martedì, Novembre 30

Carne rossa: distorsione classificarla cancerogena? field_506ffb1d3dbe2

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Da ieri non si fa che parlare del caso carne rossa. Secondo il rapporto dell’IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, parte dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità, salumi, insaccati e ogni genere di carne lavorata può causare il cancro e anche mangiare la carne rossa esporrebbe al rischio. Il rapporto è stato redatto sulla base di oltre 800 studi precedenti sul legame tra una dieta che comprenda le proteine animali e il cancro, e conferma le raccomandazioni dei medici di consumare in maniera moderata la carne. Ovvio che si aprissero una serie di polemiche tra i produttori di carne, ma anche tra vegetariani e ‘carnivori’, ma i primi a finire nel mirino sono stati studiosi e medici.

Ad intervenire sul tema anche il professor Bernard Stewart, capo consulente scientifico per il Cancer Council Australia, e che ha presieduto l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro. Secondo il professore, intervenuto anche sulla rete ‘ABC News 24’ non vi è «sufficiente evidenza nell’uomo che il consumo di cause base di carne cancro colorettale». Ovvio che studi simili possono creare allarmismi immediati, ma Stewart consiglia di non arrivare ad un boicottaggio completo delle carni trasformate, piuttosto ad applicare una semplice moderazione, come già raccomandato dai medici: «Mi piace anche una bistecca di tanto in tanto. La raccomandazione è di non abbandonare questi alimenti, ma di ridurre l’assunzione. Coloro che stanno mangiando questi alimenti su una base molto regolare, diciamo più di cinque giorni a settimana, possibilmente ogni giorno,saranno quelle persone che probabilmente saranno al centro di linee guida dietetiche che vanno a sostituire alcune di quelle carni rosse e trasformate con altro tipo di carne, vedi pollame, ma anche pesce e forse anche, oserei dire, un pasto vegetariano ogni tanto».

Il professor Stewart rivela anche che gli esperti non erano ancora sicuri di quale elemento delle carni lavorate ha portato ad un aumento del rischio di cancro: «Per quanto sappiamo non è tanto un agente che viene utilizzato nella lavorazione, è la natura stessa della carne che dà origine a sostanze chimiche che vengono emesse durante la digestione. Dal momento che questa ‘preoccupazione’ è stata sollevata, qualche decennio fa, i livelli di particolari sostanze chimiche in carni lavorate, come il nitrito di sodio, sono stati sistematicamente ridotti. Il rischio appare insito nella misura in cui ci possono essere cambiamenti inevitabili nel tratto digestivo, quando carni lavorate vengono mangiate, dando luogo a sostanze chimiche in grado di provocare il cancro».

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