sabato, Ottobre 16

Carla Fracci: danza, impegno artistico e civile Il cordoglio del mondo musicale e culturale per la scomparsa dell’étoile internazionale all’età di 84 anni. L’amicizia con Visconti e la Callas. Silvano Sanesi: la sua eredità? Grinta e talento, duro lavoro, straordinari successi e battaglie per avvicinare il grande pubblico alla danza, oltre le barriere di classe e sociali”

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LItalia della danza, dello spettacolo, della cultura ma non solo, piange la scomparsa di Carla Fracci, la regina della danza italiana, scomparsa all’età di 84 anni, il 27 maggio scorso. Al di là di ciò che mostrano tv, illustri e autorevoli testimonianze (Mattarella :con la sua eleganza ha onorato l’Italia”), articoli vari, è anche il momento di interrogarsi  su quello che ha rappresentato per la cultura italiana e mondiale Carla Fracci, quale l’insegnamento  e l’eredità artistica, sociale, umana che ci lascia.

 

 

Cercheremo di dare una prima risposta a questi interrogativi con il prezioso contributo di Silvano Sanesi, esperto di storia della lirica e noto frequentatore di teatri, che ci aiuterà a meglio conoscere la personalità artistica di Carla Fracci, definita dalla stampa italiana e mondiale ‘regina e dea della danza’, ‘figura leggendaria’, ‘divina étoile’ internazionale. Titoli ampiamente meritatima cosa ci raccontano di lei, di questa figlia di un tranviere milanese e di una casalinga, che dalle balere di  periferia ove i suoi amati genitori   ( appassionati di tango e valzer) l ‘avevano condotta fin da piccola,  a calcare i più importanti palcoscenici del mondo? “

Innanzitutto afferma risoluto Silvano Sanesi – Carla Fracci è senz’altro la più famosa ballerina italiana del secolo scorso, sicuramente la prima fra le più belle, senz’altro la più radiosa, ma anche quella capace di sfoderare una grinta incredibile  in ogni personaggio e in ogni situazione. D’altra parte il battesimo le era stato dato sotto i migliori auspici: vale a dire, facendola esordire alla Scala di Milano in un balletto che seguiva la ‘prima’ della Sonnambula di Vincenzo Bellini, interprete Maria Callas, regia di Luchino Visconti, direttore d’Orchestra Leonard Bernstein. Un’edizione memorabile, storica, per la straordinaria interpretazione della ‘divina’ Callas nella parte di Amina. La giovanissima Carla Fracci si esibiva invece ne Le Spectre de la rose (un Pas de Deux, in un atto, coreografia di Michel Fokine, musica dì Carl Maria von Weber), che stupì il teatro. Di solito finita l’opera il pubblico si alza e lascia il teatro, disinteressando del ‘saggio’ dei giovani. Ma il grande Visconti aveva sguinzagliato i suoi collaboratori ad esortare il pubblico a restare, perché, diceva: ‘La Fraccina va vista, va vista…’  E il pubblico restò ed applaudì.

Quale esordio migliore poteva dunque esserci  per la giovane ‘Fraccina’? Evidentemente il Maestro quale aveva  già visto in lei l’erede di Maria Taglioni, la prima ballerina ‘romantica’ che aveva segnato la seconda l’Ottocento con le  sue esibizioni sulle punte, che rappresentavano una novità. Grinta e talento erano le doti che il grande regista aveva visto nella giovanissima Fracci Luchino Visconti.”

Da quel momentopercorriamo a grandi linee le tappe della  sua straordinaria biografia –  la ragazzina che aveva iniziato danza alla scuola della Scala a 10 anni, nel 1946, diplomandosi  nel ’54, per divenire 4 anni dopo, solista ed étoile alla Scala, inizierà un percorso che la porterà nei teatri di tutto il mondo, recitando con compagnie quali il London Festival Ballet, il Royal Ballet, lo Stuttgart Ballet e il Royal Swedish Ballet. Dal 1967 è artista ospite dell’American Ballet Theatre. Intanto, negli anni ‘ 50, conosce il  talentuoso regista teatrale, il fiorentino Beppe Menegatti, già allora tra gli assistenti del Maestro. Seguiranno  altri casuali incontri, poi tra i due scoppierà un grande amore che culminerà nel ’64, nelle nozze celebrate a Firenze. Dalla loro unione nascerà Francesco, che li renderà nonni di due nipoti, Giovanni e ArieleBeppe Menegatti, che collabora con Visconti, Eduardo De Filippo e Vittorio De Sica per alcune produzioni, sarà anche il consigliere speciale dell’ étoile, la quale  continua la propria ascesa interpretando ruoli romantici come Giulietta, Swanilda, Francesca da Rimini, o Giselle, accanto a partner come Rudolf Nureyev, Vladimir Vasiliev, Mikhail Baryshnikov e soprattutto il danese Erik Bruhn con il quale regala al pubblico un’indimenticabile interpretazione di ‘Giselle’ da cui nel 1969 viene realizzato un film.

