mercoledì, Aprile 21

Carta della distribuzione delle forze combattenti in Siria – 3 La terza e ultima parte dell'analisi condotta dal Beirut Centre for Middle East Studies

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La scorsa notte l’annuncio da parte del segretario di Stato Usa John Kerry: dopo una lunga maratona, il Gruppo internazionale di sostegno alla Siria ha trovato un accordo. Si parla di aiuti umanitari per le città siriane sotto assedio, mentre la cessazione delle ostilità dovrà aver luogo entro i prossimi sette giorni. Un segnale positivo, che però non è stato recepito allo stesso modo dalle opposizioni siriane in esilio. Riad Hijab, presidente dell’Alto consiglio dell’opposizione siriana, ha affermato che «nessun accordo è possibile fino a quando rimarrà i carica il presidente (Bashar) al Assad e rimarranno in Siria i Pasdaran (iraniani)». Insomma tutto come prima.

Con questo speciale, abbiamo cercato di spiegare nella maniera più chiara e schematica possibile le parti che si affrontano sul terreno siriano. Dall’ISIS, fino all’ultimo dei gruppi di resistenza. Oggi terminiamo con le ultime parti e con alcune situazioni che ancora si stanno evolvendo.

 

L’Esercito Libero

Si ritiene che i combattenti dell’Esercito Libero siano quelli con la presenza maggiore nelle componenti dell’opposizione siriana armata, ma la loro potenza è disgregata, se si considerano la loro ampia diffusione e la debolezza delle capacità militari e dei mezzi, che congelano i loro sforzi nonostante i grandi numeri. Con le scissioni che aumentano alla luce dell’ascesa dei gruppi radicali, l’Esercito Libero non controlla più del 5% della superficie geografica siriana e conta entità non collegate nel sud, nel centro, nella capitale e nel nord, mentre nel 2013 ne controllava circa il 20%.

 

Jaysh al-Islam

La forza più importante di Jaysh al-Islam, guidata da Zahran Alloush, si nasconde nel ghuta orientale. Il numero dei suoi combattenti, inclusi altri gruppi suoi alleati, raggiunge i 25 mila uomini nel ghuta orientale, dopo che l’organizzazione è riuscita a cacciare l’ISIS da varie parti della regione.

 

La città di Qamishli

La città di Qamishli è il centro del governatorato di al-Hasaka e si trova sotto il dominio delle forze del regime. Qui l’Esercito Libero è presente nella città attraverso brigate che operano segretamente e in maniera particolare prendendo di mira le forze del regime. L’Esercito Libero è presente in percentuale esigua nella città di Ras al-Ayn, dove ha concluso una tregua con le unità curde, e ha preso il controllo della città di al-Ya‘rubiyah e delle campagne orientali e meridionali del governatorato. Qui c’è una presenza delle forze curde del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) e di altre fazioni oltre all’Esercito Libero, tra cui il Fronte al-Nusra e l’ISIS nella maggior parte delle regioni.

I quartieri militari del regime ad al-Hasaka si trovano a Jabal Kawkeb, Fawj al-Maylabiyya e Qamishli. I punti di passaggio più importanti di al-Hasaka sono:

  • Il corridoio di al-Ya‘rubiyah, che si trova sotto il controllo delle forze curde del PKK, le quali di recente ne hanno assunto il controllo in collaborazione con le forze del regime siriano e le forze irachene in un attacco di enormi proporzioni.
  • Il passaggio di Ras al-Ayn, anch’esso controllato dalle forze del PKK grazie all’enorme sostegno delle forze irachene.

 

La città di Aleppo

Aleppo è considerata la seconda città più importante della Siria dopo Damasco, e la fazione che deciderà le sorti della battaglia nella città otterrà un peso campale e politico che potrebbe avere una forte influenza nel futuro della Siria.

La mappa di Aleppo oggi si presenta suddivisa tra quattro forze principali: le forze del regime siriano e l’opposizione siriana armata, rappresentata dall’Esercito Libero, da fazioni islamiste salafite e dallo Stato Islamico.

Il regime controlla le zone occidentali della città di Aleppo, in cui si concentrano le istituzioni governative, quali l’Università di Aleppo e i dipartimenti di sicurezza, e anche l’aeroporto internazionale di Aleppo, l’aeroporto militare di Nayrab, il centro di ricerca e gli stabilimenti della difesa vicino all’ambasciata, che producono munizioni di diversi tipi, tra cui i barili bomba. Il regime ha una via per i rifornimenti che lo collega a Hama e nei mesi scorsi ha ottenuto alcune conquiste sul terreno.

L’esercito del regime controlla le zone meridionali di Aleppo, le più importanti delle quali sono i distretti di Hamdaniya, Nuova Aleppo e parti del distretto di Salah el-Din. L’ISIS non controlla alcun territorio nella città di Aleppo, ma stende la sua influenza sulle sue campagne orientali che comprendono il corridoio del petrolio e la centrale termoelettrica. L’organizzazione controlla tutta la campagna di ‘Ayn al-‘Arab e una parte della città, popolata da una maggioranza curda. Di recente l’organizzazione ha esteso il suo dominio verso ovest e verso nord e ha assunto il controllo di Akhtarin e Dabiq.

L’Esercito Libero, che comprende il Fronte dei Rivoluzionari Siriani e l’Esercito dei Mujaheddin, controlla tutte le regioni settentrionali e orientali di Aleppo oltre alle campagne occidentale e settentrionale, a eccezione della città di ‘Afrin, controllata dalle forze di protezione curde, e dei due villaggi di Nubl e al-Zahraa fedeli al regime, controllati dai Comitati del popolo della comunità sciita.

Le fazioni dell’Esercito Libero e le brigate islamiste hanno perso alcune aree nella campagna orientale a favore del regime, che tenta di assediare la città, e dell’organizzazione dello Stato Islamico, che tenta di espandersi. La perdita più importante è rappresentata dalla città industriale, che comprende quasi tremila fabbriche. Questi gruppi hanno perso anche le due regioni di Akhtarin e Dabiq a favore dell’ISIS. L’Esercito Libero ha perso, oltre un anno fa, la diga di Tichrienne e tutta la campagna orientale, serbatoio di ricchezze agricole e faunistiche della zona.

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