mercoledì, Dicembre 1

Caso Del Turco, colpevole sulla parola

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Il denaro, quello, dov’è finito? Un’informativa della Guardia di finanza riferisce che il 20 luglio 2008, dodici giorni dopo gli arresti dei vertici della Giunta Regionale, Angelini si reca presso la filiale della sua banca, la Cassa di Risparmio di Chieti, per effettuare un deposito: sono 6mila banconote da 500 euro, tre milioni di euro. Non vi è traccia di prelievi a ciò riconducibili. Da dove viene quel denaro?  Il colonnello della Guardia di Finanza in aula dichiara: «Questa operazione non è stata oggetto di attività alcuna». Il deposito milionario dell’imprenditore non si menziona nelle motivazioni della sentenza: non sono stati disposti accertamenti dalla procura.

Insomma, agli occhi di un profano c’è molto, troppo che non quadra. Poi che accade? Che si celebra il processo di secondo grado; e accade che persino la pubblica accusa ammette che non ci sono ‘riscontri’ sulle presunte tangenti incassate da Del Turco. Ma come, sette anni dopo ci si dice che non ci sono ‘riscontri’, non si trovano? Ma come, se durante la ormai rituale conferenza stampa che ‘illustra’ i particolari della ‘brillante operazione’ si è detto che quei riscontri non solo c’erano, ma erano ‘schiaccianti’?

Se per quei ‘riscontri’ Del Turco viene arrestato, processato, condannato, costretto a dimettersi da presidente della Regione? Ora ci si dice che non si trovano, non si sa neppure se esistono? E cosa si fa, si ammette che è un gran pasticcio? Neppure per sogno, si chiede una riduzione della pena. Come una riduzione della pena? Sembra la storiella di quella ragazza che ammette di essere incinta, ma poco poco: Del Turco, corrotto-corruttore; ma così così… Se i riscontri ci sono bene; se non ci sono come si fa a chiedere una pena, per quanto ridotta?

Poi viene in mente che anni fa (è lo stesso Del Turco a raccontarlo), Walter Veltroni manda un biglietto di solidarietà così concepito: «Ti auguro di poter provare la tua innocenza». Non c’è dubbio che Veltroni abbia voluto esprimere solidarietà, affetto; ma è proprio qui la cosa grave, il fatto che quel biglietto è stato vergato in ‘buona fede’, con spirito solidale: da quando si deve provare la propria innocenza? L’inquisito non dovrebbe provare un bel nulla. E’ il magistrato pubblico ministero che deve provare la colpevolezza. Quando, come spesso accade, si arriva in ‘buona fede’ a un simile rovesciamento, si oltrepassa di molto Franz Kafka; e può accadere di tutto, come puntualmente accade. Per quel che riguarda Del Turco venerdì forse si avrà il verdetto. Chissà.

Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Ne abbiamo parlato spesso, battiamo ancora il chiodo. Da sette mesi sono ufficialmente chiusi, ma in realtà così non è. Il Governo ha appena inviato la lettera di diffida a otto Regioni per il mancato rispetto della legge 81 del 2014 con la quale l’Italia ha messo ufficialmente fine all’era degli ospedali psichiatrici giudiziari. Le regioni sono: Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Piemonte, Puglia, Toscana, Veneto. Ne consegue che ora dovrà pensarci un commissario ad hoc, perché non hanno saputo prendersi carico, nei tempi e nei modi previsti, i reclusi psichiatrici residenti sul proprio territorio.

Nei cinque OPG di Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino, Napoli, Reggio Emilia, al momento risultano recluse ancora 234 persone. Le otto regioni hanno ora dai quindici ai quarantacinque giorni di tempo per provvedere. Riusciranno a fare in poche settimane quello che non è stato fatto in un anno?

 

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