Silvano, quali le caratteristiche artistiche e i ruoli più importanti della Fracci?

“Grinta e talento, si è già detto, tali da consentirle di  reggere il confronto con le danzatrici russe, dotate notoriamente di una  robusta e atletica  costruzione muscolare. Lei punta sulla grazia e l’eleganza, dietro le quali sta una grande e continua preparazione fisica e artistica per buona parte del giorno”.

Già, sono sempre alla sbarra, come lei stessa disse anche  in occasione di un incontro con i detenuti di un carcere….

“E’ un curioso e divertente aneddoto, che ha raccontato lei stessa Questo sta però a segnalare un fatto, inedito nel campo della danza: il suo grande, totale impegno  nella divulgazione della cultura  musicale e della danza  in modo particolare, in tutto i luoghi, in tutti gli ambienti,  soprattutto in quelli popolari: l’ho vista e spesso incontrata ovunque: nelle Arene come nelle Case del Popolo, nelle Chiese e nei circoli culturali, nelle piazze fra i cittadini, con la sua dolcezza ma anche con la grinta  e il caratterino che si ritrovava,   per far capire a più persone possibili  il valore e l’importanza  della cultura  artistica e musicale e della danza nella vita delle persone, delle emozioni che dà sia a noi artisti sul palco – diceva –  che al pubblico in sala o nelle arene estive, nei teatri, nei luoghi  di spettacolo, al di là delle  barriere sociali e di classe”.

Foto IPP/Evandro Inetti via ZUMA Wire
Roma 08/05/2009
nella foto Carla Fracci ballerina di danza classica
– WARNING AVAILABLE ONLY FOR ITALIAN MARKET – Italy Photo Press –

Dunque, la divulgazione della danza e della cultura musicale è stato un altro suo grande merito e lascito?

“Sì. E’ stata una ballerina meravigliosa, magistrale in Romeo e Giulietta, Coppelia e Giselle, il balletto di Theophile Gautier, ispirato dal romanzo  De l’Allemagne di Heinrich Heine, che mi piace considerare il suo ‘pezzo forte’: e qui voglio ricordare una sua storica interpretazione nella scena  della morte della protagonista, laddove la Fracci raggiunge la drammaticità e l’intensità di Anna Magnani nel film Roma città aperta, di Roberto Rossellini. La più grande mai vista in quel ruolo e in quella situazione, nella quale si butta con straordinaria spontaneità, senza freddezza alcuna. Segno che c’era in quegli anni, una grande circolarità culturale e uno spirito di rottura col passato e di rinnovamento che nel tempo si è smarrito. Ma voglio anche ricordare la sua capacità di calarsi nei panni  di Giuseppina Strepponi, seconda moglie di Giuseppe Verdi, nel film di Renato Castellani. L’altro lascito di Carla Fracci, non disgiunto da quello artistico, è stato il suo costante impegno – sia quando si esibiva che quando dirigeva le scuole di danza di vari teatri, Napoli, Roma, Verona –  civile e politico, a sostegno della cultura e della pace, da donna di sinistra. Una donna ed un’artista straordinaria”.

A questo proposito vi è da segnalare il suo impegno dal 2009 al 2014 come assessore alla cultura nella giunta di centro sinistra della Provincia di Firenze e, successivamente, lo ricorda in queste ore il Sindaco Dario Nardella nell’esprimere il cordoglio della città, nella campagna  sostenuta dall’artista a favore dei  bambini Saharawi, per la salvaguardia del Maggio Musicale e  la partecipazione alla lettura collettiva da due storici cimiteri dell’Antologia di Spoon River di Lee Master. Ciò detto, nel ringraziare Silvano Sanesi per il contributo dato  per una più approfondita  conoscenza del lato artistico e umano di Carla Fracci, va segnalata la valanga di condoglianze e messaggi giunti al marito, Beppe Menegatti, che ha dovuto chiudere il telefono,   nonché al figlio e ai familiari, per la scomparsa di questa donna che fin da ultimo  ha esortato i suoi ragazzi e allievi a “coltivare le proprie passioni  civili e professionali e a non venir meno al duro e costante lavoro di apprendimento quotidiano.” Ciao Carla.  

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