sabato, Settembre 18

Caro Cacciari, qui siamo in zona Cesarini permanente ed effettiva Il problema non sono le emergenze e i diritti conculcati, il problema è l’assenza di un gruppo di persone capaci a gestire il Paese e avere idee di prospettiva

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Nulla mai di nuovo nella nostra politica, nulla mai. Lo dico, se me lo permette, in ‘risposta’ molto sommessa alle parole arrabbiate di Massimo Cacciari, che parla della situazione di emergenza permanente nella quale viviamo da anni. Da molti anni.
Io, francamente, non parlerei di ‘emergenze’, perché tranne quella del Covid, più che di emergenze, si deve parlare di ‘zona Cesarini permanente ed effettiva‘. Stranamente, o forse no, lo vediamo fra un po’, quella che è una emergenza addirittura universale, determina reazioni particolarmente dure, talvolta violente, spesso unilaterali, che finora erano mancate, purtroppo.

La difesa della libertà, delle libertà, detta così non ha senso, perché si finisce per non mettere adeguatamente in luce che la limitazione della libertà di alcuni, o anche tutti, serve a non ledere la libertà di altri. Ho detto ieri, lo ripeto molto a bassa voce, il mio pensiero sulla strillatissima violazione dell’Art. 32 della Costituzione, mettendo in luce una sola cosa, che è preliminare: il fatto che l’Art. 32 afferma esattamente che la Repubblica «tutela» la salute; tutela, non chiede il parere di questo o di quello prima di farlo. È un suo compito. Se ne può discutere l’uso, ma non il fatto certo ed evidente che è alla Repubblica, cioè al Governo, che compete di agire. Il Governo esercita il potere esecutivo, il Parlamento controlla. Se il Parlamento non è d’accordo, fa dimettere il Governo, ma non agisce al suo posto.
E infatti io non riesco minimamente ad accettare l’idea, invece poi realizzata, per la quale il Governo gestirà i fondi per la rinascita insieme al Parlamento. Il Governo deve farlo e il Parlamento deve controllare. Se partecipa direttamente, è tropo facile avere il dubbio (che non è un dubbio, ma una certezza) che la partecipazione del Parlamento sia solo lo strumento per permettere a qualche parlamentare di ‘mettere’ qua e là amici e amici degli amici. Come dico, certe volte non capisco. Sono decenni che non si fa che parlare degli abusi, degli amici messi nei posti sbagliati, delle interferenze partitiche nelle attività economiche, e ora lo si vuole istituzionalizzare. Ma tant’è, il nostro ceto politico è questo e nient’altro. E, badate bene, si ‘fa politica’ solo per questo!
Certamente, la situazione politica nella quale ci troviamo è moltoatipica‘. Ma non è atipica perché tutto il Parlamento sostiene il Governo, è atipica perché le forze politiche per conto loro non sono capaci di esprimere un Governo. Questo è il punto vero della questione, non altri.

Leforze politiche‘, in realtà non sono forze, ma sono debolezze, e non rappresentano nessuno realmente. I sondaggi dicono oggi chi voterei, cioè chi oggi ha detto una cosa che mi piace, ma i sondaggi non sono in grado di dire quale politica si vuole e, invero, nemmeno ci provano. Ed è normale che sia così. Non è al popolo che compete di trovare e mettere in pratica le ‘soluzioni’; è ai partiti che compete, per poi chiedere al popolo se sono d’accordo sulle linee. Il che presuppone che si abbiano delle linee. E questo, io temo, questo è il punto.
L’emergenza nella quale viviamo da molto tempo, almeno trent’anni, non è emergenza per fatti tragici, atmosferici o altro, è emergenza politica. Non abbiamo un ceto politico degno di questo nome.
Questa dura realtà non vogliamo dircela, e, certo, chi oggi è al ‘potere’, non ha nessuna intenzione di farcela vedere bene e di provvedere in merito.

