martedì, Luglio 27

Carceri: salvaguardare la dignità del detenuto field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Ora ci prova anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Bisogna adeguare il sistema penale e carcerario ai principi di umanità, consentendo ai carcerati una vita dignitosa durante la pena, e dando loro la possibilità di progettare un futuro dopo aver effettivamente pagato per gli errori commessi». Proviamo a tradurre? Le celle delle carceri italiane non devono essere quello che invece sono: sistema penale e carcerario basato ai ‘principi di umanità’ tali da garantire ‘una vita dignitosa’. Chiaro? Andiamo avanti. ‘Progettare un futuro’. Significa dare una possibilità di recupero e reinserimento. Perché una volta ‘fuori’ non si torni a delinquere perché altro non si sa e non si può fare. Chiaro? Andiamo avanti. «Effettivamente pagato per gli errori commessi». Cioè certezza della pena, per quel che riguarda tempi e modalità; non una pena che ti cade tra capo e collo dopo anni e anni di attesa. Processo rapido; e soprattutto giusto: non da una parte colpevoli che se la cavano per sopravvenuta prescrizione, e innocenti che restano per mesi in attesa di giudizio, per poi, magari sentirsi dire: ‘Il fatto non sussiste’. Chiaro?

Sapete che c’è? Il presidente Mattarella ha semplicemente sillabato l’articolo 27 della Costituzione: «La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umiltà e devono tendere alla rieducazione del condannato». Insomma ‘semplicemente’ si tratta di rispettare quella che in tanti dicono essere «la Costituzione più bella del mondo». O non è così? Vogliamo aggiungere che nel suo discorso di insediamento il presidente Mattarella ha detto che il suo compito consiste nell’essere «garante della Costituzione», e di considerare questo compito per quello che effettivamente è, un obbligo, un dovere? E ricordiamo la successiva affermazione, che «la garanzia più forte della nostra Costituzione consiste, peraltro nella sua applicazione»? Ecco ‘tradotte’ le parole del presidente Mattarella.

Il presidente  ribadisce l’impegno dell’Italia contro la pena di morte, e raccoglie l’appello lanciato da papa Francesco per una moratoria delle esecuzioni almeno durante il Giubileo: «L’Italia e l’Europa sono in prima linea» per l’abolizione mondiale della pena di morte, «una battaglia di portata storica…un dovere e un impegno culturale irrinunciabile». Domenica scorsa, durante l’Angelus, papa Francesco ha parlato del tema, lanciando un appello perché per il Giubileo si giunga a un ‘consenso internazionale’ sulla ‘abolizione della pena di morte’, chiedendo  che i governanti compiano un gesto esemplare e durante questo anno non eseguano condanne a morte.

Più di due terzi dei Paesi al mondo ha abolito la pena di morte per legge o nella pratica. Al 31 dicembre 2014 i paesi abolizionisti per tutti i reati erano 98; 7 i Paesi abolizionisti solo per i reati comuni; 35 i Paesi abolizionisti nella pratica per un totale di 140 Paesi abolizionisti totali. In 58 Paesi è in vigore.

Paesi totalmente abolizionisti: Albania, Andorra, Angola, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Azerbaijan, Belgio, Bhutan, Bolivia, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Burundi, Cambogia, Canada, Capo Verde, Cipro, Città del Vaticano, Colombia, Costa d’Avorio, Costa Rica, Croazia, Danimarca, Ecuador, Estonia, Filippine, Finlandia, Francia, Gabon, Georgia, Germania, Gibuti, Grecia, Guinea, Haiti, Honduras, Irlanda, Islanda, Isole Cook, Isole Marshall, Isole Salomone, Italia, Kiribati, Kirghizistan, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Mauritius, Messico, Micronesia, Moldavia, Monaco, Montenegro, Mozambico, Namibia, Nepal, Nicaragua, Niue, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Palau, Panama, Paraguay, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Dominicana, Repubblica Slovacca, Romania, Ruanda, Samoa, San Marino, Sao Tomè e Principe, Senegal, Serbia (incluso il Kossovo), Seychelles, Slovenia, Sudafrica, Spagna, Svezia, Svizzera, Timor Este, Togo, Turchia, Turkmenistan, Tuvalu, Ucraina, Ungheria, Uruguay, Uzbekistan, Vanuatu, Venezuela.

Paesi abolizionisti per reati comuni: Brasile, Cile, El Salvador, Figi, Israele, Kazakhistan, Perù.

Paesi abolizionisti di fatto: Algeria, Benin, Brunei, Burkina Faso, Camerun, Congo, Corea del Sud, Eritrea, Federazione Russa, Ghana, Grenada, Kenya, Laos, Liberia, Madagascar, Malawi, Maldive, Mali, Mauritania, Mongolia, Marocco, Myanmar, Nauru, Niger, Papua Nuova Guinea, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sri Lanka, Suriname, Swaziland, Tagikistan, Tanzania, Tonga, Tunisia, Zambia. Le esecuzioni non hanno luogo da almeno dieci anni, oppure sono state introdotte delle moratorie.

Paesi mantenitori: Afghanistan, Antigua e Barbuda, Arabia Saudita, Autorità Palestinese, Bahamas, Bahrain, Bangladesh, Barbados, Bielorussia, Belize, Botswana, Ciad, Cina, Comore, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Gambia, Guatemala, Guinea, Guinea Equatoriale, Guyana, India, Indonesia, Iran, Iraq, Giamaica, Giappone, Giordania, Kuwait, Lesotho, Libano, Libia, Malesia, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Dominicana, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Singapore, Siria, Somalia, Stati Uniti d’America, Sudan, Sudan del Sud, Taiwan, Tailandia, Trinidad e Tobago, Uganda, Vietnam, Yemen, Zimbabwe.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->