lunedì, Agosto 2

Cashback: Draghi ha toppato Osteggiatissimo da professionisti e commercianti, il messaggio lanciato con la decisione di sospenderlo è chiaro e forte: evadete tranquilli, ma dateci i voti. Quella abbracciata da Draghi con questa decisione è la linea della destra conservatrice classica, che nelle scelte importanti sceglie sempre i più forti

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Parliamoci chiaro: questa volta Mario Draghi ha toppato, e proprio di brutto. Mi riferisco alla sospensione del cashback.
Benché io conti meno di niente, da questo momento in poi tutto ciò che farà Draghi a me apparirà sospetto. E me ne dispiace, perché ero davvero convinto che si trattasse di unuomo di Governo‘ e non di un uomo di parte, un ometto, insomma. Spero di ricredermi, ma ora come ora, faccio fatica a distinguere tra lui e, ad esempio, il Conte Giuseppi, detto pochette.
Perché? Semplice: entrambi hanno una linea semplice e chiara, cioè, non hanno una linea.

Nella triste conferenza stampa dell’altro giorno, Conte ha tenuto a dire che lui non è né di destra, né di sinistra, affermando così che non potrai mai sapere prima cosa deciderà. Draghi, invece, ha una linea, o meglio l’ha mostrata in questi giorni, ed è la linea della destra conservatrice classica, che nelle scelte importanti sceglie sempre i più forti. Ma allora, direte, Draghi ha una linea? No, ha la linea dei più forti, e quindi su scelte importanti non sceglie.

La linea di Conte è stata espressa meravigliosamente da Luigi Di Maio quando ha detto che gli stellini supereranno questa difficoltà e si impegneranno a «risolvere i problemi degli italiani». Una stupidità colossale, perché i problemi non hanno mai una soluzione; ne hanno sempre di più, almeno due, una didestra‘ e una disinistra‘. Sempre, invariabilmente. La politica è proprio questo: scegliere. Ma per scegliere bisogna avere un obiettivo. Se l’hai, la tua scelta sarà, appunto, una scelta di destra o di sinistra, se non l’hai (anzi, non sai nemmeno cosa sia un obiettivo … lo avete sentito Fico l’altra sera?) ‘risolvi il problema’ come ti capita, miopemente.
Per fare un esempio: che il problema della povertà e della mancanza di lavoro in Italia sia un dramma è un fatto. Ma che la soluzione stia nel reddito di cittadinanza è una stupidaggine perché, appunto e storture a parte, il reddito di cittadinanza risolve il problema di chi non ha da mangiare oggi, ma non assicura la cena domani. Dove andranno a finire e che fine faranno gli stellini, se restano sulla ‘linea’ Conte-Di Maio, è prevedibile, nel nulla da cui sono venuti e il problema diventa del PD. O meglio, diventerebbe del PD se il PD avesse la capacità di capire cosa sta accadendo e se avesse proposte da mettere in campo. Da questo punto di vista, ci sarebbe solo da immaginare e sperare che, superato il Covid-19, ritornino le ‘sardine’. Ma, a parte il fatto che le minestre riscaldate raramente sono appetibili, da come stanno le cose il Covid per ora non è superato e i rischi di nuove ondate a partire da Settembre, sono enormi.

