candidato Presidente alla Generalitat è presente in Aula.
Altresì, Torrent può posporre la sessione fino alla decisione definitiva della Corte, o aprire comunque il dibattito per poi sospenderlo immediatamente; infine, respingere le decisioni della Corte per motivi politici ed entrare in una situazione di disobbedienza giuridica, portando avanti il dibattito con tutte le prevedibili conseguenze legali del caso.

Secondo ‘La Vanguardia una possibile alternativa che starebbe prendendo corpo è quella che Torrent possa delegare ai membri del Parlamento la decisione se procedere o meno all’investitura di Puigdemont assente dall’Aula. Una soluzione che non lo metterebbe comunque davvero al riparo dell’accusa di non aver rispettato i provvedimenti della Corte Costituzione. Soluzione, per altro, che potrebbe essere impugnata da Ciutadans, dai socialisti del PSC e dai popolari del PP catalano (la minoranza in Parlamento), ma che potrebbe trovare il favore di tutte le forze indipendentiste che a questo punto potrebbero procedere all’investitura a distanza di Puigdemont, investitura che già a inizio gennaio anche l’ufficio legale del Parlamento catalano aveva dichiarato non essere valida, e soluzione che non vedrebbe più tutti gli indipendentisti favorevoli davvero.

Ultima, altra possibilità, scevra da rischi giudiziari, sarebbe quella di tenere la riunione del Parlamento, presentare la situazione che si è creata a seguito della decisione della Corte, far tenere su questo punto il dibattito parlamentare e poi chiudere i lavori della plenaria prima del dibattito per l’investitura, in attesa del pronunciamento definitivo della Corte Costituzionale. Soluzione per altro che potrebbe essere per un verso una valvola di sfogo alle molte discussioni che si sono aperte sulle decisioni della Corte Costituzionale su questa vicenda che la politica ha delegato il sistema giudiziario, dall’altra parte le lungaggini potrebbero esasperare un clima politico già decisamente logoro.

Il calendario gioca contro: la data ultima per l’investitura (in un terzo e ultimo voto a maggioranza semplice) è venerdì, poi si aprirebbe un altro periodo di due mesi per la formazione di un nuovo governo, pena il ritorno alle urne. Secondo alcuni giuristi, l’intervento della Corte dovrebbe far slittare i termini, e questo, in effetti, potrebbe essere un elemento che quanto meno rende percorribile questa ultima ipotesi.

Al di là dei tecnicismi appare evidente a tutti che il problema di una Presidenza Puigdemont è irrisolvibile. Negli ambienti indipendentisti catalani iniziano a valutarsi seriamente alternative da sottoporre al voto dell’Assemblea. Il nome di Puigdemont insomma, potrebbe essere sostituito con un altro candidato per evitare lo stallo e un ritorno alle urne. Come avevamo già evidenziato Puigdemont potrebbe non essere Presidente, l’eventualità ad oggi è concreta.
Joan Tarda, esponente di Esquerra Republicana, alleata del partito di Puigdemont, nel fine settimana, al quotidianoLa Vanguardia’, ha detto chiaramente che «se è necessario sacrificare il Presidente Puigdemont per un bene superiore che è quello di dare alla Catalogna un Governo, allora dovremo sacrificarlo». Il portavoce del Presidente del Parlamento ancora ieri ha ribadito che il candidato resta Puigdemont e il partito dell’ex Presidente ribadisce che non esiste un piano B alla sua candidatura.

JxCat , il partito di Puigdemont, pubblicamente non sta ancora valutando la possibilità di scartare l’investitura dell’ex Governatore, ma lontano dai riflettori è una delle ipotesi sulle quali i vertici stanno ragionando. I media catalani avanzano i nomi di Jordi Turull, Josep Rull, Jordi Sanchez e Elsa Artadi  come un alternativa per evitare nuove elezioni. Uno di questi nomi alternativi potrebbe essere nominato Presidente e questi potrebbe far entrare Puigdemont nel suo Governo con una posizione di rilievo -magari anche solo simbolica-, che in qualche modo lo faccia restare nell’immaginario collettivo indipendentista come il ‘legittimo’ capo del Governo catalano.

Secondo fonti citate da ‘El Confidencial’ nella notte, ilpiano B‘ di fatto esisterebbe e sarebbe una sorta di depistaggio che servirebbe a deviare e prolungare ulteriormente la situazione di stallo politico, non è chiaro al momento se con l’approvazione convinta o meno di Torrent. Il ‘piano B’ prevedrebbe di buttare sul tavolo la candidaturaalternativadi Jordi Sanchez, in perfetto accordo con Puigdemont. Un escamotage, niente più. ‘El Confidencial’ nota come Sanchez «non sarà in grado di presiedere alla Generalitat, ma servirà prolungare lo stallo e distendere i rapporti tra JxCAT ed ERC» che nel corso degli ultimi giorni sono diventanti difficili.  Sanchez è il numero due JxCAT , ha un ottimo rapporto con Puigdemont e la sua designazione a candidato significherebbe nuove sfide per il Governo di Mariano Rajoy.
A chi e a cosa servirebbe questo colpo di teatro? Sarebbe una mossa esclusivamente pro-Puigdemont. Un Sanchez come candidato vorrebbe dire che «Puigdemont non esce dall’equazione. Al contrario, guadagnerebbe più importanzaUn nuovo candidato in carcere non eclisserebbe la sua dimensione mediatica». Con Torrent saldamente ancorato alla volontà di non opporsi alla legge, «Puigdemont aveva solo tre opzioni: rompere con una parte degli indipendentisti, accettare la nomina di un sostituto o mantenere il blocco istituzionale attraverso un nuovo candidato impossibile da assumere», spiega ‘El Confidencial’. «Tutto indica che ha optato per la terza via: preservare l’unità del movimento indipendentista mantenendo l’attuale situazione di blocco del Parlamento catalano» e infine ritornare alle urne.

Questo ‘piano B‘ prevedrebbe che Puigdemont accetti l’inevitabile  -che non può essere Presidente della Generalitat da Bruxelles e che non rientri in patria- e che a plenaria aperta, all’ultimo momento utile, la ‘carta Puigdemontvenga ritirata dal tavolo da lui stesso annunciando la rinuncia all’investitura, e sul tavolo venga gettata lacarta Jordi Sànchez‘. Il tutto, secondo ‘El Confidencial’, dovrebbe consumarsi in una plenaria che non durerebbe più di 30 minuti.  Poi …. tutti a casa e si ricominceranno le danze, domani sarà un altro giorno. Il tutto all’insegna diteatralización y unidad independentista’, le due parole chiavi della giornata.

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