lunedì, Settembre 27

Carlo Calenda, profilo e agenda field_506ffbaa4a8d4

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In gennaio il premier, Matteo Renzi, lo aveva mandato in Europa all’indomani del botta e risposta al vetriolo tra Bruxelles e l’Italia, con il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker irritato: «Non abbiamo un interlocutore a Roma per discutere dei dossier più delicati». E la replica piccata del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni: «L’Italia ha un governo nel pieno dei suoi poteri». Carlo Calenda, da politico, era arrivato in Ue quale rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione e aveva mandato su tutte le furie i diplomatici di professione, ai quali quel ruolo ha sempre fatto gola. Adesso dicono in molti che, in effetti, Calenda era stato subito capace di creare un buon feeling con lo stesso Juncker.  Ora, però, Renzi lo ha strappato a dossier importanti come il ‘Migration compact’, il piano economico e finanziario per regolare i flussi migratori verso l’Europa, un progetto che potrebbe trasformarsi in un prodromo di condivisione del debito tra i Paesi Ue. E ha riportato repentinamente Calenda al centro della scena del governo italiano dopo le burrascose dimissioni di Federica Guidi. “Il ricorso a Calenda, che stava facendo bene in Europa, è un po’ il segno che il presidente del Consiglio ha poche buone carte da giocarsi. Non sono molti i fedelissimi di valore su cui può contare”, malignano diversi parlamentari delle commissioni Attività produttive, chiacchierando sottovoce con ‘L’Indro’.

In ogni caso, Calenda, con il suo piglio da manager prestato alla politica, è uno che piace. Nato a Roma nel 1973, è figlio dell’economista Fabio Calenda e della regista Cristina Comencini. Non per niente qualcuno lo raccorda, ad appena 10 anni d’età, attore nei panni dello scolaro borghese Enrico Bottini, protagonista della versione televisiva di Cuore, diretta dal nonno Luigi Comencini. Look da pariolino, ma studente al rosso liceo Mamiani, per poco tempo Calenda tiene in tasca addirittura la tessera Fgci. Laurea in giurisprudenza, diritto internazionale, si dedica ai diritti tv e poi, sul finire degli anni ’90, va in Ferrari, dove si occupa del marketing e della quotazione in borsa del Cavallino rampante.

Lì diventa il pupillo di Luca Cordero di Montezemolo, che prima il neo-ministro abbandona per creare Sky in Italia (diviene responsabile del marketing), ma poi raggiunge in Confindustria per assumere la carica di direttore degli Affari internazionali. Abbandonate le fugaci passioni giovanili per il comunismo, pure il ritorno alla politica avviene sotto l’ala protettrice di Montezemolo. Calenda usa infatti la fondazione Italia Futura come trampolino di lancio e si candida alla Camera con Scelta civica, mentre l’ex presidente Ferrari, dopo un lungo tiramolla, non scende in campo. Nemmeno Calenda viene eletto in Parlamento, ma ci pensa Enrico Letta, da premier, a schiudergli le porte del governo: il 2 maggio 2013 egli viene nominato viceministro allo Sviluppo Economico e confermato poi da Renzi con la delega al Commercio estero. Quindi arriva la parentesi europea già citata e adesso il ritorno precipitoso in Italia con il giuramento più importante alla guida di un dicastero che l’ex ‘montezemolino’ conosce molto bene.
«Si tratta di una persona che già governava la macchina e così gli ho chiesto di tornare indietro», ha confermato infatti il presidente del Consiglio, rispondendo implicitamente ai pronostici che a lungo hanno visto Chicco Testa in pole position per la successione alla Guidi. E in effetti Calenda non ha certo debuttato in punta di piedi. Anzi, ha subito scelto di dare la propria impronta al dicastero, sin dalle prime decisioni. E’ arrivato immediatamente, tanto per dire, il benservito a due ‘grand commis’ come il capo di gabinetto Vito Cozzoli e il consigliere diplomatico Mario Cospito. La struttura ministeriale, dopotutto, è stata lambita dall’inchiesta della procura di Potenza, appena conclusa, su Tempa Rossa e in tal senso Calenda ha voluto imprimere un cambio di marcia repentino.

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