martedì, Novembre 30

Caso Regeni, Gentiloni: 'Con Egitto collaborazione insoddisfacente' field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


«La nostra ricerca della verità finora non ha avuto risposte soddisfacenti». E’ duro il commento del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni intervenendo sul caso Regeni a Voci del Mattino su Radio Rai1. La collaborazione promessa dall’Egitto, ha sottolineato il ministro «finora è stata assolutamente inadeguata. E’ accaduto un fatto molto importante nelle relazioni diplomatiche fra Italia ed Egitto. Abbiamo richiamato a Roma il nostro ambasciatore al Cairo. Un gesto molto forte nei rapporti tra Stati. Se qualcuno immaginava che il tempo avrebbe portato l’Italia ad allentare l’attenzione, sbagliava. Per noi il ritorno alla normalità nelle relazioni con l’Egitto passa dalla soluzione di questo caso. Dipende da una collaborazione seria. Continueremo ad esercitare la nostra pressione diplomatica affinché si arrivi alla verità, anche se sappiamo che non sarà facile».

Gentiloni ha poi detto di aver presentato il caso durante l’ultima riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea a Lussemburgo e di aver avuto solidarietà dai suoi omologhi europei: «C’è la consapevolezza che si tratta di un caso gravissimo in un contesto all’interno dell’Egitto che è sotto gli occhi di tutti». ma avverte: «Sappiamo che in questo raffreddamento dei rapporti tra Italia ed Egitto ci sarà qualcuno che cercherà di inserirsi per conquistare relazioni privilegiate con Il Cairo. Ma non possiamo lasciarci guidare da questo». Nel frattempo l’indagine va avanti ed è ripreso il contatto tra le procure dei due Paesi e Gentiloni dice: «Mi auguro che l’attività della procura di Roma possa ripartire. La procura di Roma ha inviato una nuova rogatoria in Egitto, vedremo se produrranno risultati. Mi auguro che l’attività del procuratore Pignatone possa riannodare qualche contatto utile, ma nel frattempo manteniamo la nostra posizione di insoddisfazione».

Mentre in Egitto continuano i commenti sdegnati sul caso Regeni. Dopo la giornalista, ecco il vicepresidente della Camera dei rappresentanti del Cairo, Soliman Wahdan, ha insinuato che il ricercatore italiano fosse una spia: «L’Egitto è uno stato di diritto e lavorerà per trovare i responsabili e giudicarli. Se però fosse dimostrato che Regeni era una spia si creerebbe un problema enorme tra l’Egitto e l’Italia. La fiducia tra i due paesi verrebbe meno».

«L’Italia è ben lontana dall’essere sopraffatta dai migranti». A dirlo il ministro dell’Interno della Germania, Thomas De Maiziere, parlando a Potsdam, in un incontro stampa con l’omologo austriaco Wolfgang Sobotka. E se dall’Italia il ministro dell’Interno Angelino Alfano smentisce la chiusura del Brennero, ecco arrivare proprio dalla Germania, in particolare dal ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz,  l’appoggio all’Austria: «Nessuno in Austria vuole una chiusura del Brennero, ma se oggi a tutti i rifugiati e migranti viene fatto il gesto di passare, allora non abbiamo altra scelta che introdurre controlli di frontiere, così come hanno già fatto altri Paesi come la Germania. Se l’Italia si prenderà cura di questa gente e non li spedirà automaticamente verso nord, allora comincerà anche a diminuire il numero di coloro che si metteranno in marcia. Quando diventerà chiaro che la strada verso la Mitteleuropa non è più aperta, allora diminuiranno anche quanti hanno interesse a venire». E proprio Alfano è tornato sull’argomento: «Noi diciamo che non c’è motivo di costruire quel muro, perché farebbe danno ai nostri albergatori, ai nostri imprenditori al nostro import-export. Dunque, faremo di tutto, lavorando con maggiore efficacia nel controllo degli itinerari italiani verso il Brennero, per evitare che gli austriaci trovino un pretesto per montare quella barriera. Oggi non c’è né la scusa, né la ragione, né il pretesto», ribadendo poi il no dell’Italia a controlli austriaci sul nostro territorio.

In Siria è sempre più emergenza ad Aleppo: secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) nell’ultima settimana più di 200 morti fra i civili per bombardamenti e attacchi di artiglieria. E fra questi ci sarebbero almeno 50 sono bambini, ma il bilancio è destinato ad aggravarsi. Mercoledì l’attacco all’ospedale di Al Quds assistito da Medici senza Frontiere, oggi invece secondo l’agenzia Sana in un altro bombardamento sulla zona di Bab al Faraj diversi i morti e i feriti. E numerosi feriti sono segnalati in una clinica di Al-Marja, la stessa dell’ospedale di Msf colpito mercoledì sera, dove ha perso la vita anche l’ultimo pediatra rimasto in città, Mohammed Wasim Moaz. «La violenza è nuovamente aumenta, tornata ai livelli di prima del cessate il fuoco», il commento dell’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Zeid Ràad Al Hussein. Che ha denunciato il «mostruoso disprezzo per la vita dei civili da tutte le parti in conflitto». Ma non solo: «Ci sono rapporti inquietanti provenienti da Aleppo, Homs, Damasco, Idlib e Deir ez-Zor che parlano di un aumento delle vittime e di consolidamenti militari. Questo indica preparativi per una escalation letale». Russia e USA intanto parlano di ‘regime di silenzio’ che partirà stanotte nella regione settentrionale di Latakia e nella periferia Damasco, ma questo accordo non prevede Aleppo.

Nel frattempo nella lotta all’ISIS arrivano nuove notizie. Le forze speciali Usa hanno ucciso circa 40 esponenti dello Stato Islamico legati alla preparazione di diversi attentati in Africa e in Europa, tra cui quelli di Parigi e Bruxelles. A dirlo al ‘Daily Beast’ alcuni funzionari del Pentagono. La maggior parte, accusati di aver istigato, finanziato o ideato attacchi, è stata uccisa in Siria. Ma i miliziani dell’ISIS proliferano ancora, anche se in numero minore. Il Pentagono parla di una cifra che va dai 19 ai 25mila, in calo rispetto ai 33mila del 2015.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->