martedì, ottobre 23

Cari leader tutti del PD, via, via da qui Avete avuto ogni possibile occasione, avete avuto il Paese in mano e quel patrimonio di stima e perfino di affetto lo avete dilapidato, ora andatevene

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Nei Paesi normali, dopo una sconfitta elettorale delle dimensioni bibliche come quella del PD il 4 Marzo scorso, un partito va a dir poco al Congresso, con tutti i suoi dirigenti, nonché dimissionari con il capo coperto di cenere e inginocchiati sul granone.

Mi scuso per l’uso del termine ‘Paese normale’ come opposto al nostro. D’ora in avanti scriverò ‘Paesi comuni’ perché noi, diciamocelo francamente, siamo ‘speciali’.

Ebbene, qualche settimana fa, tal Elisabetta Gualmini nota politologa bolognese, presente giorno e notte in studi televisivi vari compreso quello della Lilli Gruber, aveva trovato la soluzione: cambiare nome al PD. Giusto: uno gli cambia nome, la gente non se ne accorge, vede una sigla sconosciuta e dice ‘toh un nuovo partito, slurrpppp’ e lo vota in massa.

Poi, credo, ci ha ripensato e si legge qua e là, che ora propone non di cambiargli nome, ma di cambiargli segretario, anzi, di metterci su una segretaria, in persone di lei stessa. Cosa già venuta in mente a tal Marieielena Boschi (nota come Meb) che lasciava intendere di potere esserlo lei stessa, perché no? Ma non c’era già una candidata in pectore (soltanto nel suo, forse) in persona della lucidissima Debora Serracchiani, quella che ha ‘perso’ il Friuli, o meglio ne è stata cacciati a, delicatissimi, calci?

Ma poi, un certo Matteo Orfini, meglio noto come ‘giovane turco’ (che francamente di questi tempi non mi sembra una gran bella trovata), afferma sussiegoso e pensoso che, no, si deve sciogliere e rifondare da capo. Dio solo sa che significa, e poi che complicazione: uno prima scioglie, poi ricomincia da capo, con lui sempre giovane e sempre turco, bah! Ma non sottovalutiamolo. La illuminante proposta è contenuta (hai visto mai?) in un cinguettio, che dice testualmente: «Stracciamo lo statuto del Pd e ricostruiamolo con chi vuole fare davvero opposizione. Rifondiamo il Pd discutendo di come lo facciamo con un pezzo del Paese». Capito? Beati voi, io no.

‘Stracciamo’ chi? Chi lo fa, come lo fa e perché farlo? Lo decide lui, fa tutto lui. E poi una volta stracciato lo statuto si rifonda il PD (che quindi era rimasto in piedi ma senza Statuto) per fare opposizione: Oddio e chi lo rifonda? e poi, non fa già opposizione? No, pare di no, e lui, Orfini, vuole ‘prendere un pezzo di Paese’ (sic!) e fare opposizione, perché il PD che c’è oranon funziona’. E sia chiaro, niente congresso: se fate un Congresso peggio per voi, pigola. Scusate, io non ci riesco, non capisco, non sono all’altezza. Chiamate Massimo Cacciari, ma d’urgenza, gli pago una lezione privata se me lo spiega.

Perché, in tutto questo, è venuto fuori il fratello del Commissario Montalbano, persona, sia chiaro, molto dabbene, che invece del commissario vuole fare il Segretario, lui personalmente, in persona, del PD propriamente, senza cambiargli nome e nemmeno stracciarlo. Non si capisce per fare cosa, come e perché, ma intanto lui, dopo una cena in trattoria, farà (farebbe) il Segretario, sono soddisfazioni!

E intanto non solo l’ex Segretario, che in qualunque Paese comune si sarebbe dato all’agricoltura o almeno all’ippica, ‘convoca’ così dice, una nuova Leopolda, per partire (non a caso è una stazione) con una vera opposizione, diversa quindi da quella finta non so di chi. In ciò pare (il pare è d’obbligo per carità, qua dove metti lingua sbagli) aiutato da Carlo Calenda che, non potendo o volendo fare di meglio … fa cene, per nutrire i futuri membri del partito? Ma poi non la fa, ritira l’invito.  Mi pare di ricordare che lui vuole fare una specie di partito diverso, altro, nuovo, che vada da sinistra a destra, senza essere né sinistra sinistra né destra destra.

