giovedì, Maggio 13

Casaleggio dopo Casaleggio: riecco il partito-azienda

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Confesso di trovare la parola ‘guru’ insopportabile, perché sottende incastri complementari tra dominatori e sottomessi. Mi vengono in mente Sai Baba, Ron Hubbard, don Luigi Giussani e altri personaggi con un seguito piuttosto osannante. Meglio evitare, perché è l’esatto contrario di ciò che serve ad una comunità matura, ad una democrazia, la quale richiederebbe esseri pensanti, in grado di disporre pienamente del proprio apparato critico.

Non saprei se Gianroberto Casaleggio gradisse quell’appellativo sanscrito che forse gli è stato appioppato dai giornali. Spero di no, perché mi paiono patetici sia i guru e ancora di più coloro che li seguono. Un quadro simile possiamo sopportarlo solo quando ci sono di mezzo le papere che seguivano Konrad Lorenz.

Fatta questa premessa, è facile intuire che personalmente non mi sono mai infiammato per la figura di Casaleggio che, insieme a Beppe Grillo, definivo il ‘duo consolle’. Massimo rispetto per la persona e per le sue qualità, da me inesplorate, ma i centralismi democratici e le scatole nere scatenano tutta la mia diffidenza. Preferisco le cucine a vista, quelle a vetrate, dove è meno probabile trovare scarafaggi. Preferisco una pessima democrazia, dove malgrado tutto il processo di formazione delle scelte è tracciabile, sebbene gli attori, almeno nel caso dell’Italia, da troppo tempo non siano memorabili.

Spero, dunque, che il grido ‘Onestà onestà‘, udito ai funerali del fondatore, fosse un auspicio indirizzato a tutti, non un attributo preventivo indirizzato ai 5S. Comunque, qui sorge una domanda, ossia come mai di fronte a richieste così forti e unanimi, che lasciano immaginare un luogo abitato da cittadini limpidi e arrabbiati, il Paese cammini su un altro binario. Come mai, se tutti voglionoonestà‘, l’Italia è diventata praticamente la Nazione più corrotta d’Europa?

Probabilmente le cose non sono così facili come sembrano, ossia politici tutti cattivi e cittadini tutti buoni. Forse le persone, innescate dalla comunicazione del Movimento, pensano che basti volere una cosa e, senza rimetterci nulla di tasca, quella accade, come succedeva nel classico di fantascienza anni Cinquanta ‘Il pianeta proibito‘.
Questo, tanto per dire, è uno dei filoni che mi convincono meno nella mistica a 5 Stelle, l’idea non esplicitata che se il Movimento ti sceglie tu diventi giusto per definizione. Come quei preti che annettevano al matrimonio il potere di fare funzionare la coppia. Ma la realtà raccomanda di evitare le divisioni nette, errori infantili che nascondo l’incapacità di leggere il mondo con equilibrio e dunque di essere i candidati migliori a cambiarlo.

Prendiamo la successione al defunto Casaleggio. In un’azienda privata il padrone in genere indica il figlio alla successione, a meno che non vi siano conflitti talmente marcati da creare situazioni che, in certi casi, diventano incontrollabili, vedi caso Esselunga. Penso, tuttavia, che se le aziende fossero le istituzioni, concorderemmo nel considerare tale procedura inopportuna (nella migliore delle ipotesi) o inquietante (nella peggiore). Ebbene, dopo Gianroberto Casaleggio arriva, come se fosse un’azienda familiare che produce gazzose e chinotti, Davide Casaleggio. Un passaggio diretto, da padre a figlio, un atto di nepotismo piuttosto vistoso, anzi, sfacciato, ma in fondo logico, giacché il proprietario del Movimento è proprio un’azienda. Dunque, con tale successione, ci troviamo di fronte ad una manifestazione dell’insana legge della contiguità, che il Movimento vorrebbe combattere, insieme ad altri malcostumi, che, però, sembra vedere solo nel prossimo.

Questa investitura genera, nella coscienza di una persona libera, una reazione spontanea di ribellione, tuttavia non risulta che qualcuno dei seguaci del Movimento abbia eccepito. Un brutto indizio, perché se si parte con questi atti obliqui e nessuno eccepisce, la degenerazione è garantita, soprattutto quando il collante del successo comincerà a diventare tenue e bisognerà misurarsi con le frustrazioni dei rovesci. In quei momenti, se non si è aggregati intorno a regole certe, possono scatenarsi conflitti distruttivi, trascinando dietro l’universo.

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