martedì, Agosto 3

Caso Cosentino: troppo facile far finta di nulla Assolto per non aver commesso il fatto ... ma la Camorra non era entrata al governo?

0

La vicenda, un po’ tutti, se la sono scrollata di dosso con un’alzata di spalle. In fin dei conti, è pur stato assolto. Dunque, di che cosa si lamenta? Non è la prova che la giustizia c’è, in questo Paese, e funziona? Al tempo.

L’assoluzione in questione è quello dell’ex parlamentare Nicola Cosentinocondannato in primo grado a cinque anni e mezzo di carcere, nell’ambito del processo ‘Il Principe e la scheda ballerina’. In Appello assolto, ‘per non aver commesso il fatto’.

Che detta così, vien da dire: ti è anche andate bene. Ma non è consentito cavarsela così, con questa alzata di spalle, e ‘avanti il prossimo’.

A suo tempo, i mezzi di comunicazione dedicarono ampio spazio alla vicenda: articoli, inchieste, commenti. Tutti senza neppure l’avvertenza di un cautelativo punto interrogativo. 

Il più sicuro, determinato, ‘l’Espresso’. Nell’ottobre del 2008 scrive di una ‘rete dove affari e politica si confondono, con l’ombra dominante della mafia campana’. E ancora: ‘L’Espresso’ rivelò come nasceva il potere di Cosentino con una copertina dell’ottobre 2008. Un titolo inequivocabile: ‘La camorra nel governo…’. Nella dettagliata inchiesta, le ‘rivelazioni’ di cinque collaboratori di giustizia: accusano Cosentino di ‘lunghi rapporti con il clan dei casalesi’.

Tra i commentatori più implacabili, il carissimo Roberto Saviano. Il 25 marzo 2013, sempre su ‘L’Espresso’, scrive: ‘Nella distorta visione della mia terra, il carcere non è percepito solo come una vergogna. È uno svantaggio, una tragedia, a volte un’ingiustizia, un ostacolo su cui però inciampa chi si relaziona al potere. Su cui inciampano le persone ambiziose. Su cui inciampano – capita anche questo – le persone sfortunate. Sono nato e cresciuto dove molti considerano il carcere un’accademia, un luogo di ‘formazione’, una prova che non può affrontare chiunque. Una prova che solo gli ‘uomini’ possono sostenere. Se non sei capace di affrontare il carcere non sarai mai un uomo di responsabilità, un uomo di potere. Non inciderai mai sulle cose… Cosentino, costituendosi e non aspettando l’arresto, intende dimostrare di essere il più forte dei diadochi berlusconiani, più forte di Berlusconi stesso…’.

Ora l’assoluzione. Su ‘L’Espresso’ nulla, non un rigo. Ma come? ‘Non c’era la camorra al Governo?’ Saviano si occupa di altro; un po’ tutti si occupano di altro. Eppure, nel dispositivo della sentenza d’appello di Napoli che cancella la condanna di Cosentino si legge: ‘Assolto per non aver commesso il fatto’

Rileggere, prego: non assolto non perché non essere riusciti a provare la colpevolezza; non perché Cosentino e i suoi avvocati siano stati così abili da trovare scappatoie; non per prescrizione. Assolto per ‘NONAVERCOMMESSOILFATTO’. 

Capita? Certo che capita: tutti i giorni; lo sanno bene le centinaia di persone che ogni anno si trovano ingiustamente impigliati nelle maglie della giustizia, ne pagano le gravosissime conseguenze; e molto spesso non hanno neppure la soddisfazione di essere rimborsati economicamente (i danni fisici e psichici, evidentemente, non hanno prezzo). 

Dal momento che ‘capita’, ci si deve rassegnare, è una maledizione, un qualcosa di ineluttabile? Proprio no. 

Nel caso di Cosentino poi, a parte il comportamento di stampa e commentatori, c’è la politica. Politica politicante, ma pur sempre politica. 

