giovedì, Luglio 29

Caro Letta, serve cervello e martello Quale concreto obiettivo persegua il segretario Enrico Letta non è ben chiaro, forse a lui stesso appare nebuloso, e lo smarrimento del Partito Democratico è palpabile. Un Partito smarrito che non trova la sua anima attende le annunciate bufere d'autunno

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Lo smarrimento del Partito Democratico è palpabile, visibile al principe degli orbi. Cosa abbia in testa, quale concreto obiettivo persegua il segretario Enrico Letta non è ben chiaro. Chissà, forse a lui stesso appare nebuloso. Di sicuro non ha molti amici all’interno del partito; e tutti sono in attesa del suo passo falso per sfoderare il pugnale e colpirlo. L’appuntamento è in autunno: quando si voterà per importanti elezioni amministrative: importanti per le realtà che sono in gioco; importanti per il significato politico che assumeranno.

In cosa poteva sperare e augurarsi Letta? Che il leader della Lega Matteo Salvini ripetesse l’harakiri del Papeete, e magari levasse l’incomodo dal governo presieduto da Mario Draghi. Errore. Non ha capito un paio di cose fondamentali: che Salvini dispone, in casa, di un formidabile consigliere, un volpone della politica, quel Denis Verdini padre della fidanzata Francesca. Di sicuro, discretamente, non mancherà di dispensare suggerimenti. Non solo: se Salvini ‘governa’ la Lega con pugno di ferro, è altrettanto vero che c’è un attento proconsole come Giancarlo Giorgetti, concreto quanto basta e punto di riferimento di quella piccola-media imprenditoria del Nord Est che costituisce uno dei punti di forza della Lega; persone che pensano al sodo e non amano avventure e mattane. Ogni volta che Salvini mostra qualche sbandamento, ecco che arriva tempestivo il ‘segnale’; che Salvini mostra di cogliere al volo. Non è da Salvini che Mario Draghi deve temere sorprese per il suo governo, non prima delle amministrative, poi si vedrà come ‘lavora’ il Covid; poi siamo in area elezioni del Presidente della Repubblica; poi, comunque, ci sono in ballo una quantità di nomine importanti da decidere, RAI in testa… Insomma, se Letta pensa che Salvini ritirerà la sua delegazione dal Governo, lasciandogli campo libero, si sbaglia di grosso.

Secondo errore: che Giuseppe Conte e Luigi Di Maio gli portino un Movimento 5 Stelle in dote. Un movimento rimodellato, con molti bollenti spiriti calmati. Errore più grave del primo. Come pensare che Beppe Grillo, sia pure piagato da una quantità di problemi di famiglia, si lasciasse sottrarre la sua creatura senza colpo ferire? E infatti, eccoli lì: Grillo e Conte che si guardano in cagnesco, Di Maio che si impegna a far da paciere, nel tentativo di trovare una pezza di compromesso; lo troveranno, e pazienza se entrambi perderanno la faccia. Non è che abbiano granché da perdere, ormai. Però in questo Parlamento dispongono ancora di una discreta forza contrattuale, da far valere in più situazioni: le già citate nomine, e soprattutto quando si tratterà di eleggere il futuro capo dello Stato.