Un certo Maurizio Martina, un tipo allampanato, con barba e camicia fuori dei pantaloni, dall’aria smunta e stanca, che afferma di essere il Segretario del PD non va alle cene annullate di Calenda, non prende il treno alla Leopolda e non straccia con Orfini.

Bene, e che fa? Propone, udite udite udite!, propone di fare un Congresso. Non esattamente, attenzione, ma quasi. Infatti, dice (seriamente, lui del resto con quella faccia triste, forse sarebbe meglio dire mestamente): «Più che discutere di scioglimenti del Partito Democratico o di rinvii del Congresso, facciamo invece tutti un passo avanti per il futuro, nel segno della giustizia sociale e della solidarietà». Se mi trovate due non solo in Italia, ma nel mondo, che dicano una cosa diversa, il direttore di questo giornale vi regala un milione di euri…. Però, poi, aggiunge che ‘ «c’è un percorso votato in Assemblea e ciò è quello che conta».  

Che die? Augh! Magari facessero quel ‘passo avanti’, sul baratro su cui stanno!

Ora permettetemi, senza cattiveria, ira, rancore, rabbia, livore, ma serenamente e mestamente di dire due parole mie, in attesa delle spiegazioni di Cacciari.

Ho votato PD da sempre. Da quando era il PCI di Togliatti (addirittura, sì, quasi va’) di Berlinguer, Pajetta, Longo, Natta, ma anche della Rossanda, di Pintor, della mitica Castellina, ecc. litigando anche fisicamente con amici socialisti, e Dio sa se avevo ragione. Poi per le sue varie trasformazioni e cambi di nome, perfino quando è stato ‘guidato’ da Franceschini e perfino da Veltroni e infine Bersani (mi sembrava di nuovo quasi un partito vero) … poi con Renzi ho detto basta. Basta nel senso che non ho più votato e per chi, poi?

Cari amici del PD, avete avuto ogni possibile occasione, avete avuto il Paese in mano e quel patrimonio di stima e perfino di affetto lo avete dilapidato, perfino con sprezzo, basta guardarlo in faccia uno come Renzi o Franceschini o Meb. Avete difeso le banche, la grande industria depredatoria (a danno di quella buona, che prendeva calci in faccia anche da voi), la svendita dei nostri gioielli, avete cancellato i diritti dei lavoratori, togliendogli anche il simbolo dell’art. 18 (solo un simbolo!), avete affermato che i lavoratori non esistevano più, che la povera gente non esisteva, che si può vivere con meno (sì, perfino meno) di 500 euro, avete fatto perdere ogni credibilità internazionale al nostro Paese sul piano economico e sorvolo sulle nefandezze truffaldine di cui vi siete macchiati.  Avete fatto tutto ciò e ora cosa volete fare: le cene da Calenda, un congressino qua e una Leopolda là per proporci delle assurde ‘primarie’ per eleggere un improbabile Segretario, magari votato da Berlusconi?

Ripeto quanto ho già detto: anche a costo di sacrificare qualcuno di buono, avete una unica vera strada da percorrere. Una sola: convocare, anzi, fare un congresso vero e presentarvi tutti dimissionari, anzi nemmeno essere presenti al congresso, e lasciare che sia la base, quel poco che ancora c’è, a ricominciare da capo, magari senza damnatio memoriae, questo no, ma senza nessuno, nessuno, proprio nessuno di voi. Sarete afoni per un po’, la Gualmini, Meb, la Serracchiani, il Martina, l’Orfini, il Renzi, il Minniti non ci saranno, ma si potrà ricominciare, certo se questo Governo lascerà ancora un po’ di Italia in piedi. E quindi sbrigatevi.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.