mercoledì, Ottobre 20

Caso Regeni: è rottura Italia-Egitto field_506ffbaa4a8d4

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Seconda giornata di confronto a Roma tra il pool di inquirenti italiano e quello del Cairo sul caso di Giulio Regeni. Ma ancora una volta pare che tutto si sia risolto con un nulla di fatto, tanto che il comunicato congiunto, nel quale si doveva parlare dell’incontro e dei suoi esiti, non ci sarà. Già dagli esiti della giornata di ieri si era capito che la visita degli inquirenti egiziani sarebbe stata poco fruttuosa. La parte italiana, secondo voci di corridoio, ha illustrato i risultati dell’autopsia e l’analisi del computer di Regeni, mentre la delegazione egiziana ha solo aggiornato sull’attività svolta successivamente alla visita al Cairo a fine marzo del procuratore Giuseppe Pignatone e del sostituto Sergio Colaiocco. In sostanza il corposo dossier promesso dall’Egitto sulla vicende non è arrivato. Diverse le mancanze, a partire dallo sviluppo delle celle telefoniche dei quartieri di Gyza dove Giulio viveva ed è stato sequestrato e i tabulati telefonici delle venti utenze di persone vicine a Regeni. Per questo la situazione tra le due parti si sta facendo decisamente tesa, tanto che in serata arriva la notizia che di fatto la collaborazione con le autorità giudiziaria egiziane è interrotta. L’Italia inoltre ha richiamato l’ambasciatore al Cairo, Maurizio Massari.

Diminuiscono gli arrivi di migranti. A certificarlo è la Germania, secondo cui, dati alla mano, nel primo trimestre del 2016 c’è stato un calo del 66%, ma aumentano le richieste di asilo, 181.405 (+112% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). Il ministro degli Interni tedesco Thomas De Maiziere rimane però cauto e afferma: «Non sappiamo se emergeranno altre rotte, specialmente Libia-Italia, e come l’Italia risponderà». La chiusura della rotta dei Balcani ha provocato una forte riduzione del numero degli arrivi a marzo, ma ora tutti gli occhi sono puntati sulle nuove rotte, soprattutto quella italiana. Per questo l’Austria rimane molto preoccupata e spinge per maggiori controlli al Brennero. Oggi al Viminale il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha incontrato la sua omologa austriaca, Johanna Milk Leitner. «Intensificare la collaborazione bilaterale ed operativa nel monitoraggio e controllo della comune frontiera con l’obiettivo strategico di garantire la fluidità di passaggio al Brennero e di salvaguardare la libera circolazione prevista da Schengen», il succo dell’incontro in un comunicato congiunto. Nel frattempo riprese in Grecia le espulsioni dei migranti giunti illegalmente dalla Turchia. Un’imbarcazione con a bordo un gruppo di 95 profughi è partita nella notte, intorno alle 4, dalle isole di Chio e Samo verso Lesbo, seguita poi alle 8 da un’altra nave con 45 persone a bordo. ma intanto c’è già il primo caso di rifiuto da parte della Turchia di accettare un migrante rispedito dalla Grecia. Proteste di diversi attivisti si sono avute nel porto di Lesbo, mentre diverse ong hanno criticato la situazione nei campi profughi come quello di Moria, dove si trovano oltre 3mila persone. E il governo di Atene non riesce a convincere le migliaia di profughi accampate nel porto del Pireo e alla frontiera di Idomeni ad acconsentire al trasferimento nei centri.

Ancora situazione caotica in Spagna, dove a quattro mesi dalle elezioni manca ancora un governo in grado di ottenere la fiducia in parlamento. Il presidente di Ciudadanos, Albert Rivera, ha annunciato che non sono in agenda altri incontri con Psoe e Podemos fino a quando «non ci sarà un cambio di posizione» da parte di Pablo Iglesias (Podemos). Proprio ieri la prima riunione tra i tre partiti, ma Iglesias ha presentato un documento con 20 proposte che ha immediatamente fatto interrompere le trattative. Secondo il quotidiano ‘El Pais’, il leader di Podemos spinge per un referendum per la Catalogna e l’esclusione di Ciudadanos da un ipotetico governo. Iglesias ha comunque annunciato che tra il 14 e il 16 aprile il partito voterà sull’opportunità di sostenere o meno un accordo per formare un nuovo governo di coalizione.

Infine andiamo in Venezuela, dove il presidente Nicolas Maduro ha annunciato a sorpresa di voler valutare anche la chiusura del Parlamento, in mano all’opposizione, accorciando a soli 60 giorni il mandato dei deputati eletti lo scorso dicembre, che dovrebbero restare in carica fino al 2021. la decisione di Maduro avverrebbe per «bloccare la strada al golpismo e alla manipolazione dell’Assemblea Nazionale». Inoltre ha posto il veto alla legge di amnistia dei prigionieri politici approvata dal Parlamento e ha fatto sapere che la invierà al Tribunale Supremo di Giustizia (Tsj) per renderla incostituzionale.

 

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