venerdì, dicembre 14

Caspio: l’Italia e la sfida della nuova via della seta

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E’ stata inaugurata lo scorso 9 giugno l’Esposizione Internazionale di Astana, la prima Expo dopo quella Universale di Milano 2015. Dedicata al tema ‘L’Energia del Futuro‘, l’esposizione animerà la capitale kazaka per tutta l’estate, fino alla data di chiusura, prevista per il 10 settembre. Vi prendono parte 115 Paesi e 22 organizzazioni internazionali. Si tratta quindi di una vetrina di importanza fondamentale per le aziende italiane; una straordinaria occasione di promozione che Roma sembra voler sfruttare al meglio, come dimostrato dall’ampia partecipazione del Paese all’evento.

Il padiglione italiano, una struttura di 900 metri quadri, tra le più grandi dell’esposizione kazaka, vede protagoniste 15 Regioni e 10 sponsor privati fra aziende, fondazioni e associazioni. Di primo piano nella manifestazione è il ruolo dell’ENI,presente in Kazakistan sin dall’indipendenza nel 1991, e che da meno di un anno ha avviato la produzione di greggio dall’enorme giacimento di Kashagan, nella parte nord-occidentale del Mar Caspio. La compagnia petrolifera è uno dei senior partner del padiglione italiano e inoltre sponsorizza la tournée dell’Orchestra Sinfonica del Teatro alla Scala, che si aprirà il 1 settembre in occasione della giornata di Expo dedicata all’Italia.

Ma il nostro Paese è protagonista ad Astana anche al di fuori del padiglione ufficiale, grazie ad un’azienda italo-kazaka, la E-venti Kazakhstan, a cui è stato affidato il compito di predisporre una piattaforma informatica, analoga a quella adottata con successo nell’Expo di Milano, per la gestione dei servizi di business matching fra le imprese partecipanti ad Expo. Il tutto per un investimento di 3 milioni di euro, più 300mila che arrivano dalle Regioni sponsor e da 11 soggetti partner, come affermato da Benedetto della Vedova, Sottosegretario agli Affari Esteri, durante la conferenza stampa tenutasi nel mese di maggio a Roma per presentare l’evento.

Un investimento che riflette l’importanza strategica che il Kazakistan e in generale l’area caspico-caucasica rivestono sullo scacchiere internazionale da molteplici punti di vista. Innanzitutto si tratta di un’area di cerniera tra le principali economie mondiali: l’Unione Europea, la Russia, la Cina e l’India. Una posizione che fa della regione il principale corridoio di passaggio per la nuova via della seta, quell’insieme di infrastrutture logistiche e di trasporto che mirano a collegare la Cina con i principali mercati orientali. Si tratta quindi di un’area di importanza assolutamente primaria per i flussi commerciali dei Paesi occidentali, in quanto mette in comunicazione l’Europa con un mercato potenziale composto da quasi la metà (45%) della popolazione mondiale, e che produce circa un quarto del Pil globale.

In secondo luogo, è in costante aumento l’importanza politica della regione, come evidenziato dal recente vertice, sempre ad Astana, della Shanghai Cooperation Organization (SCO), che riunisce Cina, Kazakistan, Russia, Kirghizistan, Tajikistan e Uzbekistan. Nel corso del vertice, tenutosi il 6 e 7 giugno, sono stati trattati argomenti di grande rilievo dal punto di vista internazionale, come la proposta di una convenzione per contrastare l’estremismo islamico, la cooperazione contro il terrorismo e l’impegno alla diminuzione della presenza militare nelle aree di frontiera. Soprattutto, durante il meeting si è concretizzata l’adesione di India e Pakistan all’Organizzazione, dopo tre anni di trattative interne. India e Pakistan, da sempre storici rivali, sono quindi diventati membri effettivi di una piattaforma regionale nata come espressione della convergenza tra gli interessi russi e quelli cinesi nello scacchiere continentale.

L’Italia, in virtù della sua posizione di corridoio tra Europa e Asia, è particolarmente coinvolta nelle dinamiche che interessano quest’area, come confermato da Della Vedova durante la cerimonia di inaugurazione dell’Expo. Intervistato da ‘AGI’, il Sottosegretario ha affermato: «Spero che in futuro sara’ possibile integrare pacificamente Unione europea ed Unione eurasiatica dal punto di vista delle economie. Il clima per fare business nel Paese caucasico», ha aggiunto, «è molto migliorato e questo permette sempre più agli investitori italiani di avviare attività nel Paese. Non solo, l’Italia ha un’ottima relazione economica con la Cina, che sta aiutando il Paese a migliorare e a differenziare la sua economia. Questo sarà un vantaggio per tutti. Le aziende italiane», ha spiegato il sottosegretario, «potranno infatti avere anche il vantaggio di accedere, attraverso il Kazakistan, all’enorme mercato cinese, cogliendone maggiormente le opportunità».

