sabato, Ottobre 23

Carlo Calenda, profilo e agenda field_506ffbaa4a8d4

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Ora, però, a via Veneto bisogna soprattutto riprendere in mano i tanti dossier rimasti aperti. Il neo-ministro, a detta di tutti, ha la fissazione per i temi delle start-up, dell’internazionalizzazione e dell’industria 4.0, quella scaturita dalla quarta rivoluzione industriale. Stiamo parlando delle nuove tecnologie interconnesse e della robotica, dei big data e degli open data, il cloud computing e il cosiddetto ‘Internet of things’, il web delle cose. A novembre 2015 il Mise aveva lanciato un documento intitolato proprioIndustry 4.0, la via italiana per la competitività del manifatturiero‘, nel quale si delineavano otto direttrici di azione, tra le quali: rilanciare gli investimenti delle imprese con particolare attenzione a ricerca e sviluppo; favorire le start-up; aiutare la crescita dimensionale delle aziende; garantire la sicurezza delle reti e la tutela della privacy; incanalare risorse finanziare in favore dell’industria 4.0.

Non per nulla, uno degli assilli del governo è proprio quello di irrobustire le alternative al credito bancario in favore degli imprenditori, a partire dal risparmio degli italiani. E’ atteso infatti entro maggio in Consiglio dei ministri il decreto ‘Finanza per la crescita’ che dovrebbe detassare i piani di investimento a lungo termine in imprese tra 50 e 300 milioni di fatturato. Il testo dovrebbe pure includere una fiscalità di favore per le aziende che investono in start-up e vedremo che impronta darà Calenda a queste misure.

Nel frattempo, è ancora arenato in Senato il vecchio Ddl Concorrenza, con temi caldi quali la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, lo status delle parafarmacie e le tariffe Rc Auto. L’iter potrebbe rimettersi in moto il 7 giugno prossimo in Commissione Industria, ma i parlamentari aspettano proprio il neoministro in audizione. Dopo il referendum fallito sulle trivellazioni in mare, resta caldissimo anche il fronte rinnovabili. Renzi dice di voler arrivare al 50% di energia prodotta da fonti pulite entro il 2018, ma le associazioni ambientaliste sono sul piede di guerra e Greenpeace detta la linea: «Questo governo ha affossato le rinnovabili e promosso le trivelle. Così il settore sta perdendo migliaia di posti di lavoro». Brutta grana per Calenda, non c’è che dire.

Altrettanto vasto è il fronte contro cui l’ex pupillo di Montezemolo dovrà vedersela sul tema del Ttip (‘Transatlantic Trade and Investment Partnership’). Anzi, Calenda, da viceministro, era già finito nel mirino dei critici per essere tra i fautori più entusiasti dell’accordo Usa-Ue sul commercio e gli investimenti. Un trattato che sembra ora arenarsi per svariati fattori: dall’opacità dei negoziati agli occhi delle opinioni pubbliche alle resistenze su entrambe le sponde dell’Atlantico. Gli Usa, infatti, puntano a tutelare le proprie manifatture nel campo degli appalti e delle opere pubbliche, mentre l’Europa teme la deregulation agricola, gli impatti sanitari e i rischi per le piccole e medie imprese. Su tutto ciò, inoltre, pesa il nazionalismo economico cinese e la tentazione europea (per ora sventata dall’Europarlamento) di riconoscere lo status di economia di mercato a Pechino. Un evento che farebbe infuriare non poco Obama e l’amministrazione Usa e potrebbe mettere a repentaglio, secondo alcuni, lo stesso Ttip. Tornando alle cose italiane, c’è poi la delicata questione delle linee guida per le graduatorie regionali di assegnazione delle frequenze del servizio televisivo digitale terrestre. Graduatorie finalizzate al riassetto delle tv locali. Calenda dovrà rimboccarsi le maniche, ma può farsi forte del recente via libera sostanziale allo schema adottato, giunto dall’Antitrust.

Infine, l’ex manager non potrà che vedersela con le tante crisi industriali che non mancano mai nell’agenda del Mise. Si tratta di 154 tavoli che coinvolgono circa 100mila lavoratori. Dall’Electrolux a Italcementi, dal settore call center (Almaviva in testa) a quello del trasporto aereo (Meridiana in primis). Senza dimenticare che Calenda dovrà affrontare lo scoglio Ilva e le proteste dei sindacati per la ventilata dismissione della chimica verde (Versalis) da parte di Eni, con una decisione del Cane a sei zampe che potrebbe arrivare entro maggio.
Insomma, il menu è ricchissimo. E Renzi, dalle parti di Via Veneto, non può più permettersi incidenti di percorso.

Il padre, l’economista Fabio Calenda, in qualche vecchio tweet diceva: «Un giovane su 3 senza lavoro. Come se non fosse arcinoto che l’Italia è una repubblica democratica fondata sugli anziani e contro i giovani!»rispondendo all’allora premier Mario Monti: «Il posto fisso è monotono? Forse. Spesso non è l’optimum, talvolta disincentiva la ricerca di opportunità. Di sicuro logora chi non ce l’ha».

 

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