domenica, Maggio 9

Caso Skripal: scontro totale Russia-Gran Bretagna Siria, Erdogan: 'Spero che Afrin cadrà completamente entro stasera' Usa, Manafort rischia fino a 300 anni di carcere

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Il caso dell’avvelenamento dell’ex spia russa Serghei Skripal e della figlia sta scuotendo la Gran Bretagna. E oggi ennesima presa di posizione della premier Theresa May, che ha annunciato provvedimenti legislativi per prendere di mira i patrimoni nel Regno Unito di uomini d’affari e funzionari russi sospettati di far parte del caso, oltre a misure restrittive e controlli sui voli privati, sugli ingressi e sui movimenti di queste persone. Inoltre, il governo britannico intende «congelare ogni asset dello Stato russo» che ritenga utilizzabile a scopi ostili.

Ma non solo: annunciata anche l’espulsione di 23 diplomatici russi coinvolti nel caso. La Russia, ha detto la May alla Camera dei Comuni, ha risposto con «disprezzo e sarcasmo» all’ultimatum britannico sul caso Skripal e la sola spiegazione è «che lo Stato russo è colpevole». Inoltre ha affermato di aver revocato ogni prossimo invito o visita del ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov e ha inoltre annunciato che non vi saranno delegazioni ufficiali né rappresentanti della famiglia reale ai Mondiali di calcio di Russia 2018. Può bastare? Neanche per sogno, perché il governo britannico ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza sul caso Skripal.

Non si è fatta attendere la reazione russa, con il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov che ha sentito ogni coinvolgimento della Russia nella vicenda e parla di ultimatum «inaccettabile». «Contiamo sul fatto che il buon senso prevalga in altri Paesi e che capiscano che Londra non ha prove». Mentre l’ambasciata russa a Londra in merito all’espulsione dei 23 diplomatici parla di decisione «del tutto inaccettabile, ingiustificata e miope» e che «tutta la responsabilità per il deterioramento dei rapporti tra Russia e Gran Bretagna ricade sull’attuale leadership politica britannica».

Sostegno a Theresa May e al governo britannico è arrivato dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, che da Twitter parla di «Attacco brutale ispirato, molto probabilmente da Mosca» che sarà «in agenda del vertice Ue della prossima settimana».

Passiamo alla Siria, perché il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, commentando l’assedio del centro dell’enclave curda nel nord del Paese ha dichiarato: «Spero che Afrin cadrà completamente entro stasera». Il leader turco si è detto convinto che il corridoio nella parte orientale, utilizzato finora dai curdi per il passaggio di militanti ma anche dai civili per fuggire dalla città assediata, verrà presto bloccato. Eventuali evacuazioni della popolazione, ha assicurato, verranno comunque garantite attraverso altre vie. Al momento le truppe di Ankara hanno strappato ai curdi 1.300 km quadrati di territorio, ‘neutralizzando’ quasi 3.500 terroristi.

Andiamo negli Usa, dove l’ex capo della campagna elettorale di Donald Trump, Paul Manafort, rischia di passare il resto della sua vita dietro le sbarre, con una condanna che complessivamente può arrivare a quasi 300 anni nei due procedimenti scaturiti dalle indagini sul Russiagate. A confermarlo il giudice federale T.S. Ellis del distretto orientale della Virginia, dove Manafort rischia sino a 278 anni per evasione fiscale, frode e cospirazione bancaria. E rischia anche una condanna da 15 a 20 anni in un secondo procedimento per cospirazione e attività di lobbying all’estero non dichiarata.

In Germania, il presidente tedesco Frank-Walter Stainmeier, ricevendo i ministri del nuovo governo nel palazzo di Bellevue, ha detto: «Dopo il sollievo si guarda avanti. È un bene che il tempo dell’incertezza sia finito e che tre partiti vogliano governare insieme». Il tutto dopo che Angela Merkel aveva incassato la fiducia per il nuovo esecutivo.

Nel Mediterraneo sono stati salvati oltre 285mila migranti con le operazioni compiute da febbraio 2016, mentre 2mila sono stati salvati nel deserto nel 2017. A dirlo i dati della Commissione Ue. Sono poi stati compiuti quasi 34mila ricollocamenti, pari al 96% dei migranti aventi diritto, nei due anni previsti dallo schema, e ne restano da ricollocare ancora un migliaio di cui 933 dall’Italia e 143 dalla Grecia. «Con gli arrivi scesi di quasi il 30% nel 2017 rispetto all’anno pre-crisi 2014, i tempi sono maturi per accelerare e intensificare i nostri sforzi per agire di più e più velocemente sui rimpatri, gestione delle frontiere e canali legali, in particolare i reinsediamenti da Africa ma anche Turchia», detto il commissario Ue alla migrazione, Dimitris Avrampopulos.

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