lunedì, Settembre 20

Caro Prandelli, sobrietà, please! Il mister della nazionale, illumina il gioco dell’Italia e non le lampadine della pubblicità, e la RAI presuntuosa e stupida con lo spot per i Mondiali

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Cesare Prandelli
, 57 anni ad agosto prossimo, è un personaggio che gli italiani amano, che ha il dono della simpatia, con una capacità comunicativa dieci volte superiore a quella del suo predecessore Roberto Donadoni, che pur ha ottenuto con la Nazionale ieri e con il Parma oggi lusinghieri risultati.
Insomma, Prandelli è un tipo che piace, che ha un forte tratto umano verso i giocatori, che si impegna, e che ha una carica umana tale da fargli perdonare anche eventuali difficoltà che incontrasse nell’imminente Campionato del Mondo. Ma nel contempo tutti ci auguriamo che le cose vadano bene, anzi, a gonfie vele, anche perché un buon risultato nel calcio contribuirebbe ad elevare il morale della Nazione e a farci sperare un po’ di più nella crescita.
Insomma, viva l’Italia, viva Prandelli.

Ma, detto questo, occorre anche che il nostro commissario tecnico non faccia passi falsi su terreni che col calcio hanno poco a che fare.

Mi riferisco a fatti che riguardano il dio-quattrino. Qualcuno ha posto timidamente una domanda: il commissario tecnico della Nazionale rientra nella spending review o no? E’ anche lui un ‘dirigente pubblico’ che deve adeguarsi ai nuovi parametri delle retribuzioni fissate dal Governo Renzi? Ed è compatibile un’eventuale sforbiciata al suo stipendio con le cifre che girano nel mondo del calcio? Non abbiamo una risposta a queste domande e non vogliamo neppure averla perché aprire una questione del genere alla vigilia dei Mondiali significherebbe intaccare quel clima positivo e fiducioso che deve accompagnare la ‘missione’ della squadra in Brasile. Insomma, lasciamo le cose come stanno, almeno per ora, e rinviamo il quesito a futura memoria.

C’è un ‘ma’. Il simpatico Prandelli deve proseguire la sua attività in piena serenità, ma non deve neppure ‘sfrucugliarci’. Mi riferisco alla ormai ricorrente pubblicità in cui lo si vede su un campo di calcio con una lampadina in mano che si illumina allorché lui la guarda con quel suo simpatico sorriso ammiccante. E in quel momento tutto lo stadio si accende a sua volta e compare la pubblicità dei serviziluce e gasofferti dal generoso sponsor.

Sfugga pure il buon Prandelli alla ghigliottina della spending review, rinnovi pure il suo contratto (se le cose andranno bene a maggior ragione) di commissario della Nazionale. Insomma, ‘Prandelli stai sereno’, ma lascia sereni anche noi. Non cumulare emolumenti per un incarico pubblico con quelli della pubblicità, a meno che questi ultimi non siano stati concepiti per farci risparmiare, sottraendoli ai primi. Insomma c’è una stonatura che andrebbe chiarita.

Così come un’altra stonatura, anzi una vera e propria stecca, è quella data dallo spot della Rai per i Mondiali. Le immagini sono del Brasile, con ‘ninos de ruache giocano per strada, e va bene. Ci ricordano sequenze delle Giornate della Gioventù benedette da Papa Francesco. Ma la colonna sonora, che ci azzecca? E’ un brano deIl barbiere di Siviglia’ di Gioachino Rossini, che con il Brasile non ha nulla da spartire perché è stato musicato da un italiano, Rossini, appunto, ed è ambientato in Spagna. Questa maionese televisiva può anche sfuggire a molti, ma non è un bel servizio fatto agli italiani mescolare ingredienti così eterogenei. E’ un insulto al loro buon gusto. A dir poco è un’occasione perduta per la nostra intelligenza, la nostra cultura, la nostra sensibilità. Visto che sarà costato soldi, ci dovrebbero almeno dire chi sono gli autori di questa trovata e qual è l’agenzia pubblicitaria che l’ha ideata e prodotta, per non parlare dei dirigenti Rai che l’hanno avallata.

Il capolavoro non finisce qui, ma si spinge fin sul Corcovado o Pan di Zucchero di Rio de Janeiro, dove il famoso Cristo colossale si trova a indossare la maglia della nostra Nazionale sventolante alla brezza. Non è un problema di pruderie religiosa, ma anche qui di buon gusto. Come possiamo pensare noi, piccoli italiani, con un paese di 300mila chilometri quadrati di superficie, di far indossare la nostra maglia al simbolo di un paese di 8 milioni e mezzo di chilometri quadrati? C’è una presunzione che sfiora la stupidità. Se noi, piano piano, con umiltà, sapremo calcare i terreni di gioco del Brasile e, partita dopo partita, sapremo dimostrare il nostro valore sul campo, ecco allora nascere un bel successo come ce ne sono stati tanti altri nella nostra storia calcistica. E allora sventoliamo pure tutte le bandiere di questo mondo. Ma non prima.

Per carità, Prandelli e Rai, affrontate questa avventura con la dovuta sobrietà. Allora ogni successo sarà più apprezzabile. Non ci sarà bisogno di issare alla fine il nostro vessillo sul Corcovado, se saremo capaci di imprimerlo con il nostro gioco leale e fantasioso nel cuore di questi caldi amici brasiliani e degli spettatori televisivi di tutto il mondo.

 

 

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