sabato, Settembre 18

Catalogna al referendum, chi lo vuole e chi lo osteggia Intervista esclusiva con Victor Solé, Responsabile delle Relazioni Internazionali per il Col-legi del Politòlegs i Sociòlegs de Catalunya

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La Catalogna rimane con il fiato sospeso, e aspetta l’appuntamento, forse più importante di tutta la sua storia, del prossimo 1° ottobre, data in cui i catalani saranno chiamati a votare per la loro tanto attesa indipendenza.

Sembra che i catalani pro-indipendenza credano fermamente in un esito positivo, tant’è vero che in molti hanno richiesto un giorno di ferie dal lavoro per il 2 ottobre, così da poter festeggiare la tanto attesa indipendenza.

Le tensioni interne non vengono però a mancare, e la Spagna sembra attraversare una fase politica interna instabile,  da un lato del tutto nuova, dall’altro forse decisiva per il futuro del Paese.

Si terrà proprio oggi, infatti, la riunione chiave nella delegazione del Governo di Barcellona per stabilire in che modo ‘los Mossos’ agiranno contro il referendum di domenica. Si tratta di un momento del tutto innovativo per il Paese, in quanto i catalani percepiscono la vittoria al referendum come un obiettivo fattibile e, soprattutto, vicino. Una Catalogna indipendente è un traguardo rincorso dai catalani da più di decenni. Il movimento indipendentista catalano è andato crescendo nel corso della storia e, forse, domenica potrà vedere coronata la sua più grande aspirazione.

Oltre ciò, il 1° ottobre è una data decisiva per l’intero Paese iberico, in quanto l’esito del referendum rischia forse di influenzare le altre realtà spagnole che, da tempo, richiedono anch’esse l’indipendenza dal Governo centrale.

A tal proposito, diviene interessante ricostruire un quadro generale che aiuti a comprendere quali sono oggi le dinamiche politiche interne e quali sono le diverse tappe storico-recenti che hanno portato la Spagna e il movimento catalano allo stadio e contesto attuale.

Abbiamo intervistato Victor Solé, responsabile delle Relazioni Internazionali presso il Col·legi de Politòlegs i Sociòlegs de Catalunya (COLPIS), Collegio di studi Politici e Sociali della Catalogna. Gli abbiamo chiesto di descriverci gli attuali equilibri politici interni e di ricostruire un nesso storico-politico del movimento indipendentista catalano, in modo da poter comprendere come si è andato trasformando il contesto socio-politico spagnolo e catalano.

Catalogna come Nazione e Catalogna come popolazione, ci può spiegare quali sono le differenze in termini tecnici, ovvero secondo un aspetto politico, economico e sociale?

La maggioranza dei catalani pensa che la Catalogna sia una Nazione. Il concetto ‘Nazione’ appartiene sia alla filosofia che alle scienze sociali, e nell’Ottocento apparve anche come concetto romantico. La scienza politica propone due concetti di Nazione, la Nazione ‘politica’, e la Nazione ‘culturale’. La prima indica un’entità in grado di garantire la propria sovranità su un territorio, detenendo, quindi, il monopolio della forza- violenza su di esso. Si tratta, dunque, di un’entità che possiede un apparato statale che organizza la Nazione e la società che ivi abita. La Nazione culturale, d’altro canto, è un concetto decisamente più polemico. Indica, infatti, una comunità dalla coscienza politica differente, in quanto possiede delle tradizioni e delle caratteristiche culturali e linguistiche che la rendono diversa dalle altre comunità. Da un lato la ‘Nazione politica’ è in grado di garantire, quindi, la sua sovranità su di un determinato territorio, mentre la ‘Nazione culturale’ no. Prendendo questi due concetti come cardini per collocare l’indipendentismo catalano, possiamo asserire che, oggi, la Catalogna chiede di essere rispettata come Nazione – politica- aldilà delle sue caratteristiche culturali, al fine di percepire una sua maggiore sovranità.

Inoltre, per popolazione si intende quella società, diversa o omogenea che sia, che vive in una Nazione, e la Catalogna possiede una popolazione eterogenea, ma che, nonostante ciò,  sente di appartenere ad una società catalana.

In Spagna, chi (quale partito e che fascia di popolazione) sostiene la Catalogna come una Nazione indipendente?

Nella Catalogna i partiti che sostengono l’indipendenza sono, per lo più, riuniti nella coalizione ‘Insieme per il Sí’ (Junts pel Sí). Mi riferisco al Partito Democratico Europeo Catalano (Partit Demòcrata Europeu Català, PDECat) – di centro destra e liberale -, fondato nel 2016 a seguito dell’implosione dell’antica Convergenza Democratica Catalana, ed è il partito del Presidente Carles Puigdemont. Nel Junts pel Sì vi rientra anche la Sinistra Repubblicana della Catalogna (Esquerra Republicana de Catalunya, ERC) – centro sinistra, socialdemocrata – ovvero il partito del vicepresidente Oriol Junqueras, insieme ai Democratici della Catalogna (Demòcrates de Catalunya) – piccolo partito democristiano nato nel 2014 -, i quali si sono allontanati dal principale partito democristiano catalano,  Unione Democratica (Unió Democràtica),in quanto non volle accettare le tesi indipendentiste (oggi l’Unione Democratica non esiste più, si è dovuta sciogliere per problemi con il fisco). E, infine, anche Candidatura d’Unità Popolare (Candidatura d’Unitat Popular, CUP) – coalizione di partitini anarchici indipendentisti – sostiene l’indipendenza. Nei Paesi Baschi, invece, i partiti che sostengono l’indipendenza catalana sono il Partito Nazionalista Basco (Partido Nacionalista Vasco, PNV) – conservatore basco e nazionalista -, e l’Euskal Herria Bildu, partito di sinistra, cui leader, Arnaldo Otegi, fu membro della sezione politica della ETA, e per questo incarcerato dal 2013 al 2016. Vi è, inoltre, un partito in Galizia che sostiene l’indipendenza della Catalogna, ed è il Bloque Nacionalista Galego – partito di sinistra.

Tutti questi partiti sostengono che la Catalogna sia una Nazione, e che abbia il diritto all’autodeterminazione, come pure Euskadi (il nome in basco del Paese Basco) e la Galizia. La loro difesa della possibilità indipendentista catalana dipende, naturalmente, dal loro carattere politico nazionalista.

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