mercoledì, Agosto 4

Catalogna: Barcellona-Madrid, parte il dialogo, ma la strada è strettissima Il dialogo tra Madrid e Barcellona rischia di arenarsi presto: le posizioni sono distanti e non si capisce quale possa essere il punto di incontro, e poi ci sono i vincoli imposti dalla Costituzione del Regno, di difficile emendabilità

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Le elezioni per il rinnovo del Parlamento catalano celebrate a Febbraio hanno visto un nuovo successo dell’indipendentismo, che ha accresciuto la propria maggioranza assoluta in termini di seggi e, per la prima volta, ha conseguito anche una maggioranza assoluta in termini di voti.

La competizione interna all’indipendentismo è stata vinta, di misura, dalla Sinistra Repubblicana Catalana (ERC) che ha ottenuto un seggio in più rispetto a Insieme per la Catalogna (Junts) dell’ex-Presidente in esilio Carles Puigdemont.

Dopo una lunga e complessa trattativa tra le due maggiori forze dell’indipendentismo, Pere Aragonès, leader della lista elettorale di ERC, è riuscito a formare un governo e ad insediarsi come nuovo presidente della Generalitat.

Il passaggio del testimone alla guida del governo catalano da Insieme per la Catalogna alla Sinistra Repubblicana è un fatto nuovo che può innescare alcune dinamiche da seguire con interesse.

Nei fatti, se il partito di Puigdemont in questi ultimi anni ha incarnato l’anima dell’indipendentismo più incline alla strategia dell’unilateralità, ERC nel tempo ha progressivamente limato le proprie posizioni alla ricerca delle condizioni per un dialogo con l’attuale governo spagnolo. E’ stata, del resto, la benevola astensione della Sinistra Repubblicana che ha consentito al socialista Pedro Sánchez di riconfermarsi alla Moncloa dopo che le ultime elezioni spagnole non avevano prodotto una maggioranza chiara.

La strategia di ERC, di Pere Aragonès e del leader incarcerato Oriol Junqueras, è abbastanza chiara. Far valere la propria consonanza ideologica con la sinistra spagnola -e il ruolo strategico dei propri numeri per evitare una maggioranza di destra- nell’ottica di rendere possibile un percorso politico condiviso con Madrid anche sul terreno dell’autodeterminazione.

Al momento dell’insediamento di Sánchez, la contropartita ottenuta da ERC per il proprio via libera fu l’instaurazione di un tavolo di dialogo tra governo spagnolo e governo catalano. In realtà, nel 2020, il tavolo non andò oltre la prima seduta, in parte per il sopraggiungere dell’emergenza Covid-19, ma soprattutto per l’incomunicabilità tra Pedro Sánchez e l’allora Presidente catalano Quim Torra.

Tra Aragonès e Sánchez si possono certamente realizzare le condizioni minime di empatia necessarie perché un dialogo abbia inizio ed il nuovo corso potrebbe prendere forma simbolicamente con la decisione annunciata dal primo ministro spagnolo di procedere all’indulto per i leader catalani incarcerati per il processo indipendentista del 2017.

Malgrado queste premesse, il dialogo tra Madrid e Barcellona rischia di arenarsi presto di fronte a tutta una serie di questioni aperte.

Innanzitutto non è del tutto chiaro se la disponibilità di Pedro Sánchez al dialogo sia genuina o semplicemente se rappresenti una pura strategia di sopravvivenza, data la rilevanza dei voti della Sinistra Repubblicana per la maggioranza a Madrid.

In secondo luogo è molto complicato capire dove possa situarsi un punto di incontro tra la posizione dei socialisti e quella della Sinistra Repubblicana, dato che i primi sembrano pronti solamente a limitate concessioni nel solco dell’attuale quadro istituzionale della ‘Spagna delle autonomie’, mentre ERC chiede un riconoscimento del diritto dei catalani a decidere in piena libertà il proprio futuro, con modalità simili a quelle con cui gli scozzesi hanno potuto pronunciarsi nel 2014.

Un ruolo di mediazione potrebbe essere forse giocato da Podemos, l’alleato più di sinistra del governo Sánchez, da sempre favorevole ad un modello di Spagna confederale e plurinazionale.

Tuttavia, anche oltre le effettive volontà politiche del Partito Socialista e di Podemos, si pone anche il problema di come cambiamenti istituzionali importanti o anche un referendumconcordatoper l’indipendenza potrebbero realizzarsi nei binari della legalità spagnola, con i vincoli imposti dalla Costituzione del Regno, di difficile emendabilità. Per molti versi, in assenza di una Costituzione scritta nel Regno Unito, è stato molto più facile per David Cameron, nel 2014, realizzare le condizioni legali nelle quali gli scozzesi potessero esercitare in modo riconosciuto il proprio diritto all’autodeterminazione.

Il maggior rischio è che, alla fine, Sánchez e Aragonès finiscano per portare avanti un processo di dialogo essenzialmente per dare all’elettorato catalano la percezione distar facendo qualcosa‘, ma senza avere veramente la convinzione di addivenire ad un qualche esito concreto.

Certamente, se la volontà è quella di fare sul serio, degli elementi chiari devono emergere fino dai prossimi mesi. Nei fatti, il tempo gioca a svantaggio della parte catalana, dato che la leva di cui dispone la Sinistra Repubblicana a Madrid è destinata ad indebolirsi. Nel 2023 la Spagna voterà di nuovo; e più il tempo passa, meno importante sarà per Sanchezcome governare in questa legislaturae più importante diventerà invececome vincere le prossime elezioni”. In quest’ottica il premier socialista, probabilmente,non avrà interesse a lasciare ai partiti di destra la possibilità di accusarlo di averesvenduto l’unità spagnola‘ e, sul finale di legislatura, potrebbe persino puntare strategicamente a far naufragare il negoziato adducendo l’’evidente irricevibilità’ delle proposte della controparte catalana.

E’ vero che la decisione di Sánchez sul tema dell’indulto è per molti versi rilevante ma, per quanto rappresenti un elemento importante di distensione e di facilitazione dell’interlocuzione, non si colloca sul piano dei contenuti politici e istituzionali -non tocca le rivendicazioni di merito che sono alla base del conflitto tra la Catalogna e la Spagna unitaria- e quindi resta una scelta ancora relativamente ‘facile’.

Il ‘difficile’, se ci sarà la volontà di affrontarlo, verrà subito dopo.

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