lunedì, Maggio 16

Carceri: la strage infinita Nel 2021 i suicidi ufficiali in carcere sono stati 54, oltre 500 negli ultimi dieci anni; alcune decine di migliaia i casi di autolesionismo e il doppio i casi di interventi di agenti penitenziari che sono riusciti a sventare i tentativi di suicidi

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Quarant’anni circa, in carcere dal dicembre scorso, una condanna per spaccio di droga. Uno dei tanti che fa una vita balorda, non è un boss, la fedina penale è sporca, ma nulla a che fare con le grandi organizzazioni criminali. Due anni da scontare in una cella del carcere romano di Rebibbia; nel 2024, forse prima con la buona condotta, è ‘fuori’. Invece, no: decide di “uscire” prima, nel modo definitivo: si uccide. La garante dei detenuti di Roma Gabriella Stramaccioni dice: Continua questa strage infinita all’interno degli istituti penitenziari. Un sovraffollamento continuo, mancanza di personale, di educatori, di psicologi, di attività”.

  Già: ‘strage’. Il quarantenne detenuto a Rebibbia è il tredicesimo detenuto che si toglie la vita dall’inizio dell’anno. Prima di lui, una donna di 29 anni, arrestata nell’ambito di un’operazione anti-droga: dopo appena 48 ore decide di togliersi la vita impiccandosi. Era detenuta nel carcere di Gazzi di Messina. Cosa può aver spinto a prendere un lenzuolo, annodarselo al collo e lasciarsi andare?Analoga domanda a proposito di un ragazzodi 24 anni, di origine marocchina. Detenuto nel carcere romano di Regina Coeli, è stato arrestato per rapina. Sceglie di ‘evadere’ in modo definitivo inalando il gas della bomboletta del fornello da campeggio che in carcere viene comunemente usato per cucinare. Quanto gli avrebbero potuto dare, per la rapina? Una detenzione di qualche anno…Ha preferito morire.

  Aldo Di Giacomo, segretario del Sindacato Polizia Penitenziaria, ricorda che nel 2021 i suicidi ufficiali in carcere sono stati 54, oltre 500 negli ultimi dieci anni; e alcune decine di migliaia i casi di autolesionismo e il doppio i casi di interventi di agenti penitenziari che sono riusciti a sventare i tentativi di suicidiNon solo detenuti. Un assistente capo della polizia penitenziaria, cinquantenne, in servizio nella casa circondariale di Valle Armea, a Sanremo, si toglie la vita impiccandosi. Prima di lui, un sostituto commissario del corpo di polizia penitenziaria, quasi sessant’anni, in servizio nel carcere di Enna si toglie la vita. “Un dramma che va avanti da tempo”, sospira  Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

  Gli agenti sono abbandonati a loro stessi, avrebbero bisogno di strumenti di aiuto e di sostegno, è la denuncia unanime dei sindacati della polizia penitenziaria. Lo scorso anno 2021 sono stati cinque i poliziotti penitenziari che si sono tolti la vita, sei furono nel 2020 ed erano stati undici nel 2019. Ancora Capece: “Numerosi autorevoli esperti del settore sostengono  come sia necessario strutturare un’apposita direzione medica della Polizia Penitenziaria, composta da medici e da psicologi impegnati a tutelare e promuovere la salute di tutti i dipendenti dell’Amministrazione Penitenziaria”.

  Spietata l’analisi del segretario della UIL-Penitenziaria Gennarino De Fazio: “Ogni giorno, ormai, nelle discariche sociali rubricate sotto il nome di carceri succede qualcosa di grave; i detenuti continuano a patire e a morire e gli operatori, di Polizia penitenziaria in primis, ne subiscono le conseguenze dirette e indirette e spesso si trovano fra l’incudine delle legittime aspettative dell’utenza e il martello che deriva dalle ripercussioni provocate da un sistema fallimentare”.

   Mauro Palma, garante dei detenuti sottolinea: “Si tratta, nella maggior parte dei casi di persone ai margini della società, non di quelli che potremmo definire ‘delinquenti incalliti’, che hanno sofferto molto il primo impatto con il carcere. Questo elemento dovrebbe interrogarci tutti su come viene percepito il carcere all’interno della società”.

  Nel suo discorso di reinsediamento il Presidente Sergio Mattarella ci ha ricordato un lungo elenco di ‘dignità’ da garantire e tutelare; e ha fatto un esplicito riferimento alla situazione carceraria: “Dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate e assicurino il reinserimento sociale dei detenuti. Questa è anche la migliore garanzia di sicurezza”. Per il diritto alla vita, per la vita del diritto, non si stancava di ripetere Marco Pannella: tra i pochissimi politici che trascorreva in carcere, tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria, i suoi Natali, Capodanno, Pasque e Ferragosto.

  Dal ministero di Giustizia si fa sapere che da qualche mese una specifica commissione presieduta da Marco Ruotolo, voluta dal ministro Marta Cartabia ha concluso i suoi lavori. Vi sono numerose proposte concrete ed operative per migliorare le condizioni di vita dei detenuti senza per questo dover ricorrere a miglioramenti legislativi. Tra i vari interventi proposti, una maggiore attenzione, d’intesa con il ministro della Salute, al rischio suicidi. Il ministro Cartabia si muoverà seguendo queste linee guida. Il fenomeno, come s’è già detto, non riguarda solo i detenuti; dall’inizio dell’anno sono stati duegli agenti che si sono tolti la vita, e i sindacati di categoria chiedono maggiore attenzione. La scorsa settimana è stata emanata una circolare con delle linee guida per il sostegno psicologico degli agenti. Tra le proposte avanzate la creazione di un fondo destinato completamente “ad azioni di supporto al possibile disagio generato dallo svolgimento di un lavoro complesso, quanto mai unico nel suo genere”. E’ un inizio. Forza e coraggio.

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