Ma l’area caspico-caucasica non rappresenta solo il collegamento naturale tra i produttori occidentali e le economie emergenti asiatiche, bensì anche un enorme serbatoio di gas e petrolio, a cui l’Italia guarda come una preziosa occasione per diversificare i fornitori di idrocarburi e per aumentare la propria sicurezza energetica. Abbiamo chiesto un parere sull’importanza che quest’area ricopre per gli interessi europei e italiani a Marco Valigi, NATO fellow presso l’Università di Bologna e autore del volume ‘Caspian Security Issues. Conflicts, Cooperation and Energy Supplies’.

Professore, iniziamo con l’individuare dal punto di vista geografico l’area di cui stiamo parlando. Quali sono i Paesi che si fanno rientrare nella direttrice caspico-caucasica? Al di là di Russia e Iran, che per rilevanza ed estensione geografica non possono essere considerati meramente attori ‘caspici’, quali sono i protagonisti della regione?

Innanzitutto bisogna operare una distinzione tra i Paesi che si trovano ad est del Caspio, le cosiddette Repubbliche Centroasiatiche, ovvero Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan e Kirghizistan, e quelli ad ovest del Caspio, nella regione del Caucaso, ovvero Armenia, Azerbaigian e Georgia. Tra questi l’attore più importante è sicuramente il Kazakistan. Stiamo parlando di una potenza regionale che ha uno status tale da essere considerato un interlocutore privilegiato per i grandi Paesi del continente asiatico. Il Kazakistan è un attore regionale che non può essere assimilato a stati come Turkmenistan, Azerbaigian o Georgia; tutt’altra cosa. Il maggior peso del Kazakistan rispetto agli altri Paesi è anche uno specchio del tipo di risorse di cui dispone, laddove quelle energetiche sono, non dico marginali, ma complementari rispetto a risorse strategiche più rilevanti, tipo l’uranio. Inoltre, tutto il comparto aero-spaziale è dislocato in Kazakistan; sono vari gli asset di questo Paese. Tutte risorse che invece i piccoli stati dell’area caspica e caucasica tendono a non avere.

In che modo le risorse presenti nell’area caspico-caucasica possono contribuire ad aumentare la sicurezza energetica dell’Italia?

Considerando che noi siamo un Paese che ha carenza di idrocarburi, e che in questo momento stiamo affrontando uno scenario medio-orientale e mediterraneo estremamente complesso, con un nord-africa instabile e una Libia che è ancora in una situazione di disordine politico, le risorse che vengono dal Caspio e dal Caucaso ci fanno davvero comodo. La sicurezza energetica nazionale aumenterebbe indiscutibilmente grazie alle forniture provenienti da questiPaesi. Questo discorso è valido soprattutto se si parla del gas naturale proveniente dall’Azerbaigian. Da questo punto di vista la nostra attenzione deve andare al TAP, su cui è in corso un dibattito. Si tratta di un’infrastruttura che è stata individuata come strategica da diversi governi italiani. Con un flusso in ingresso dalle aree in questione avremmo una disponibilità aggiuntiva di gas naturale che in parte può essere venduto sul territorio nazionale, e in parte si può tentare di commercializzare a livello europeo. Va detto tuttavia che i numeri di questa direttrice non sono tali da stravolgere gli attuali rapporti di forza tra Paesi fornitori. L’Italia è una delle economie più sviluppate del mondo e quindi consuma molta energia. Il nostro fabbisogno può essere soddisfatto solo da partner forti, da grossi produttori come l’Algeria e la Russia. Le risorse caspiche vanno a essere un utile complemento in questo senso; non sono fondamentali nella dieta energetica italiana però sono un po’ come le vitamine, aiutano a far funzionare tutto al meglio.

Quando si parla di Area caspico-caucasica viene subito alla mente il grande dinamismo dell’ENI, tuttavia risulta più difficile individuare una strategia politica e diplomatica da parte della Farnesina chiaramente indirizzata verso il Caucaso e il Caspio. Secondo lei è stata elaborata una specifica strategia di politica estera verso queste aree o la penetrazione dell’Italia è affidata per lo più all’operato delle grandi società e dei soggetti privati?

Anche a causa di eventi contingenti, che negli ultimi anni hanno causato numerosi avvicendamenti alla Farnesina, non vi è un reale disegno, una reale pianificazione nella politica estera italiana. In questo momento stiamo gestendo la normale amministrazione, che è portata avanti egregiamente dai funzionari del Ministero degli Affari Esteri e dai nostri diplomatici. A livello di pianificazione politica invece stiamo scontando un eccesso di attenzione sul versante interno. Se passiamo metà del nostro tempo a discutere della legge elettorale viene meno la capacità di concentrare le risorse sulla politica estera per pianificare delle strategie regionali efficaci, e che abbiano una continuità tra un’amministrazione e l’altra. L’impressione è che con l’avvicendarsi degli esecutivi si tenda sempre a ricercare una frattura, un cambiamento rispetto al precedente operato, che non giova assolutamente alla politica estera. Sicuramente ENI si muove molto bene, ma il problema è che in questo momento in Italia c’è un deficit sul versante politico.

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