Con l’avvento, violento e improvviso, di Silvio Berlusconi sulla scena, non solo abbiamo vissuto visibilmente un governo deifatti miei‘, per di più con la follia del ‘ghe pensi mi’ -il contrario della politica-, ma anche un governo che ha messo in campo gente di scarsa o scarsissima qualità culturale (le competenze) se non eticae spesso entrambe. E quelle persone -pessime- hanno fatto e disfatto e fatto danni.
E dopo o oltre Berlusconi e i suoi, che cosa abbiamo?
Una Lega Nord che improvvisamente diventa un guazzabuglio di proteste e di arroganza
, di violenza e di volontà di prevaricazione, di razzismo bieco. Fino al punto che il suo ‘capitano’ perde il controllo (ammesso che mai lo avesse avuto) e se ne esce con la verità delle sue azioni: ‘voglio i pieni poteri’, magari insieme ai nostalgici del ventennio, impersonati da una novantenne in panni di una ventenne. Mi fa quasi pena, perché in fondo per una volta è stato pienamente sincero: lui è un ‘capataz’, non un uomo politico; guardatelo nelle sue giravolte quotidiane, fa quasi ridere, perché è così prevedibile da rischiare di diventare una macchietta di sé stesso.
Non basta. Perché un comico di medio calibro intuisce, grazie principalmente ai suoi spettacoli dove ha grande successo (specie per le male parole), che se alla gente cominci a dire di direvaffa‘, la gente si associa e dicevaffa‘. Ma direvaffa‘, non è politica, non è cultura, non è governo. E infatti, tutto si risolve in un paio di cose di importanza marginale, gestite con una superficialità da fare paura. Il reddito di cittadinanza, che, tanto per dirne una, oggi mette l’industria del turismo in difficoltà, perché, certo intenzionata a gestire i dipendenti come carne da lavoro, non trova più chi assumere, perché offre quattro soldi a chi prende il reddito. Una industria moderna aumenterebbe i salari. Appunto, una industria moderna, e dov’è? Senza un Governo vero, non c’è e non ci sarà mai. E poi se ne esce con i pasticci sulla giustizia, già piaga purulenta da decenni, che porta ulteriori danni. E alla fine tutto si riduce ad una defatigante trattativa, per assegnare a questo o quel comportamento un certo numero di giorni in più per la prescrizione. Perché? Per poter dire: noi mettiamo in galera i corrotti. Bravi, e poi?
Tra i partititradizionalinemmeno si gioca: il personale politico non solo è scadente, ma anche peggio, perché vive la sua vita politica a cercare di affondare questo o quello, nella totale indifferenza ai desideri e ai bisogni della cosiddetta base, cioè di quelli che votano. In questo Matteo Renzi è l’esempio vivente: uno ‘stai sereno’ permanente -anche oggi per cercare di togliere o di fare pagare caro a Enrico Letta lo stipendio di parlamentare … ma è possibile che un segretario di partito si riduca a questo? pare di sì. E Renzi incalza proponendo, al solito, uno stravolgimento della Carta Costituzionale. Magari anche con qualche idea giusta, ma … si può credere alla ‘giustezza’ di una idea da parte di uno che va a celebrare il rinascimento dell’Arabia Saudita e di Mohammed bin Salman?

Questo, vorrei dire, avrei voluto dire, magari in maniera molto più articolata e ‘aperta’ a Massimo Cacciari: qui il problema non sono le emergenze e i diritti conculcati, il problema è l’assenza di un gruppo di persone capaci di gestire il Paese e avere idee di prospettiva. Per cui, alla fine si cerca all’esterno qualcuno che cerchi di salvare il salvabile e -lo vedremo temo- non più di tanto.
Del resto, parliamoci chiaro: ma voi lo affidereste il governo a Di Maio? Non ce l’ho con lui, per carità, è solo che lui è il simbolo della ‘nuova politica’. Quali alternative ci sono a costui?
Se un problema abbiamo oggi in questo Paese, non sono le emergenze, ma la mancanza di un ceto politico degno di questo nome, o anche solo ‘quasi’ degno di questo nome.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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