domenica, Settembre 19

Caso Guidi: pronta mozione di sfiducia al Governo

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Si respira un clima di bufera nelle aule di Montecitorio, a causa dell’emendamento inserito nella legge di stabilità e punto focale dell’intercettazione che ha condotto alle dimissioni del ministro Federica Guidi, dove le forze dell’opposizione chiedo a gran voce la sfiducia per l’intero governo. I primi a proporre una prossima mozione di sfiducia al Senato sono i rappresentanti del Movimento cinque Stelle (M5S): «Tutto il governo ha le mani sporche di petrolio, non solo la dimissionaria Guidi. Il M5S presenterà una mozione di sfiducia all’intero governo Renzi. Il gruppo parlamentare al Senato sta già lavorando per il suo deposito» attacca Nunzia Catalfo, capogruppo del Movimento 5 Stelle Senato e prosegue: «L’intervento del 18 dicembre 2014 di fronte a tutta l’aula del Senato da parte del nostro Andrea Cioffi inchioda non solo la Guidi, ma tutto il governo ed i parlamentari Pd e Ncd che erano presenti in aula e votarono il provvedimento tutti sapevano, tutti devono andare a casa». Alla proposta dei pentastellati si era aggiunto in mattinata anche l’appoggio di Lega Nord, ma, nonostante la possibilità di poter mettere in difficoltà la maggioranza per il divario numerico di sostenitori risicato, in sede di votazione al senato, arriva il ‘no’ alla collaborazione dagli stessi grillini: «Noi presenteremo la nostra mozione. Se la Lega vuole la voti, ma insieme non scriviamo niente. Al massimo ti fai un selfie…», scrive sul suo profilo Twitter Roberto Fico, componente del direttorio M5s e presidente della Commissione di Vigilanza Rai, provocando indirettamente il leader del carroccio Matteo Salvini, per i celebri autoscatti di Bruxelles. Secca la replica da parte dei leghisti Gianmarco Centinaio e Massimiliano Fedriga che affermano: «I 5 Stelle? Sono solo dei chiacchieroni. È’ evidente che l’unica cosa che gli interessa è proteggere questo governo. Ma la gente lo capirà che Grillo, Di Maio e compagni sono amici di Renzi».

Nel mirino finisce anche Maria Elena Boschi firmataria, nel suo ruolo di Ministro delle Riforme, dell’emendamento della ‘discordia’. In una nota firmata dai membri di Alternativa Libera-Possibile i deputati Marco Baldassarre, Pippo Civati, Massimo Artini, Luca Pastorino, Beatrice Brignone, Eleonora Bechis, Tancredi Turco, Andrea Maestri, Samuele Segoni e Toni Matterelli dichiarano: «Se sono vere le parole riportate dai giornali con cui il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ha scaricato Federica Guidi dicendo ‘Non sapevo nemmeno che avesse un compagno. E tantomeno ci aveva informato che lui avesse interessi nell’ambito del suo stesso ministero’, ci troviamo davanti a un ministro che non è all’ altezza di svolgere il ruolo che ricopre. Per le mani della Boschi passano tutti i dossier più delicati del governo, emendamenti che spostano centinaia di milioni di euro e lei si limita a dire che non sa che i suoi colleghi di governo agiscono in conflitto d’interessi. Visto che un ministro che non sa ciò che fa e nemmeno insieme a chi lo fa, non è meno inadeguato di uno che favorisce gli amici degli amici, è auspicabile che Boschi faccia un passo indietro dal governo e che Renzi rifletta se non sia il caso di dimettersi lui stesso. Chi non sa cosa fa non può guidare un Paese».

Sinistra Italiana invece si rivolge al Presidente della Camera Laura Boldrini, attraverso una lettera scritta dal capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana Arturo Scotto: «La vicenda che ha portato alle dimissioni della ministra Guidi va chiarita. Non bastano le dimissioni per chiudere un caso che passa dal conflitto di interessi al rapporto con le lobby dalla politica energetica alle politiche di sviluppo del nostro Paese. Renzi venga in Parlamento». Sul caso Guidi calca la mano anche la candidata a sindaco di Roma Giorgia Meloni, che come leader di Fratelli d’Italia commenta così ai microfoni di ‘Radio Radio‘: «Tutto il governo deve andare a casa perché è in eterno conflitto di interessi. Questi sono i garanti di quelli che li hanno piazzati a Palazzo Chigi. E non sono stati i cittadini italiani. Renzi è l’utile idiota di banche, multinazionali, poteri forti. E in ogni provvedimento del governo ci sono favori fatti a questi mondi». E aggiunge: «Renzi poco tempo fa ha detto ‘noi siamo al governo con Verdini perché nel 2013 abbiamo perso le elezioni’ e nessuno gli fa notare che in un Paese democratico e normale quando uno perde le elezioni se ne sta a casa e non fa il presidente del Consiglio. Ma da noi funziona che si alzano le lobby, le multinazionali e le banche e ci dicono chi sta a Palazzo Chigi. Il problema non è la Guidi o la Boschi ma tutto il governo. Poi una si dimette l’altra no. Perchè?».

Per nulla in linea con la richiesta di dimissioni da parte della Boschi i membri di Forza Italia che parlano tramite il senatore Maurizio Gasparri: «Garantisti convinti, aspettiamo gli sviluppi dell’inchiesta prima di emettere giudizi. Prendiamo atto della coraggiosa e inevitabile decisione di Federica Guidi di dimettersi dal suo incarico. Tuttavia, restano ombre pesanti sull’operato del governo nel suo complesso. Non è il primo conflitto di interesse che emerge nell’esecutivo Renzi. È ancora aperta la vicenda bancaria. Non sono stati rimborsati i cittadini truffati da Banca Etruria e dagli altri istituti di credito e permangono molti dubbi sul ruolo e sul comportamento della Boschi». Da Washington nel tentativo di calmare le acque interviene il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che risposto alle domande dei giornalisti dichiarando «Se prima per telefonate inopportune non ci si dimetteva, ora ci si dimette» e sull’attuazione dei lavori a ‘Tempa Rossa’ afferma: «Dà posti di lavoro, è una cosa sacrosanta da fare, aver consentito a delle persone di venire in Italia e fare degli investimenti è una cosa sacrosanta, io lavoro perché si creino posti di lavoro». A chi gli chiede se siano doverose le ulteriori dimissioni del ministro Boschi replica che il suo è stato ‘un atto dovuto’ dal ruolo ricoperto e sul caso della mozione di sfiducia ammette: «Le mozioni di sfiducia delle opposizioni ormai sono settimanali o quindicinali».

 

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