sabato, Dicembre 4

Cartabia, “non sappiamo cos’è un carcere umano” Troppi agenti e detenuti non vaccinati

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Ci sono parole, frasi, che possono sembrare retorica, ma retorica non sono. Parole, frasi che andrebbero scolpite in tutti i luoghi dove si celebrano quei ‘riti’ che costituiscono il sistema giudiziario. Le parole, le frasi sono queste: Se non sappiamo dire che cos’è un carcere umano, allora andiamo a vedere e proviamo a dire che cos’è un carcere disumano e partiamo da lì“. Queste semplici parole, di inequivocabile significato sono del ministro della Giustizia Marta Cartabia. Sono parte dell’intervento tenuto giorni fa nell’ambito del ‘Festival dell’Umano’. Era sufficiente, ma Cartabia ha voluto aggiungere: È necessario togliere la disumanità dal carcere. Forse non sappiamo che cos’è una pena umana, ma che cos’è una pena disumana lo vediamo subito, dentro e fuori da casa nostra. C’è un lavoro da fare enorme”. Riferendosi poi al recente caso della donna che ha partorito un bambino nel carcere di Rebibbia:Quando una madre partorisce un bambino in carcere da sola c’è qualcosa che non è umano, anche se la responsabilità non è stata del carcere ma di qualcun altro. Anzitutto bisogna togliere la disumanità, quando vedi detenuti malati e abbandonato a se stessi perché il carcere non può curarli ma solo contenerli, questo non è umano“.

  Ancora: “E’ un grande principio della Costituzione, quello che prevede il recupero e il reinserimento del detenuto: “Il carcere che serve a dare una seconda possibilità, la rieducazione, una finestra che guarda sull’oltre. Tutti quelli che operano in carcere sanno bene come tante volte da piccoli gesti quotidiani, mille cose diverse possono far scattare la scintilla che fa rinascere una persona. Ho sentito ergastolani recitare Dante e dire il verso “uscimmo a riveder le stelle“. In carcere ho visto cose terribili e sublimi, abissi e vertici di umanità convivere insieme. Bisogna avere visto.

  Sarà perché Cartabia, da donna ha una sensibilità che gli uomini non sanno avere; sarà perché è stata giudice e presidente della Corte Costituzionale, e in quella veste ha fatto un lavoro davvero importante e significativo; fatto è che non ricordo che altri ministri della Giustizia – e ne abbiamo avuti di galantuomini – si siano espressi con tale nettezza e perentorietà.

  Cartabia ha tutte le carte in regola per essere il prossimo presidente della Repubblica. Proprio per le doti e le qualità dimostrate, alla fine i Grandi Elettori per il Quirinale sceglieranno un’altra persona.

  “C’è un lavoro enorme da fare”, dice Cartabia. E per dare un esempio concreto: il segretario generale della Uil-Pa polizia penitenziaria Gennarino De Fazio, solleva una questione che richiede risposte urgenti: “La decisione del Governo d’imporre l’obbligo del possesso del green pass nei luoghi di lavoro introduce una serie di problemi aggiuntivi nelle carceri”, dice De Fazio. Dai dati forniti dal Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria aggiornati al 13 settembre scorso si evince infatti che sono ben 13mila, più di un terzo, gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria che non si sono ancora sottoposti neppure alla prima dose della vaccinazione anti-covid. Cosa succederebbe, allora, in caso di sospensioni dal servizio che si andrebbero a sommare alla gravissima deficienza degli organici già esistente e quantificata, dallo stesso Dap, in 17mila unità mancanti?“.

  Non solo. Secondo De Fazio, occorre considerare “che sempre dai report forniti dal DAP non è deducibile il numero dei detenuti non ancora vaccinati, essendo indicato solo il totale delle somministrazioni dall’inizio della campagna vaccinale e comprendente, pertanto, anche coloro che sono successivamente stati scarcerati. Ma ogni ambiente del carcere in cui sono presenti detenuti costituisce per la Polizia penitenziaria luogo di lavoro. Come si supera allora la contraddizione?“.

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