martedì, Maggio 11

Caro Draghi, vogliamo vedere cammello! Draghi ha spostato violentemente il baricentro della politica estera italiana nella convinzione di non avere i mezzi per rilanciare realmente l’Italia, affidandone la sopravvivenza al sostegno americano, in una Europa in via di smantellamento?

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Un bell’articolo di Roberto Arditti, mi induce a tornare, forse troppo presto, sulla figura e sulle attività di Draghi. Che vuol dire, sul futuro di noi tutti, ma proprio tutti.

Ieri sostenevo, partendo dalle sfuriate vagamente sessantottine e grilliche di Goffredo Bettini, alcune tesi. 1. Sicuramente Mario Draghi ha spostato l’Italia a fianco degli USA come mai prima, magari anche un passo o due indietro; 2. Che questa sterzata brusca poteva indurre a fare perdere ogni reale peso politico all’Italia come entità autonoma e pensante; 3. Che le proposte economiche di Draghi per il fondo di rinascita, mi sembravano troppo attente allegrandi opere‘ e quindi, questo ne era il senso, non in grado di mobilitare la forza produttiva del Paese, con il rischio grave (l’ho detto più volte) di mantenere in Italia un sistema economico approssimativo eservile‘, o, se preferite ancillare, cioè troppo dedito alla sopravvivenza immediata, piuttosto che alla creazione di una popolazione attiva, vivace e combattiva, come saprebbe essere la nostra.

In altri articoli, qualche tempo fa, avevo segnalato che a Draghi competeva di gestire una grande occasione, addirittura un’occasione storica: quella di soppiantare la signora Angela Merkel comeguida spiritualedell’Europa, creando un asse di fatto con un Emmanuel Macron molto più debole.
Ma esiste anche l’altra possibilità. E cioè che, alla fine, Draghi abbia spostato così violentemente il baricentro della politica estera italiana nella convinzione di non avere i mezzi per rilanciare realmente l’Italia, affidandone perciò la sopravvivenza al sostegno americano, finché ci sarà, naturalmente, in una Europa in via di smantellamento.
Sono le due alternative, inutile negarselo.

Il viaggio in Libia, può essere un modo per dire: ci siamo noi ora, basta con i valzer. Ma il giorno dopo l’incontro con Draghi, l’interoGovernolibico si è precipitato ai piedi di Recep Tayyip Erdogan, ma non di Vladimir Putin (in tutta franchezza non credo che sia un caso). Draghi -giustamente e bene ha fatto- ha detto cosa pensa lui, e quindi l’Italia (non dimentichiamolo mai: lui è ora l’Italia), di Erdogan. Anche se poi sono accadute due cose, anzi, una è accaduta e l’altra no.
Enrico Letta (non c’è nulla da fare: un democristiano è per sempre) assumendo l’allure tipica del ‘dotto Letta’, haprecisatoche Erdogan non è un dittatore ma unautocrate‘, che vuol dire esattamente lo stesso, solo che non chiarisce come quel potere lo abbia conquistato e quindi l’appellativo è ambiguo, specie se poi si ricorda che autocrate è anche un appellativo dello zar di Russia. Insomma: ha voluto fare il raffinato, per distinguersi e attenuare l’affermazione di Draghi, e ha fatto peggio, perché lo ha accusato di abusare del potere. Il dittatore -il ‘dotto Letta’ forse non lo sa- era un tale, a Roma, che assumeva tutti i poteri in momenti difficili, eletto, ma poi li restituiva!
E così fissiamo un punto chiaro: la cultura politica e linguistica dei nostri politicanti, anche quando si dicono dotti assai, è da alunni promossi grazie ad una tesina copiata su Google, come scrivevo ieri! Che poi lo sia anche quella di Erdogan, affari suoi, ma lamentarsi del fatto che lui non sarebbe un dittatore perché eletto fa ridere: il dittatore era esattamente eletto, quindi di che si lamenta.

