mercoledì, Settembre 29

Casa Bianca: vulnerabile perché sensibile

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Da questa riflessione sulla possibilità di scelta di un luogo sensibile rispetto ad un soft target ne deriva un’altra sulle ripercussioni che il network terroristico è disposto a subire per colpire un obiettivo strategico. Quest’ultimo è un simbolo, un luogo di comprovata importanza per il Paese che lo ospita, più è importante la sua presenza sul territorio di uno Stato e maggiori saranno le conseguenze politiche derivate dall’attacco.

Lo Stato Islamico, nonostante una struttura organizzativa flessibile ed adattabile, non ha mai avuto la forza di subire massicci attacchi in contemporanea da più Paesi, scenario che si poteva presentare in caso di attacco al Vaticano o a sedi pontificie.  Oltre che con la possibile riuscita di un attentato, il terrorismo deve valutare le ripercussioni che tale atto porta a conseguenza evitando quegli atti che porterebbero al ‘suicidio tattico’ e dunque all’estinzione del network interessato.

Un qualsiasi evento minaccioso, deve essere letto sotto questi tre profili di analisi: target a cui si rivolge l’evento; possibilità effettive e ripercussioni del caso. Tuttavia, blindare i siti strategici non è sinonimo di inattaccabilità, proprio per la loro importanza essi rimangono un sempre possibile bersaglio dei network del terrore.

Quanto avvenuto alla Casa Bianca, nello scorso fine settimana, non ha le connotazioni di un attacco terroristico ma più le sembianze di un gesto folle di un uomo con malattie mentali pregresse. La sicurezza del sito è stata garantita anche in altre occasioni di probabile pericolo e questo sottolinea come, la strategia evoluta del lupo solitario, non si applicabile ai siti strategici che necessitano di personale specializzato, supporto logistico e una forte presenza all’interno dei siti stessi.

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