E Draghi? Draghi negli ultimi giorni ha fato due cose molto significative e legate strettamente agli egoismi dei ceti dominanti. Ha fatto anche altre cose utili, ma quelle, unite alla sterzata brusca come non mai verso gli USA, fanno di fatto ora la sua linea.
Ha rimbrottato Enrico Letta sulla questione della tassazione delle ricchezze in eredità o donate. La proposta era ed è stupida, mal posta, arrogante e provocatoria, e quindi che Letta sia stato bacchettato sulle dita era prevedibile ed è logico. Ma il contenuto della risposta è negativo: non è il momento di tassare, ma di dare. In sé la risposta era perfino accettabile, e io l’ho commentata positivamente, perché e se inserita nel più ampio discorso sulla riforma tributaria. Una riforma vera, che faccia pagare le tasse a tutti e ai più ricchi di più, come accade in tutti i Paesi moderni, inclusi gli USA. Il fatto, però, è che la riforma fiscale non c’è, né si è visto, accanto a quella risposta, un fervore di attività da parte, per esempio, della Guardia di Finanza. E allora il dubbio è legittimo, che quella risposta volesse solo dire che da quella parte, per dirla in francese, ‘non c’è trippa per gatti’.
Domandarsi da che parte sta Draghi non è più una domanda oziosa, ha un senso. Lo ripeto ancora, la risposta di Draghi a Letta era giustissima, sacrosanta, ma solo selettain un quadro di riforma fiscale seria e progressiva, che cancelli l’evasione fiscale attuale di circa 120/130 o di più miliardi di evasione annui. È vero, infatti, che i ricchi evadono molto ma sono pochi, mentre i meno ricchi evadono poco ma sono molti … lo diceva benissimo già Petrolini! Solo per dire che il problema è più complesso, dato che, ad esempio, ai ricchi, piuttosto che tartassarli (e indurli ad evadere), si potrebbero ridurre le tasse in cambio di investimenti, in cultura ad esempio.
Ma ciò richiede la soluzione dell’altro problema: l’evasione di massa, caratteristica del nostro Paese. Appunto, come diceva Petrolini, evasione minuscola, ma molti evasori.
In questa direzione andava, non del tutto scorrettamente, l’unica proposta intelligente mai fatta dagli stellini: quella del cashback.

Un rimedio marginale il cashback, che non risolve il problema, ma che può indurre, fino a costringere, a non usare più la carta moneta, e portare così a quel conflitto di interessi che è l’unico modo per assicurarsi un gettito fiscale giusto.
Ma oggi, ecco il punto, il Governo sospende proprio quello, osteggiatissimo specialmente da professionisti e commercianti, che, per parafrasare il detto, evadono relativamente poco ma sono molti … voti! Sospensione nel secondo semestre 2021, cioè da oggi, prevedendo che i risparmi che si otterranno da tale sospensione vadano a finanziare «interventi di riforma in materia di ammortizzatori sociali». ‘Sospensione’, si afferma, per tanto, a rigor di logica, dovrebbe voler dire che il cashback ritorna operativo dal primo semestre 2022. Ma da qui ad allora ….
Le motivazioni di questa scelta sono fumose e inattendibili: costa troppo, molti fanno il pieno in tre volte per avere tre pagamenti. Sono sciocchezze, banalità, lo sappiamo tutti benissimo. Tutti noi comuni cittadini lo sappiamo, noi che in pochi mesi abbiamo visto spuntare sui banchi dei commercianti, sui banconi dei bar, tra le mani dei camerieri dei ristoranti, quelle macchinette prima sconosciute e che, se proprio c’erano, non funzionavano mai.
Ora il dado è tratto. E da oggi, proprio oggi, vedrete, le macchinette scompariranno, non saranno collegate perché le linee saranno sovraccariche, ecc… Anche se, nello stesso decreto legge, approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, con il quale si dispone «la sospensione del programma cashback e supercashback nel secondo semestre del 2021», si prevede anche «per promuovere l’utilizzo della moneta elettronica in funzione di contrasto dell’evasione fiscale», che «sia fortemente incentivato l’impiego di POS collegati a registratori di cassa», e in funzione di ciò vengono previsti «crediti d’imposta per l’acquisto, il noleggio e l’uso di tali dispositivi e, per chi se ne avvale, per l’azzeramento delle commissioni da pagare per le transazioni».

E quindi siamo tornati alla domanda dell’inizio. Dove sta andando Draghi? Il cashback, così come la riduzione del contante, così come qualunque meccanismo di deduzione fiscale a fronte di spese varie, è sempre stato osteggiato in Italia dalla destra di Berlusconi e Salvini e da quella di Renzi.
Direte, ma si tratta di relativamente poca cosa, poi arriva la riforma fiscale e tutto finisce. Eh no, non prendiamoci in giro, il messaggio è lanciato ed è chiaro e forte: evadete, evadete tranquilli, ma dateci i voti, o meglio, ‘dategli’ i voti, perché Draghi, fatto il servizio, andrà via, magari al Quirinale (a questo punto, perché no?) a furor di popolo, e l’evasione fiscale continuerà a mangiarsi come un cancro non solo le finanze di questo Paese, ma l’anima, quel poco di onestà e di lealtà che ne è rimasta. E noi torneremo ad essere felicemente, il Paese che si inginocchia perché lo fanno gli altri, pur non condividendo la battaglia sul razzismo, ma convinti di lottare altrove (hai visto mai!) contro il Nazismo … parola di Chiellini!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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