A fronte di ciò, come reagisce Letta? La battaglia per una giustizia più giusta proposta dal Partito Radicale attraverso sei referendum (che non sono alternativa alle riforme ideate dal Ministro della Giustizia Marta Cartabia, ma sono complementari), di fatto èregalataal centro-destra a motrice salviniana. A nulla è valso il suggerimento di un Goffredo Bettini, che pragmaticamente ha suggerito al PD di fare sua l’iniziativa.
Non solo: si assiste a sconcertanti e incomprensibili inerzie. Si prenda il caso dei terrificanti pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Le immagini dell”orribile mattanza’ risalgono all’aprile 2020, effettuate con le telecamere del carcere. Già all’epoca circolarono denunce relative ai brutali pestaggi; ma il PD, come altri partiti, non batte ciglio.
Il Ministro della Giustizia di allora, Alfonso Bonafede, aspetta l’esito delle indagini giudiziarie, e non assume nessuna preventiva e cautelativa iniziativa. I video disponibili mostrano una serie di orrori deliberati e organizzati: il detenuto inginocchiato e massacrato con un calcio nello stomaco; il detenuto trascinato per le camerate, a mo’ di trofeo; il detenuto massacrato da un gruppo di agenti e abbandonato a terra, esanime. Il detenuto Hakimi Lamine, vittima degli abusi, messo in isolamento, privato dei necessari medicinali, lasciato morire con un mix di oppiacei chissà come ottenuti, visto che era in isolamento. Gli indagati per questa macelleria sono 117: medici, agenti penitenziari e il provveditore regionale Antonio Fullone.
Perché Santa Maria Capua Vetere? Durante il lockdown, in carcere non ci sono mascherine; mancano acqua potabile e biancheria, ma arriva il Covid. I detenuti protestano pacificamente, lo conferma anche il magistrato di sorveglianza. Lo Stato risponde con un pestaggio generalizzato. Una violenza definita «orribile mattanza» da Sergio Enea, giudice per le indagini preliminari nell’ordinanza con cui dispone una cinquantina di misure cautelari per agenti e dirigenti. Una ‘macelleria messicana’ organizzata coinvolgendo prima, durante e dopo, centinaia di persone; deliberatamente organizzata. Eppure dal PD nessuna reazione.
Il Ministro della Giustizia Bonafede può scegliere: o è stato connivente, e in questo caso ha tradito la Costituzione, oppure è stato ingannato, e in questo caso sarebbe un pericoloso, clamoroso, incapace. Ma anche il PD deve scegliere cosa sia stato l’ex Ministro della Giustizia. Al contrario, ancora oggi, tace. Perché questo silenzio?

Vero è che Letta ha ereditato un partito che più propriamente andrebbe definito una confederazione di faide con briciole di quell’idealità che, per quanto discutibile, animava il PCI e la DC. Questo, però, può aiutare per capire, non per giustificare.
Nel tentativo di recuperare un’’anima’, Letta agita vessilli confusi e di improbabile realizzazione: il voto ai diciottenni anche al Senato; lo ius soli; un aumento di tasse patrimoniali per realizzare un indefinito fondo per aiutare i giovani a trovare la loro strada… Poi, con ilcacciavite prende di mira Salvini, sostenendo che è inconciliabile un governo con la Lega. Ma è credibile sostenere questo assioma, e contemporaneamente condividere con il Carroccio Ministri e Ministeri del Governo Draghi? Una contraddizione politico-culturale evidente. Se Letta valuta inconciliabile una coabitazione con Salvini, perché ci si è accasato? E comunque, lasci a Draghi stabilire se e perché Salvini sia compatibile… Se per Letta quella presenza è incompatibile, invece di chiedere che sia il capo della Lega ad andarsene, se ne vada lui, tolga lui l’incomodo…
Quello che Letta finora ha raccolto è una piccata replica di Salvini: «Se io fossi in Letta, mi preoccuperei di tagliare le tasse e di non inventarne di nuove, e di aiutare Draghi e il governo a fare le riforme. Più che criticare e insultare ogni giorno lavorerei per costruire».
Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, fiuta il vento: dopo un periodo di calma, riprende la sua tradizionale politica di guastatore‘, in cui eccelle; ecco che mette in discussione il disegno di legge Zan sull’omofobia. Nel Paese Renzi conta come il due di coppe quando a briscola comanda bastoni; ma in Parlamento ha numeri di cui Letta per primo deve tenere conto. Gli emendamenti presentati al ddl Zan (che di fatto lo affondano) sonoavvertimenti‘: per quel che riguarda l’elezione del Presidente della Repubblica, e la nuova legge elettorale, Letta dovrà fare i conti con Renzi, pronto ad appoggiarsi con chiunque, pur di restare in qualche modo a galla.
Oltre all’anima, a Letta servirà cervello. Oltre al cacciavite, avrà bisogno di un martello; non ha molto tempo per procurarseli.

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