giovedì, Agosto 5

Casini, candidato di Berlusconi a Palazzo Chigi field_506ffb1d3dbe2

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Casini è il miglior candidato da contrapporre a Renzi, perché non ha mai ceduto all’idea di andare con la sinistra. È il personaggio più di rilievo, che può contendere al Segretario del Pd il ruolo di premier”. Così Bartolomeo Ciccardini, una delle ultime ‘teste pensanti’ calibro 90 della vecchia DC (Democrazia Cristiana), quella che ha costruito la Prima Repubblica. Parlamentare in svariate legislature e Sottosegretario in diversi dicasteri in 6 Governi, con il piglio di ex giornalista ‘RAI’ e la profondità culturale del pensatore politico di quella generazione di politici che non appartengono alla fase storica che stiamo attraversando, ci analizza il ritorno del leader UDC (Unione Di Centro), Pier Ferdinando Casini, nel centrodestra di Silvio Berlusconi. L’ex Sottosegretario, non è sorpreso che il Pd (Partito Democratico) adotti “i valori della Democrazia Cristiana”.  

 

Onorevole Ciccardini, qual è il giorno esatto in cui lei ha pensato “Oggi è finita la DC”?
Credo che possiamo prendere come momento le elezioni politiche del 1994, quando il Partito Popolare prese solo 11%. Questo passaggio dal 30% della Democrazia Cristiana che era ancora una quota abbastanza importante, al 11%, era il segno dell’abbandono, non tanto da parte degli elettori, bensì dell’elettorato cattolico.   

Cosa pensa del ritorno di Casini nel centrodestra di Berlusconi?
Casini è già stato una volta con Berlusconi nel 1994, quando Buttiglione aveva fatto la scissione per avvicinarsi a Forza Italia. Quindi non è una novità. In questo momento credo che abbia rinunciato a quanto diceva un mese fa, per un motivo molto semplice e per certi aspetti anche comprensibile: Berlusconi con questa legge elettorale arriva ad uno scontro frontale con Renzi, e non ha un candidato per la Presidenza del Consiglio. Tra i suoi non si vede nessuno che ha la personalità per quel ruolo. Poteva esserci Alfano, ma l’ha squalificato in pubblico dicendo che non aveva il quid. In fondo Casini è il miglior candidato da contrapporre a Renzi, perché non ha mai ceduto all’idea di andare con la sinistra, ed è il personaggio più di rilievo che può contendere al segretario del Pd il ruolo di premier. 

Casini e Berlusconi si sono scambiati gli insulti più velenosi negli ultimi anni, ma ora per pura convenienza politica si ritroveranno insieme (se non a queste europee, di sicuro alle prossime politiche). Come valuta tutto questo?
Questo può succedere. Nella situazione politica attuale, il centro potrebbe anche non superare la soglia di sbarramento e non entrare in Parlamento, invece con l’alleanza può accadere che Casini arrivi persino alla presidenza del Consiglio. 

Con l’entrata di Casini nel centrodestra finirà il sogno DC?
La DC è già realmente finita. L’esperienza di un partito popolare che ha la maggioranza assoluta nel 1948, non può durare più di un certo periodo. 30 anni già sono un tempo straordinario per ogni regime. Nel 1978 c’è stata anche la morte di Aldo Moro, che in qualche modo colpisce al cuore la DC in un momento difficile. Caduto il comunismo, l’Italia torna a non aver bisogno di una DC e l’esperienza politica finisce. Quindi non si può parlare di rinascita, ma nel panorama italiano notiamo che manca qualcosa. C’è anche la mancanza dei cattolici, che ormai non sono più un entità politica. Quelli che sono andati con Berlusconi hanno tradito la loro missione.

Perché oggi il mondo cattolico non si muove?
È paralizzato. Da un lato c’è Papa Francesco che non può conoscere bene i problemi politici italiani, dall’altra parte abbiamo una curia cattolica italiana che ha protetto Berlusconi, superando il consentito con una forma incomprensibile, sincerandosi dietro l’alibi dei valori non condivisibili.

Ci sono stati di fatto, vari tentativi, Todi (nelle varie edizioni) e non solo. Lei come guarda a questi tentativi?
Questo tentativo è il più completo e articolato. A Todi c’erano tutti i grandi movimenti cattolici, ed è stato preannunciato da una produzione culturale grandissima: studi, libri, partecipazioni e contributi. Però è stato silurato, perché lo stesso giorno personaggi di Comunione e Liberazione fecero in contemporaneamente una riunione a Norcia. Quindi apparve subito chiaro che c’era una divisione all’interno nel mondo cattolico.  

Attualmente chi è che vorrebbe fondare un partito dei cattolici?
L’unico tentativo in corso è quello di Quagliariello ed Alfano che fuori da Forza Italia stanno provando a creare una formazione politica con caratteristiche simili al Partito Popolare. Però Berlusconi corre subito ai ripari chiamando Casini. Poi tutto questo come vada a finire non si può sapere, ma la posizione di questi cattolici si è molto indebolita.              

Avrebbe mai immaginato lei un  Pd a guida democristiana e con i comunisti in minoranza?
Culturalmente era scritto. I valori della DC hanno vinto ed invece quelli del Partito Comunista hanno perso. Quello che loro sostenevano è stato smentito dalla storia: era sbagliata la scelta antiatlantica e quella antieuropea. Era meglio se avessimo avuto un grande Partito Socialista, invece di quello Comunista che egemonizzava la sinistra. Quindi non mi stupisce che il Pd adotti tutti i valori della DC. Ci sono stati anche quei comunisti veri, non anarchici, che hanno dato un contributo positivo al paese. Un esempio è Giorgio Napolitano che è l’espressione più forte ed illustre di questo filone.              

Secondo il disegno politico di Matteo Renzi a lungo termine è quello che ripete sempre pubblicamente oppure ha in mente qualche altro obiettivo che non racconta?
Intanto c’è un fattore importante: Matteo Renzi vuole vincere con la sinistra. Proprio da questo, penso che non c’è proprio niente da nascondere. Lui vuole governare. Però non ci credo che lui voglia abbattere il governo Letta, anzi l’aiuterà più possibile, poiché non vuole mettersi in carico una sconfitta di questo esecutivo. Lui deve andare alla presidenza del Consiglio, solo dopo una vittoria elettorale.       

Bersani, in una intervista, parlò dell’esistenza di una ‘sala macchine’ all’interno del Pd nella quale vengono prese tutte le decisioni che contano. Secondo lei esiste questa “sala macchine”. stanno già pensando a come far saltare Renzi?
Nei partiti la ‘sala macchine’ c’è sempre. Si presuppone che un partito sia una comunità, quindi ci sono diversi uomini che hanno diversi propositi, programmi ed aspirazioni legittime. Questo non esiste nei partiti personali. Berlusconi non ha la ‘sala macchine’, bensì è lui che prende le decisioni. Questi meccanismi sono proprio la vita del partito con discussioni e dibattiti. La DC adoperava questi strumenti in maniera ottima. Innanzitutto non permetteva a nessuno di primeggiare e poi era un partito aperto a tutte le influenze culturali.

Quindi non è d’accordo con le parole di Rotondi, il quale in una vecchia intervista diceva che l’unico erede della DC è Berlusconi?
Non la condivido. Può darsi che sia un barbaro seduto sul trono dell’impero romano. Ma non ha nulla a che fare con la DC.         

 

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