Occorre fare un passo indietro, al 16 gennaio del 2012. Viene in soccorso una dichiarazione di voto, resa dall’allora parlamentare del Partito Radicale Maurizio Turco, membro della Giunta per le Autorizzazioni a procedere. Conviene, almeno ora, leggerla con attenzione: “Il contesto ed il testo nel quale maturano le accuse rivolte al collega Cosentinofanno riferimento all’esistenza, storicamente accertata e giudiziariamente cristallizzata, del gruppo camorristico denominato ‘clan dei Casalesi’. La natura, la struttura, i protagonisti e le dinamiche del ‘clan dei Casalesi’ sono state approfonditamente delineate nelle sentenze conclusive e definitive dei processi denominati Spartacus 1 e Spartacus 2, oltreché nel saggio ‘Gomorra’. Sia le citate sentenze, sia il noto saggio, prendono in esame ed approfondiscono un lungo arco temporale di vita dell’associazione criminale di Casal di Principe, paese nel quale è nato ed ha lungamente vissuto l’on. Cosentino. Ciò nonostante e sino al 2005, cioè sino a quando l’on. Cosentino non ha ricoperto un ruolo politico di livello nazionale, le strade del clan dei Casalesi e dell’on. Cosentino non si sono mai, neppure per sbaglio, incrociate. Nessuna traccia nei procedimenti e nei saggi. Oggi l’on. Cosentino viene accusato di condotte che non hanno, in sé, a alcun rilievo penale e delle quali l’on. Cosentino ha fornito ampia ed esaustiva spiegazione nelle memorie depositate presso questa commissione. Gli inquirenti prima ed il GIP poi, vestono queste condotte di rilevanza penale in relazione alla circostanza per la quale l’on. Cosentino sarebbe addirittura il referente politico nazionale del Clan dei Casalesi; affermazione questa che però appare essere del tutto apodittica e slegata da qualsiasi accertamento concreto di un qualsivoglia fatto specifico. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che svolgono chiamate di correo nei confronti del collega, senza peraltro attribuirgli mai fatti concreti specifici, oltre a non essere supportate da alcun riscontro obiettivo ed individualizzante – per quanto emerge dalla stessa lettura dell’ordinanza di custodia cautelare – appaiono essere in diversi punti platealmente smentite da dati storicamente accertati di segno assolutamente diverso. Ritengo pertanto che la richiesta di esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del collega sia infondata e frutto di un obiettivo fumus persecutionis“. 

Il Partito Radicale, di conseguenza vota contro l’autorizzazione richiesta. Ora si deve sapere che Turco è un tipo tignoso, quando addenta un osso non lo molla fino a quando non l’ha triturato. Ecco cosa dice: “…sulla base della documentazione prodotta alla Giunta, più che il fumus della persecuzione è ravvisabile un fumus della Procura stessa che ha agito un come ai vecchi tempi, come il caso Tortora per intenderci. Siamo passati dai processi in stile Tortora a quelli che io definisco gli spezzatini”. 

Il fatto è che pur nello spazio delle poche ore concesse (le carte sono arrivate poche ore prima dell’ora fissata per discussione e voto), Turcocoscienziosamente, si è legge le migliaia di pagine inviate dalla procura. Dalla prima all’ultima. Per questo può giungere alla conclusione cui è giunto. Altri si ‘fidano’ di quanto viene detto loro; ‘semplicemente’ non si documentano.

E’ vero, come si dice, che ci si deve difendere nel processo, e non dal processo; ma se il compito della Giunta per le autorizzazioni è quello di accertare se vi sia o meno ‘fumus’ nei confronti di un parlamentare, è proprio quello che Turco ha fatto, a differenza della maggioranza dei suoi colleghi di allora. Per aver svolto con coscienza e acribia il suo compito, lui i suoi colleghi, in quei giorni vengono non solo metaforicamente, linciati. 

Ora Turco ha ricorda un episodio significativo: “Quando fummo chiamati a decidere sulla prima richiesta di arresto, ci fu una assemblea dei parlamentari del PD: la riunione si concluse con la sintesi del capo gruppo Dario Franceschini che disse che al di là del merito non erano in grado di reggere la pressione mediatica a fronte di un possibile diniego all’arresto. Quando disse queste parole dal fondo della sala Arturo Parisi ad alta voce replicò “quando le convenienze fanno premio sulle convinzioni””.   

Marco Pannella, Turco, i radicali invitano Saviano a leggere con loro le migliaia di carte, per aiutarli a trovare qualcosa che ‘inchiodi’ Cosentino, come chiede la pubblica accusa. Saviano non raccoglie l’invito. 

Questi sono i fatti. Ignorati allora; occultati ora.

   La stampa, la comunicazione da una parte; il modo di essere e fare il parlamentare dall’altra. Come si vede c’è ampia materia per riflettere, dibattere, confrontarsi. Cosa si aspetta?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->