Ma non voglio ora mettermi a fare disquisizioni politiche o culturali con queste arche di scienza, non ne vale la pena.
Passo alla seconda cosa, quella, come ho scritto un istante fa, non fatta. E torno a quello che dicevo, molto preoccupato, ieri: andare in Libia, magari ringraziando pure gli assassini della guardia costiera libica e basta, non … basta. Io mi sarei aspettato che Draghi, dopo aver qualificato Erdogan per quello che è, avesse alzato il telefono per dire agli ammiragli della nostra flotta (una flotta, anche questo l’ho scritto in passato, perfino ragguardevole) di fare uscire le navi in mare, ora, subito, tutti i giorni e tutto il giorno, fin sotto le coste libiche. Si chiamadimostrazione di forza‘, fatta a nuora libica, perché suocera turca e consuocera russa sappiano, e, già che ci siamo, anche suocero americano. Così, giusto per dire, ci siamo anche noi e ci vogliamo stare. Ci sarà qualche piccolo speronamento qua e là, ma pi vedete che capiscono!
Da questa mancanza, la mia grande perplessità sulla politica estera di Draghi. Perché se si ferma lì è quello che ho detto l’altro giorno: accordo di vassallaggio verso gli USA in cambio di qualche vaccino del quale non si vede l’ombra.

Quanto all’Europa, qui il discorso è infinitamente più complicato. Per due motivi. Il primo, e lo dico da quell’economista che non sono e quindi pronto a coprirmi il capo di cenere: il rilancio dell’Italia (e quindi l’uso corretto dei soldi del piano di rilancio) non passa attraverso le grandi opere, ma attraverso le piccole da irrorare con un fiume immediato di denaro per muovere fiumi immediati di lavoratori.
Noi abbiamo un sistema scolastico (sorvolo su quello universitario se no mi metto a piangere) devastato, e non solo perché da decenni non abbiamo un Ministro della Pubblica Istruzione, ma anche perché le nostre scuole sono fatiscenti, prive di attrezzature e sono poche (anche con la diminuzione delle nascite) specialmente nella scuola dell’infanzia, che se funzionasse permetterebbe a molte donne di lavorare. Ma poi abbiamo un territorio devastato, abbandonato, dove i crolli, e le alluvioni sono all’ordine del giorno, e dove, di nuovo si deve investire subito e molto e in moltissimi posti … non si tratta solo di fare grandi invasi per la raccolta delle acque, ma anche di riparare quel muretto lì vicino casa, che ogni giorno sembra che debba cadere, ma del quale nessuno si dà premura. Infine, abbiamo un problema, serissimo, di trasformazione e di risparmio energetici: ma per ottenere qualcosa bisogna letteralmente fare in modo che ogni edificio abbia le sue cellule fotoelettriche e le sue finestre nuove e le sue caldaie nuove, e per affrontare il problema non solo si deve dare una smossa seria alla amministrazione (che impiega mesi a rilasciare una autorizzazione), ma bisogna trovare il modo di obbligare rapidamente (non gratuitamente) a chiudere un occhio sui purtroppo moltissimi piccoli abusi che costellano le nostre abitazioni ovunque, anche per colpa (diciamocelo francamente, eh!) di una legislazione folle e di una amministrazione a dir poco … singolare!
Poi c’è il grande problema della evasione fiscale: un Moloch di oltre cento miliardi all’anno ogni anno. E allora non è più tempo, lì, di condoni, ma di fare pagare le tasse, magari anche proibendo la circolazione della moneta e facendo sconti (non cashback) a chi paga con moneta elettronica. Perché? Perché se si recuperasse ogni anno poco più della metà di quella cifra, si finanzierebbe in tre anni un altro intero piano di rinascita, mentre con l’altra metà si potrebbero abbassare le tasse, obbiettivamente troppo alte, per i pochi che le pagano.
Se questo non si fa -e torno all’articolo di ieri- non è per caso. È perché Draghi decide di cedere alle pressioni dei vari Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi, Matteo Renzi ecc., in cambio di quella tranquillità che gli serve per fare l’operazione di cui parlo sempre, e cioè di trasformare l’Italia nel Paese delle vacanze, a buon prezzo perché tutto va in nero, a cominciare dai salari, nella prospettiva nonché di un abbandono delle vera crescita economica, della fine dell’Europa.

Tempo fa, mi capitò di essere in vacanza in una zona imprecisata ai limiti del deserto, ma sul mare, con mia figlia, una fanciulla bellissima, altissima, biondissima, e sentirmi offrire da un tale barbuto di prenderla in moglie. Chiesi dodici cammelli, ma chiesi di vederli prima. Ancora aspetto … ah sì, mia figlia sussurrò un paio di cose che non riferisco.
Caro Draghi, ora vogliamo vedere il cammello, anzi, i cammelli!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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