mercoledì, Giugno 23

Caso marò: 'Girone non può essere usato come garanzia'

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Ma torna a far parlare anche il presidente siriano Bashar al Assad, che in una intervista rilasciata a ‘Sputnik’ lancia accuse molto forti: «Il terrorismo è il vero problema. E’ sostenuto direttamente dalla Turchia. E’ sostenuto direttamente dalla famiglia reale dell’Arabia Saudita e da un certo numero di Stati occidentali, in particolare dalla Francia e dal Regno Unito». E afferma: «Dobbiamo combattere il terrorismo a livello internazionale perché non coinvolge solo la Siria: il terrorismo c’è anche in Iraq. In Siria il danno economico e il danno alle infrastrutture supera i 200 miliardi». Per Assad la fase di transizione in Siria deve avvenire «nel quadro dell’attuale costituzione» e deve prevedere «un governo di unità nazionale» che comprenda varie forze politiche e che dovrebbe «lavorare alla nuova costituzione e farla votare dal popolo siriano»: solo dopo la transizione alla nuova costituzione «può avere luogo». E sulla ricostruzione afferma: «Suppongo che molti Paesi che erano contro la Siria, voglio dire prima di tutti i Paesi occidentali, cercheranno di portare le loro aziende a partecipare a questo processo. Per noi, in Siria, non c’è assolutamente alcun dubbio che chiederemo, prima di tutto, ai nostri Stati amici, principalmente dalla Russia. Penso che le aziende russe avranno un ampio spazio per contribuire alla ricostruzione della Siria».

Mentre intanto in Francia Francois Hollande fa un passo indietro sul progetto di riforma costituzionale che prevedeva la revoca della doppia nazionalità ai francesi condannati in via definitiva per fatti di terrorismo. «Ho deciso dopo aver incontrato i presidenti dell’assemblea nazionale e del senato, di mettere fine al dibattito costituzionale», ha detto durante la riunione del consiglio dei ministri, riconoscendo che sulla questione della revoca della cittadinanza «un compromesso appare irraggiungibile». La revoca non sarebbe comunque stata possibile per quelli con un solo passaporto, che sarebbero rimasti apolidi. «Non devierò dagli impegni che ho preso per garantire la sicurezza del Paese» ammette Hollande, che ieri ha toccato solo il 18% dei consensi nei sondaggi nazionali.

Intanto continua a rimanere tesa l’aria tra Mosca e la Casa Bianca. La Russia ha deciso di non partecipare al summit sulla sicurezza nucleare in programma a Washington da domani. Il motivo è la «mancanza di interazione» nello scegliere i temi di cui discutere al forum. A dirlo il portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov«Mosca ritiene che l’elaborazione dei temi legati alla sicurezza nucleare richieda sforzi comuni e congiunti e la considerazione reciproca degli interessi e delle posizioni».

«Il dolore della famiglia Regeni è il dolore di tutta l’Italia. Noi siamo con il cuore, la mente e le azioni concrete a sostegno della famiglia». A dirlo il presidente del Consiglio Matteo Renzi a Chicago, durante il suo viaggio negli Stati Uniti. «Noi speriamo che si possa finalmente trovare il colpevole o i colpevoli. E se questo non restituirà Giulio alla sua famiglia, restituirà onore all’Italia e all’Egitto. Noi ci fermeremo solo quando avremo trovato la verità. Lo dobbiamo al popolo egiziano e al popolo italiano. Ci fermeremo solo davanti alla verità, alla verità vera, non a una verità di comodo». E ammette: «La vicenda è molto complicata, è seguita dal procuratore Pignatone, uno dei più importanti e autorevoli magistrati in Italia insieme agli inquirenti delle forze dell’ordine. C’è il massimo impegno e sforzo affinché i magistrati italiani possano avere accesso a tutte le carte. Siamo impegnati perché ciò accada senza alcun tentennamento». Nel frattempo è di oggi la decisione della procura generale egiziana di creare una squadra d’inchiesta per coordinare le procure coinvolte nelle indagini sull’uccisione di Regeni: «Vista la diversità dello spazio geografico dove sono state rinvenute le prove durante le indagini sulla morte di Regeni, il procuratore generale ha ordinato la formazione di una squadra d’inchiesta dell’Ufficio del procuratore generale stesso per proseguire le inchieste sull’omicidio al fine di giungere alla verità», si legge in un comunicato.

Infine andiamo in Pakistan, dove i fondamentalisti islamici sostenitori di Mumtaz Qadri, la guardia del corpo che nel 2011 uccise il governatore del Punjab Salmaan Taser, hanno deciso di sospendere il loro sit-in di protesta a Islamabad dopo che il governo ha accolto alcune delle loro rivendicazioni, tra cui quella di non modificare la legge sulla blasfemia. I manifestanti, guidati da alcuni partiti islamici, avevano presentato una lista di 10 richieste, tra cui l’impiccagione della madre cristiana Asia Bibi, condannata a morte nel 2010 con l’accusa di aver insultato Maometto durante una lite con delle donne musulmane. Secondo quanto si apprende, ben 7 richieste su 10 son ostate accettate.

 

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