venerdì, Maggio 7

Carrie Lam, la donna della Cina alla guida di Hong Kong

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Hong Kong ha eletto, ieri, la prima donna alla carica di capo esecutivo dell’isola, l’ex numero due dell’attuale Amministrazione, Carrie Lam Cheng Yuet-Ngor.

Lam, 59 anni, ha ottenuto 777 dei 1.194 voti del Comitato dei Mille -comitato composto da circa 1.200 notabili locali, ovvero professionisti ed esponenti della società civile, tra cui anche i settanta membri dell’Assemblea Legislativa, il Parlamento hongkonghese, e i rappresentanti dei consigli distrettuali-   che elegge, ogni cinque anni, in base alla Basic Law, la legge fondamentale di Hong Kong, il capo esecutivo della Regione amministrativa speciale cinese; formalmente eletta dalpopolo di Hong Kong’, è stata voluta dal Governo cinese e poi nominata, appunto, dal Comitato dei Mille. Il suo principale rivale, l’ex Segretario alle Finanze, John Tsang, ha ricevuto 365 preferenze, mentre, molto staccato, il terzo candidato alla carica di Ceo di Hong Kong, il giudice in pensione Woo Kwok-hing, ha ottenuto solo 21 voti a suo favore.

Le elezioni di ieri sono state le prime dopo le manifestazioni di Occupy Central di fine 2014 -la così detta ‘rivoluzione degli ombrelli’-, che paralizzarono il centro dell’isola per 79 giorni. Le sigle studentesche che animarono le manifestazioni protestavano contro la riforma del sistema elettorale voluta da Pechino, che non prevedeva la nomina popolare dei candidati alla carica di capo esecutivo, ma la preselezione di alcuni nomi su cui i cittadini avrebbero espresso una preferenza al momento del voto. Nel giugno 2015, il Parlamento di Hong Kong aveva bocciato la proposta dell’Assemblea Nazionale del Popolo, il Parlamento cinese, che rimane comunque, per Pechino, il ‘terreno costituzionale’ da cui ripartire per il suffragio universale sull’isola.

Carrie Lam era la scelta preferita da Pechino, mentre lo schieramento pro-democratico era a favore di John Tsang, in testa in tutti i sondaggi popolari e lo stacco con Lam aumenta se si contano le preferenze su Facebook: la pagina dell’ex segretario alle Finanze conta oltre 266mila like, mentre Carrie Lam si ferma a 36mila preferenze (con una pagina solo in cinese) dietro addirittura al terzo candidato, Woo Kwok-hing, che supera le 54mila.
Carrie Lam ha potuto contare anche sull’appoggio indiretto dell’uomo più ricco di Hong Kong, Li Ka-shing, a capo della conglomerata CK Hutchison. Per altro, l’establishment filopechinese si è sempre opposto al suffragio universale. «La popolarità è sicuramente importante, ma è cruciale mantenere buoni rapporti con il Governo centrale», ha commentato Li in una conferenza stampa a Hong Kong mercoledì scorso. La sua opinione è condivisa anche dagli analisti cinesi, secondo cui Carrie Lam è in grado di interloquire più efficacemente di Tsang con il Governo di Pechino.

All’interno dei pro-democratici si sono levate voci di polemica contro l’elezione della Lam, la cui vittoria non rispecchierebbe il sentimento della maggioranza della popolazione e la sua sarebbe stata una «selezione e non un’elezione». «È un incubo per Hong Kong», ha dichiarato l’attivista Joshua Wong, uno dei leader della Rivoluzione degli Ombrelli, attraverso la formazione politica che guida, Demosisto, nata per difendere l’autonomia di Hong Kong dalla Cina. E ha aggiunto: «Teoricamente un capo esecutivo dovrebbe essere un ponte tra il Governo centrale e il popolo di Hong Kong,  Lam sarà un ponte inclinato: ci dirà solo quello che vuole Pechino e non sarà espressione di quello che la gente vuole dal regime comunista».
Pechino ha voluto sottolineare, tramite una nota dell’Ufficio per i rapporti con Hong Kong a Macao del Consiglio di Stato, che Lam «soddisfa gli standard del Governo centrale». Lam ha ricevuto anche le congratulazioni dell’attuale Capo Esecutivo di Hong Kong, Leung Chun-ying, che rimarrà in carica fino al 30 giugno prossimo, e del Governo di Taiwan, che attraverso l’Ufficio per le Relazioni con la Cina continentale ha chiesto a Hong Kong di «consolidare il rapporto in maniera pragmatica».

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