sabato, Maggio 8

Caso Regeni: 'I servizi segreti egiziani lo pedinavano' field_506ffbaa4a8d4

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Emergono i primi elementi del dossier sul caso di Giulio Regeni che una delegazione della sicurezza egiziana consegnerà martedì al procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone. Secondo il quotidiano ‘Al-Akhbar’, per la prima volta emergerebbe chiaramente come i servizi segreti egiziani abbiano controllato il ragazzo sin dal suo arrivo in Egitto, oltre a numerosi incontri con ambulanti e sindacalisti al Cairo. Insomma una prima apertura su quanto denunciato sin dall’inizio dalla famiglia Regeni e ripetuto martedì scorso durante un incontro stampa al Senato. Il 5 aprile alla Camera ci sarà un’informativa urgente del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che riferirà sugli ultimi sviluppi del caso Regeni. Ma nel pomeriggio si riunirà anche il Copasir e «se ci saranno novità dall’incontro tra le due procure, sul fronte dell’intelligence parleremo anche di Regeni» annuncia a ‘Lapresse’ il presidente del Comitato per la sicurezza della Repubblica, Giacomo Stucchi. E ammette: «Se verranno confermate le ultime indiscrezioni, significa che l’Egitto ci ha raccontato solo frottole e questo è inaccettabile». Si parla di foto di Regeni a questi incontri dei sindacati, particolare raccontato anche da alcuni amici del ragazzo, secondo cui l’11 dicembre Regeni, intervenuto all’assemblea di un sindacato indipendente egiziano, si era reso conto di essere stato fotografato da uno sconosciuto. Per questo aveva capito di essere in pericolo.

Nel rapporto preparato dal ministero dell’Interno del Cairo ci sono, sempre secondo il quotidiano egiziano, anche ‘informazioni importanti’ sulla banda di criminali che aveva rapinato l’italiano Davide qualche mese fa, oltre agli effetti personali e la borsa che, sempre secondo gli inquirenti egiziani, apparterrebbe al giovane. Sul fronte italiano dell’inchiesta, questa mattina vertice in Procura tra il pm Sergio Colaiocco e il pool investigativo costituito da Ros e Sco rientrato l’altro giorno dalla lunga trasferta al Cairo, per fare il punto in vista dell’appuntamento del 5 aprile. Si punterà soprattutto sull’avere i tabulati telefonici riconducibili al cellulare di Regeni, mai ritrovato, e a una decina di persone che possono aver avuto contatti con lui prima della scomparsa.

In Libia, il giorno dopo l’insediamento vicino Tripoli del nuovo governo di unità nazionale capeggiato da Fajez Serraj, arriva la notizia secondo cui il premier del governo ‘ribelle’ di Tripoli Khalifa Ghwell nella notte avrebbe lasciato la città per tornare a Misurata, sua città natale. Secondo fonti libiche, anche il presidente del parlamento Nouri Abusahmin avrebbe lasciato Tripoli e si sarebbe rifugiato nella zona di cui è originario, Zuwara. Mentre Serraj ha già cominciato gli incontri con diversi dignitari tripolini e tutti i sindaci delle 13 municipalità della città. Al momento dieci città della Libia, tra le quali Sabrata e Zuwara, hanno annunciato il loro sostegno al governo. Sul sostegno al nuovo governo è tornato di nuovo il premier Matteo Renzi«Siamo pronti a dare una mano dal punto di vista degli aiuti sociali, delle forze di polizia, della cooperazione internazionale, non che ci alziamo la mattina e andiamo a bombardare qualcuno». A conferma di questo le parole del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni: «Con Serraj parlato per 20 minuti. Non ha chiesto contributi militari ma economici e medici. Non chiedono subito un intervento esterno. Anche loro devono consolidare. Attualmente la posizione è quella di cercare di consolidare e allargare la base di questo governo di unità nazionale. Tutti sanno che siamo disponibili a dare una mano ma i passaggi saranno numerosi».

Passando in Belgio continuano le indagini sul terrorismo e nel mirino sono finiti 37 richiedenti asilo, in quanto sospettati di avere legami con l’Isis. Secondo il ministro della giustizia Koen Geens, però, nessuno di questi rappresenterebbe una minaccia diretta. E’ in ogni caso dallo scorso settembre che la Sicurezza di stato effettua uno screening sistematico dei migranti provenienti da Iraq ed Egitto, che ha portato a 12.014 controlli totali. E di questi solo 37 hanno richiesto ulteriori verifiche. Procedono nel frattempo i controlli all’aeroporto di Zaventem, sede del primo e più grave attentato. E l’accusa ai vertici dello scalo arriva da una lettera aperta della polizia aerospaziale, che dice di aver segnalato la presenza di elementi sospetti, per meglio dire spie, all’interno dello staff dell’aeroporto. Nel mirino almeno 50 dipendenti, che si trovano tra smistamento bagagli, pulizie e duty free, molti dei quali con precedenti e anche rei di essere andati e tornati dalla Siria. E minacciano di bloccare la riapertura dello scalo nel caso non siano prese misure di sicurezza aggiuntive rispetto a quelle previste. Riapertura che dovrebbe avvenire sabato, ma si sta studiano, nonostante i test sulla sicurezza siano stati superati, all’introduzione di metal detector all’entrata. E che il Belgio abbia paura di nuovi attentati è evidente. E secondo il ministro dell’interno Jan Jambon, presente al vertice sulla sicurezza nucleare a Washington, i nuovi obiettivi sono le centrali nucleari. «Sono un target interessante per i nostri terroristi, sebbene al momento non ci sia nessuna minaccia diretta», dice alla RTL. Intanto è vicino il trasferimento di Salah Abdeslam in Francia. Il Tribunale ha preso atto del suo consenso e il suo avvocato ha confermato la volontà del suo assistito di collaborare con la procura di Parigi. Francia e Belgio dovranno ora accordarsi sulle modalità di questo trasferimento.

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