giovedì, Giugno 24

Casaleggio – M5S: una separazione che libera energie populiste, da Di Battista a De Magistris Il sostegno del Movimento al governo Draghi non è stato condiviso da tutta la base del Movimento stesso, lasciando libera una intera area politica che potrebbe interessare proprio a chi predica i valori originari dei Cinque Stelle e cioè Casaleggio jr, Alessandro Di Battista o anche Luigi De Magistris

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Qualche giorno fa si è definita la separazione tra i Cinque Stelle e la Casaleggio Associati per quanto riguarda il pagamento degli arretrati dell’utilizzo della piattaforma Rousseau, che era il luogo virtuale in cui venivano prese tutte le decisioni del Movimento.

Al di là del fatto tecnico si tratta di un avvenimento storico perché segna la fine della collaborazione tra Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto, co-fondatore insieme a Beppe Grillo del Movimento, e i Cinque Stelle.

Una separazione che è giunta dopo mesi di tensioni che hanno peraltro rallentato la partenza del Nuovo Movimento guidato dall’ex premier Giuseppe Conte che attendeva i dati sugli iscritti a Rousseau per votare la modifica allo Statuto che rende possibile di nuovo il ruolo del Capo Politico.

Dal punto di vista politico, la questione è rilevante perché Davide Casaleggio ha disconosciuto il Movimento proprio nei valori fondativi di suo padre ed ha fatto intendere di voler fare politica.

Il sostegno del Movimento al governo Draghi non è stato condiviso da tutta la base del Movimento stesso, lasciando libera una intera area politica che potrebbe interessare proprio a chi predica i valori originari dei Cinque Stelle e cioè Casaleggio jr e soprattutto Alessandro Di Battista.

Conscio di questo pericolo, Giuseppe Conte ha cominciato già a porre delle richieste al premier Draghi, ad esempio in campo ambientale, non condividendo le uscite del nuovo ministro Roberto Cingolani sul nucleare e sulla ripresa delle trivellazioni nell’Adriatico.

In questo discorso si inseriscono gli espulsi dal Movimento che in Senato sono stati in trattativa per confluire sotto il segno di Italia dei Valori guidata dal suo segretario Sebastiano Messina. Attualmente il loro destino è incerto, perché potrebbero anche rientrare grazie ad una ‘sanatoria’ di Conte oppure potrebbero costituire il primo nucleo del Nuovo Movimento di Alessandro Di Battista. Ma c’è un altro pretendente storico ai voti movimentisti e si tratta del sindaco di Napoli e ex magistrato Luigi De Magistris, già europarlamentare di Italia dei Valori ai tempi dell’ex PM di Mani Pulite Antonio Di Pietro.

Attualmente De Magistris è candidato alle regionali in Calabria, terra in cui ha fatto il PM e in cui gode di forte seguito.

Ma potrebbe partire proprio dalla Calabria un suo futuro interesse nazionale che necessiterebbe di una struttura nazionale che ha già avuto i suoi prodromi, anni fa, nel ‘movimento arancione’.

L’ex elettorato grillino potrebbe quindi riconoscersi nei valori ideologici di De Magistris che, onor del vero, non sono mai cambiati in tutti questi anni e quando faceva il magistrato non è stato mai inquadrato in correnti.

Nel libro uscito da poco, ‘Il Sistema’ (Rizzoli), l’ex magistrato Luca Palamara, intervistato da Alessandro Sallusti dice: “De Magistris è stato sacrificato anche perché non apparteneva né era funzionale ad alcuna corrente? Sì, è così”.

Questa ‘purezza ideologica’ potrebbe ora tornare utile all’ex magistrato dopo il terremoto avvenuto in area movimentista.

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