giovedì, Agosto 5

Carla Bley, talento e determinazione di un donna in jazz

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L’11 maggio 1938 nasce, a Oakland, in California, la cantante, compositrice, tastierista e arrangiatrice Carla Bley, considerata uno dei grandi talenti musicali femminili del Novecento.
Il suo nome alla nascita è quello di Carla Borg. È suo padre, organista e maestro del coro in una chiesa di Oakland, a spingerla prestissimo a cantare e a imparare il pianoforte. Finite le scuole dell’obbligo l’adolescente Carla lascia la famiglia e, dopo aver raggranellato i soldi necessari suonando nei locali e arrangiando brani per un cantante folk californiano, se ne va a New York, dove trova lavoro come venditrice di sigarette in un jazz club. Qui conosce Paul Bley, che s’innamora di lei, la sposa nel 1957 e le regala il nome con il quale diventerà famosa e che si terrà per sempre.
Dopo un breve periodo in cui suona nella zona di Los Angeles, torna a New York. Nel 1959 inizia a scrivere brani oltre che per suo marito Paul Bley anche per Jimmy Giuffré, George Russell e Art Farmer ma sembra che per lei, una donna, la musica non possa mai diventare una scelta professionale. Non le dà il necessario per vivere, ma la ragazza non cede. È determinata a continuare e si arrangia alternando le esibizioni al lavoro come guardarobiera o come maschera nei teatri.

La svolta arriva nel 1964 quando entra a far parte del gruppo del batterista Charles Moffett insieme a Pharoah Sanders e Alan Shorter e partecipa anche alla Jazz Composer’s Guild, un esperimento d’avanguardia promosso dal trombettista Bill Dixon.
I primi successi la spingono a continuare su quella strada e mettono in crisi il suo matrimonio. Carla lascia Paul Bley e comincia a lavorare a nuovi e più autonomi progetti. Insieme al suo nuovo compagno, il trombettista austriaco Michael Mantler, fonda la Jazz Composer’s Orchestra Association, una struttura particolare, una sorta di unione autogestita di musicisti che ha come scopo quello di progettare, costruire e organizzare strutture (concerti, sale di registrazione, ecc.) adeguate alla realizzazione di progetti orchestrali.
Il periodo vede gran parte dei protagonisti della scena jazz, in particolar modo di quella statunitense, percorrere nuove strade artistiche in parallelo con lo sviluppo di nuove ipotesi di strutture produttive. Carla Bley è profondamente coinvolta in questo processo.
Sempre nel 1964 fonda una propria casa discografica, la JCOA e nel 1965 forma i Jazz Realities, un quintetto di cui, oltre a Mantler, fa parte anche Steve Lacy. Nello stesso periodo suona anche con musicisti europei, tra cui il sassofonista Peter Brötzmann. Nel 1967 scrive la parte del vibrafonista Gary Burton nella suite ‘A Genuine Tong Funeral‘, poi registrata dal quartetto di Burton con un’orchestra diretta dalla stessa Bley.
Nel 1973 fonda, con Mantler, un’etichetta discografica, la Watt Works, per la quale incide quattro dischi con propri gruppi e due anni dopo arriva in Europa con la Jack Bruce Band.
I tempi difficili sono ormai alle spalle. Più nessuno mette in discussione il suo talento.

Gli anni seguenti saranno costellati da composizioni e collaborazioni con un numero impressionante di artisti dei generi più svariati, dalla Liberation Music Orchestra di Charlie Haden alla clavicembalista Antoinette Vischer, a John Cage, al sassofonista Gary Windo.
Il suo stile pianistico, affascinante e unico, è stato per qualche tempo, forse un po’ ingiustamente definito da una parte della critica come «una sorta di fusione tra gli stili dell’ex marito Paul e di Cecil Taylor», mentre il suo canto attinge ai colori della popular music e delle cantautrici americane degli anni Settanta. Nelle composizioni e negli arrangiamenti, invece, i suoi riferimenti appaiono più colti, da Kurt Weill a Gil Evans con qualche lezione solistica ispirata a Duke Ellington.

 

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