mercoledì, Settembre 29

Casa Bianca: vulnerabile perché sensibile

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Come si è detto, i siti sensibili o strategici, sono obiettivi che hanno una caratteristica principale che è quella di essere simboli di potere politico, militare o simboli dove la popolazione si riconosce unita. Quest’ultimo è il caso delle Torri Gemelle, attaccate l’11 settembre 2001, le quali rappresentavano un simbolo economico della città di New York e parte integrante del suo skyline metropolitano, riconosciuti a livello globale come come elemento caratterizzante della Grande Mela.

Le Torri Gemelle, rappresentavano, all’epoca un luogo mediamente protetto con misure standard di prevenzione degli attacchi, l’impatto mediatico e psicologico di un velivolo da trasporto che entra nella struttura ha generato panico diffuso amplificando il già grave senso di insicurezza derivato dall’evento stesso. Questi siti strategici, subito dopo l’attacco alle Twin Tower, sono diventati obiettivi sensibili e dunque adeguatamente protetti e controllati. Dopo oltre 16 anni, dallo shock internazionale dell’11 settembre, gli obiettivi strategici per il terrorismo (di qualsiasi natura esso sia) sono ritenuti inviolabili per diverse ragioni.

Lo scopo dell’organizzazione dell’IS è quello di creare un nuovo Califfato, basato sulla Sharia, ovvero la legge islamica, che si ispira ai precetti del Corano. La creazione di uno Stato, con le sue strutture amministrative e di potere politico e militare, presuppone la sottomissione della popolazione delle zone conquistate e la fedeltà ad nuovo sovrano. L’IS si pone però in un’epoca storica dove le conquiste territoriali e l’imposizione religiosa sono condannate dalla quasi totalità del mondo conosciuto e per questo, il disegno politico del nuovo Califfo, ha incontrato le dure opposizioni internazionali.

Vedendo le interferenze delle grandi potenze occidentali nel suo disegno di conquista, l’unica tecnica che permetteva all’IS ed ai suoi seguaci di piegare tale interferenza era ed è l’uso del terrorismo.  Non puntando ad un riconoscimento politico, lo Stato Islamico, ha individuato la popolazione civile come obiettivo su cui ‘lavorare’ per avviare una fase di sottomissione psicologica.  Obiettivi strategici, diventano meno rilevanti per la metodologia del Califfato perché al centro del suo obiettivo primario vi è l’instaurazione di una paura totalizzante nel cittadino comune.

La prima riflessione che ci si pone davanti è dunque il bacino d’utenza su cui l’organizzazione terroristica vuole fare leva. Parlamento europeo, sedi di partito e strutture militare, sono obiettivi sicuramente paganti ma che non coinvolgono direttamente la popolazione civile nel terrorismo. Sono strutture specifiche, con un target altrettanto specifico come potrebbero esserlo militari e politici, categorie in cui ci si riconosce solo se si appartiene ad esse. La paura nasce non solo dalla tragicità dei fatti ma anche e soprattutto dall’identificazione con cui la popolazione vive empaticamente la vicenda.

La domanda che si insinua nella mente di un cittadino comune: ‘potrebbe succedere anche a me!’ è l’obiettivo principale a cui punta il califfato e la sua strategia del terrore.

Secondo aspetto da tenere ben presente è la reale possibilità di effettuare un attacco di qualsiasi natura in un sito sensibile. Come si è detto dopo l’11 settembre, l’allerta per tutti quei luoghi identificati come possibili target dei terroristi sono stati oggetto di studio ed analisi al fine di renderli inattaccabili o almeno difficilmente avvicinabili.

L’IS nella sua strategia del terrore deve tenere in attenta valutazione se un attentato possa realmente essere messo in pratica oppure no.  Attacchi come quelli ipotizzati alla Basilica di San Pietro o alla città di Roma sono tutti possibili ma la messa in opera di azioni così complesse richiede mezzi ed organizzazioni che con i controlli serrati in atto difficilmente passerebbero inosservati.

La domande che affligge molti degli analisti del settore è se un attentato non riuscito ma che minacciava un sito strategico sia meglio di un attacco riuscito ma con target meno rilevanti. L’IS da questo punto di vista ha incrementato gli attacchi, portando all’esasperazione il concetto di lupo solitario trasformando il terrorista supportato da una cellula logistica in un cittadino comune spinto da motivazioni personali ed ideologia jihadista acquisita rapidamente per giustificare l’affiliazione al network terroristico.

Tutto questo porta da un innalzamento della quantità di attentanti ma non della qualità di essi, che sempre più spesso sono messi in opera da elementi non addestrati e dunque impreparati a sostenere il peso delle proprie azioni.

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