domenica, Giugno 13

Carceri, Orlando: ‘Gentiloni porterà riforma in Cdm’ Se Paolo vuole, può. Se può, deve. Grazie a un software giustizia più veloce: ma non lo usiamo

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Il ministro della Giustizia Andrea Orlando si dichiara ottimista: «Il lavoro che dovevamo fare lo abbiamo fatto e sono convinto che Paolo Gentiloni voglia mettere all’ordine del giorno del Consiglio questo provvedimento». Intervistato da ‘Radio Radicale’, assicura che per quel che riguarda la questione dei decreti attuativi sulla riforma dell’ordinamento penitenziario ormai, davvero, il più è fatto. Perché l’annosa questione sia finalmente risolta le dirigenti del Partito Radicale Rita Bernardini e Deborah Cianfanelli, sono in sciopero della fame da 30 giorni. «Non esponiamo Rita e Deborah, chiedo a loro di non esporsi a rischi per la loro salute», si appella Orlando. «In qualche modo», dice conciliante, «proseguiamo insieme una attività di pressione ma troviamo delle forme diverse».

Le date, osserva il Guardasigilli, «non sono molto diverse da quelle che avevamo detto perché l’invio a Palazzo Chigi è avvenuto ieri ma la chiusura del lavoro è avvenuta molto prima; dovevamo però assumere il parere di un’altra serie di soggetti come il Garante dei Detenuti e altri ministeri competenti, prima di mandare i decreti a Palazzo Chigi; era fondamentale acquisire queste valutazioni. Il lavoro del ministero si è concluso da diverse settimane, l’acquisizione dei pareri necessari si è conclusa soltanto ieri, e quindi c’erano le condizioni per iscriverlo al pre-consiglio dei ministri».

La delega, spiega il ministro della Giustizia, «non aveva una scadenza stretta, ma voluto esercitarla per evitare il rischio che non fosse esercitata in futuro. Non è stato un grande sacrificio ma ho fatto il mese di agosto a Roma perché volevo costruire le condizioni per rispettare i tempi che mi ero dato su questo obiettivo. Devo dire che con qualche settimana di ritardo ce l’abbiamo fatta, sono convinto che questo sia un obiettivo che dobbiamo portare a casa e che considero davvero un elemento di civiltà».

Quando avverrà la calendarizzazione dei decreti? «Non ho titolo per dire quando e come verranno iscritti al Consiglio dei ministri», risponde Orlando. «Il pre-consiglio è presieduto dalla sottosegretaria Boschi e il Consiglio dal presidente Gentiloni. Farei quindi un’invasione di campo se dicessi quando. Posso solo dire che da oggi ci sono tutte le condizioni perché questo avvenga».

La parola chiave di questo intervento del ministro è nel passaggio in cui Orlando ‘lancia’ la palla a Gentiloni; in sostanza: se vuole, può. Se può, deve. Le due dirigenti hanno sospeso la loro iniziativa nonviolenta. Si può dire che Bernardini e Cianfanelli, e con loro le migliaia di detenuti che li hanno accompagnati in questa iniziativa nonviolenta di elementare civiltà giuridica hanno vinto. Anche se è vero, come la saggezza popolare ammonisce, che non bisogna mai dire quattro se non ce l’hai nel sacco.

I problemi del ‘pianeta’ giustizia sono comunque innumerevoli. Uno lo segnala Maurizio Tortorella, uno dei pochi, ammirevoli giornalisti che seguono con sistematicità e grande attenzione le questioni legate al diritto e al carcere. Tortorella parte dalla domanda (retorica, ma giusta) di quale sia ‘il primo difetto della giustizia italiana?’. Lo sanno tutti, ‘anche i bambini’; perfino il Consiglio Superiore della Magistratura lo riconosce: la lentezza.

Quello che pochi sanno è che il difetto nasce non solo da ignavia, burocrazia e scarse risorse, ma anche da una violazione di legge: «In sede civile», racconta Tortorella, «per esempio, all’inizio di ogni processo l’articolo 81 delle disposizioni d’attuazione del Codice di procedura obbligherebbe i giudici a fissarne l’intero calendario. Dovrebbero stabilire date, orari e durate di ogni udienza, fino alla sentenza. Però nessuno lo fa. Parrà strano, se non paradossale, ma il ministro della Giustizia Orlando ha da tempo a disposizione una soluzione informatica che potrebbe migliorare la situazione in tutti i tribunali, penali e civili, eppure sembra non volersene servire. La soluzione si chiama A-Lex, è stata elaborata da una soft ware-house bolognese, la Cnc, che dal 1984 produce applicazioni di nicchia: è un’agenda informatica online che in un secondo propone al giudice le migliori date per le udienze, applicando algoritmi che minimizzano la durata di ogni tipo di processo».

Facile, semplice. E dunque? Dunque accade che nella maggior parte dei casi, i giudici usano un’agenda cartacea; sono rari quelli che adottano una versione elettronica. Risultato: «Tempi morti e, ogni anno, decine di giorni persi. A-Lex, invece, incastra tra loro tutti i procedimenti aperti e lascia comunque al magistrato la facoltà di accettare la soluzione o di chiederne una alternativa. L’agenda individua gli spazi liberi in base alle priorità del giudice; recupera anche i tempi persi alla chiusura di un processo; è capace perfino di gestire i “buchi” lasciati per attività urgenti, e gestisce eventi inattesi e emergenze improvvise. Messa a punto nel 2012, ottenuto alla fin del 2013 il via libera dal ministero, A-Lex è stata sperimentata per quasi quattro anni».

A-Lex viene utilizzata stabilmente da cinque giudici tra Roma, Pesaro, Urbino e Cremona; con ottimi risultati: tutti hanno ottenuto drastici tagli dei tempi morti. Altri undici magistrati la stanno testando a Milano, Monza, Genova, Lucca, Foggia e Rimini. A-Lex non è costata nulla allo Stato. I 300 mila euro spesi fin qui sono stati versati dalla Fondazione Giuseppe Pera di Lucca, grazie ai suoi sponsor: Confìndustria, Abi, Assonime, Ania. Il problema è che da mesi la Fondazione propone l’agenda in regalo al ministero, che però nicchia. Se la donazione non sì concretizzerà, i finanziamenti si fermeranno: gli sponsor non intendono continuare se A-Lex non verrà lanciata su ampia scala. Così, però, tutto il lavoro verrà buttato via. E, ancora una volta, sarà stato tempo perso. E per dirla con Peppino De Filippo: «Abbiamo detto tutto».

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