lunedì, Aprile 12

Cassini–Huygens, una sonda che ha salvato una classe di scienziati La storia e il significato del suo lancio il 15 ottobre 1997, con il compito di studiare il sistema di Saturno e i suoi anelli

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In questi giorni la missione Cassini–Huygens sta tornando di attualità grazie a delle iniziative intraprese dall’Università di Roma La Sapienza che attraverso conferenze e dibattiti ne evidenzia la sua storia. Noi stessi ne abbiamo parlato più volte sulle colonne de L’Indro perché riteniamo che sia stato uno dei più grandi progetti spaziali portati avanti dall’uomo, pari per difficoltà alla missione lunare Apollo e alla realizzazione dei lanciatori recuperabili Space Shuttle. E ci fa piacere ricordarne le tappe, perché di quel programma ne fece parte l’Italia. Cassini–Huygens è stata una missione robotica interplanetaria congiunta della NASA con ESA e l’ASI; proprio l’Agenzia Spaziale Italiana. Il suo lancio avvenne il 15 ottobre 1997 con il compito di studiare il sistema di Saturno e i suoi anelli.

Saturno è il sesto pianeta in ordine di distanza dal Sole, grande circa dieci volte più della Terra. Certamente un gigante che con i suoi anelli ha sempre rappresentato un riferimento del nostro sistema solare e un punto di attenzione già dall’antichità. È curioso che a distanza di tante migliaia di anni l’attenzione sia poi tornata così imperante. La sua storia dal punto di vista dell’osservazione è antica: il pianeta rappresentava il dio romano dell’agricoltura mentre per gli ebrei Saturno era conosciuto come Shabbathai – da cui la giornata sabato – in cui tradizionalmente si consumavano i pasti freddi. Come la temperatura che si riteneva regnasse così lontano dalla stella madre ma Saturno lo avevano notato anche nella mitologia mesopotamica, conosciuto come Ninib, guardiano della giustizia.

Dal punto di vista geologico gli elementi principali che costituiscono il pianeta sono 95% di idrogeno e 3% di elio. Non particolarmente vivibile, dunque. E nemmeno il suo sistema di anelli, che consiste principalmente in particelle di ghiacci e polveri di silicati. Insomma, se qualcuno ha pensato di andare a colonizzare Saturno, onestamente resta deluso. E così del resto sarà anche di Marte per un bel po’ di anni, nonostante la composizione non sia molto lontana da quella del nostro globo di appartenenza. Ma non per questo l’attenzione poteva assottigliarsi. Il primo astronomo a osservarne la forma peculiare fu Galileo, nel 1610. Ma poi è stata la sonda Pioneer 11 ad effettuare un sorvolo ravvicinato di Saturno nel settembre 1979, quando passò a 20.000 km dalla sommità delle nubi del pianeta, rilanciando a Terra immagini di qualità poco soddisfacenti ma importanti che evidenziarono diversi satelliti e chiarirono numerosi aspetti della regione anulare, mentre le sonde Voyager visitarono il sistema di Saturno dal novembre 1980, inviando le prime immagini ad alta risoluzione scoprendo altri satelliti in orbita nei pressi o all’interno degli anelli del pianeta, così come individuarono spazi vuoti tra gli anelli stessi.

Per un po’ di anni si discusse a lungo di come chiarire alcune questioni inerenti Saturno. Si era intuita una forte concentrazione di masse facenti parte dei mattoni della chimica organica e questo lasciava intuire prima di tutto un’idea di vita, sia pur primordiale ma anche dell’opportunità, in un futuro remoto ma non improbabile, di recuperare dei combustibili per poterli utilizzare adeguatamente. E fu per questo ma non solo che i tecnici americani studiarono ad un sistema per raggiungere il gigante e studiarlo.

Alla base dell’iniziativa che ha portato una sonda così sofisticata su Saturno c’era la necessità di occupare mezzo milione di tecnici che dopo l’episodio delle passeggiate lunari, la NASA aveva parcheggiato nei suoi uffici nel dibattito se cavalcare ancora la supremazia spaziale o passare la mano ad altre iniziative. Si trattata di scienziati e tecnici di un livello così alto che avrebbero potuto essere fagocitate da altre nazioni e mettere in ginocchio un intero Paese leader della tecnologia spaziale. E a questa scelta ci permettiamo una parentesi tutta italiana, che cerchiamo di trasmettere alla nuova classe di politici che dopo la consultazione di ieri si appresta a riscaldare gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama. Ogni anno le università del nostro Paese sfornano centinaia di ingegneri, fisici e potenziali scienziati che emigrano rapidamente in quelle Nazioni che investono nei giovani pur con iniziative a volte discutibili, ma per non perdere le posizioni che occupano nel gotha mondiale. L’Italia invece non è mai pronta a recepire nuove proposte, non spende in attività che innovano e soprattutto, non si preoccupa dei suoi lavoratori, che sono il vero capitale nazionale, lasciando agli altri l’opportunità di portarli via, dopo averne finanziato gli studi.

Così non accadde in America e quando lanciò la sonda spaziale che porta il nome di due illustri europei, fu costretta a chiedere aiuto al Vecchio Continente, perché i costi erano elevati ma nonostante tale criticità, portò avanti un programma straordinario, che tenne caldi i cervelli dei suoi migliori scienziati ma che costruì anche un percorso formativo tale da aver cementato delle industrie spaziali di altissimo livello. Cassini-Huygens entrò in orbita attorno a Saturno il 1º luglio 2004, con lo scopo di studiare il pianeta e inviare un lander sulla superficie di un suo satellite, Titano, una delle sessantina di lune che vi orbitano, trasmettendo poi dati sorprendenti: acqua liquida che fuoriesce da superfici ghiacciate, laghi di idrocarburi, riserve di metano e ammoniaca.

E così, la più grande navicella interplanetaria mai costruita, in più di dieci anni dedicati all’esplorazione di Saturno e di Titano ha rivoluzionato le nostre conoscenze ma più di tutto, ha preservato una classe di astrofisici e ingegneri aerospaziali dal dissolvimento del loro sapere. Ci domandiamo quanta consapevolezza vi sia di questo da parte della nostra classe politica che verrà e quanto le industrie sapranno loro trasmettere questo pericolo e queste opportunità.

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