mercoledì, 1 Febbraio
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Caso Lo Porto: la verità è lontana, come i risarcimenti

L’impegno, solenne, è stato assunto da entrambi i governi: quello italiano e quello statunitense: fare piena luce sulla morte di Giovanni Lo Porto, rimasto ucciso nel corso di un’operazione antiterrorismo ditargeted killingcondotte da droni americani su territorio pakistano.
Una delle tante vittime civili. Secondo l’Alta Corte di Peshawar, tra il 2008 e il 2012 sarebbero stati uccisi 1.449 civili pakistani e 47 cittadini stranieri; altri 335 civili pakistani insieme a 6 cittadini stranieri sarebbero rimasti seriamente feriti. Cifre forse da prendere con beneficio d’inventario, ma anche a volerle dimezzare si tratta comunque di un bilancio pesantissimo.

Le cosiddette operazioni ditargeted killingsono considerate illegittime dal punto di vista del diritto internazionale; tuttavia continuano a essere effettuate dall’Amministrazione Obama, in base a direttive segrete. Questo lascia le vittime ‘collaterali’ prive di ogni forma di tutela e persino del più elementare ‘diritto a conoscere’ lo svolgimento dei fatti.

Il caso Lo Porto: perde la vita il 15 gennaio 2015; la prima vittima collaterale italiana di untargeted killing‘. Esperto di cooperazione internazionale Lo Porto era in Pakistan per prestare assistenza alle popolazioni civili. Il 19 gennaio 2012, a meno di una settimana dal suo arrivo, viene rapito con un collega tedesco da un commando composto da quattro jihadisti. Il 23 aprile 2015 il Presidente Barack Obama rivela che Lo Porto è morto: il 15 gennaio 2015 l’edificio dove era tenuto prigioniero era stato bombardato e raso al suolo dai droni americani; bilancio dell’’operazione’: quattro presunti affiliati ad Al Qaeda, ma anche Lo Porto e un secondo ostaggio, l’americano Warren Weinstein.

Nel suo discorso del 23 aprile Obama si assume la piena responsabilità per l’accaduto e si impegna solennemente affinché «l’esistenza di questa operazione fosse declassificata e resa pubblica», riconoscendo che le famiglie di entrambe le vittime avevano «il diritto di conoscere la verità». Il 24 aprile il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni rivela che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi è stato informato della morte di Giovanni nella tarda serata del 22 aprile, direttamente dal Presidente Obama. Gentiloni assicura che il Governo lavora «per acquisire il massimo di ulteriori informazioni possibili sulle circostanze del tragico errore riconosciuto dal presidente Obama».

Risultati? Finora, a parte nobili, accorate parole, nulla.

Le vicende di ‘ordinaria ingiustizia’. Capita di essere indagati; magari di essere anche arrestati; di essere rinviati a giudizio; e alla fine dopo mesi, anche anni, tutto si risolve in una bolla di sapone, dopo il primo, il secondo e il terzo grado, la sentenza di definitiva assoluzione. Hai un bell’esibire la sentenza con sopra scritto che sei stato assolto perché il fatto non sussiste, o non hai commesso. Chi risarcisce per il danno subito? per le sofferenze patite, per il tempo ‘rubato’, per l’ingiusta carcerazione
Problema reale, quello del risarcimento. I danni psicologici, e quelli somatizzati, sono irrisarcibili; ma le spese sostenute, il lavoro andato in malora, il tempo perso, la cattiva pubblicità, il sospetto che aleggia? Si è calcolato che ogni anno i tribunali italiani sonoinvestitida circa un milione di processi penali; e in media tre su quattro si concludono con una assoluzione.

Chi risarcisce? In Inghilterra il giudice può decidere che lo Stato paghi le spese sostenute dall’imputato che ha dichiarato assolto; ed accade nella maggioranza dei casi in cui sia evidente che il processo non aveva un serio fondamento. Negli Stati Uniti il Governo federale contribuisce a rifondere la parcella di chi viene scagionato.

La regola che impone allo Stato di rimborsare la parcella pagata dall’innocente vige in molti altri Paesi europei; per esempio in Germania, Russia e Ucraina il tribunale penale è competente a valutare la richiesta d’indennizzo dopo aver deciso un’assoluzione. In altri 28 Stati il cittadino giudicato pienamente innocente può chiedere un risarcimento delle spese legali direttamente al  Governo o un altro tribunale. Accade in Albania, Austria, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Moldavia, Monaco, Montenegro, Norvegia, Polonia, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Turchia e Ungheria. Chissà quando anche in Italia il cittadino che viene assolto non dovrà pagare nulla. Senza ‘se’ e senza ‘ma’.

 

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