martedì, Ottobre 19

Carceri, la protesta di Pannella

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Avvolto nella perenne nuvola di pestifero fumo prodotto da sigari alla grappa,il leader radicale Marco Pannella è insieme imperturbabile e sorridente: Provenzano?, chiedo. “Si. Proprio quel Provenzano? “Quello, proprio lui”. Il Bernardo Provenzano, il boss di Cosa Nostra, quello condannato con Toto’ Riina per la strage di Capaci e non so quali altri crimini? “Per la terza volta, sì, quel Provenzano. Vogliamo andare avanti per favore?“.  Andiamo avanti. Perché un digiuno della fame e della sete per un tipo come quello?Noi radicali ci battiamo per quella che chiamo ‘Amnistia per la Repubblica’…“. Che significa?Significa che vogliamo che  nel nostro Paese si affermi la legalità nell’amministrazione della Giustizia, da anni straziata insieme alla vita di milioni di persone a causa dell’irragionevole durata dei processi penali e civili) e si rimuovano le cause strutturali che fanno delle nostre carceri luoghi di trattamenti inumani e degradanti…“.

Provenzano, Pannella…

Le rispondo, se non interrompe. Siamo convinti che l’amnistia e l’indulto siano gli unici provvedimenti strutturalmente in grado di riportare nella legalità costituzionale e sovranazionale il nostro Paese. Non siamo soli: cerchiamo di far vivere con il nostro Satyagraha le parole contenute nel messaggio solenne del Presidente Napolitano al Parlamento, quelle pronunciate da Papa Francesco il 23 ottobre scorso in occasione dell’incontro con i delegati dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale, e quelle – chiarissime – pronunciate dal gruppo di esperti Onu sulla detenzione arbitraria a seguito di una visita ispettiva effettuata in Italia nel luglio scorso.

E in concreto cosa chiedete?

Nell’ambito della battaglia centrale volta ad ottenere un provvedimento di amnistia e di indulto, indichiamo i seguenti obiettivi: a) Sanità in carcere: garantire le cure ai detenuti; b) Immediata scarcerazione di Bernardo Provenzano; c) Introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura; d) Abolizione dell’ergastolo a sostegno della campagna di Nessuno Tocchi Caino; e) No alle deportazioni in corso dei detenuti dell’alta sicurezza; f) Diritto alla conoscenza: 1) conoscibilità e costante aggiornamento dei dati riguardanti le carceri 2) conoscibilità dei dati riguardanti i procedimenti penali pendenti;
Rendere effettivi i risarcimenti ai detenuti che hanno subito trattamenti inumani e degradanti; g) Abolire la detenzione arbitraria e illegale del 41-bis;
h) Per gli Stati Generali delle Carceri, preannunciati dal ministro della Giustizia, prevedere la presenza anche dei detenuti.

Programma vasto e ambizioso, per parafrasare il generale De Gaulle…

Come tutti i nostri obiettivi. Da sempre ci battiamo per il possibile contro il probabile. Abbiamo l’ambizione di essere speranza, non di limitarci a nutrire speranza.

Insisto: perché Provenzano?

Tre procure, Caltanissetta, Firenze e Palermo, nei loro processi hanno stralciato la sua posizione, ritenendolo in condizioni tali da essere definito incapace di intendere e volere. Eppure continua a essere sottoposto al regime del carcere duro 41 bis. Non ha senso. E’ definito un vegetale, che senso ha fargli subire un simile trattamento? Non è giustizia, questa. Difendendo i diritti di cui anche Provenzano è titolare, difendiamo i diritti di tutti noi.

I diritti, la giustizia…

In dieci anni oltre un milione e mezzo di processi andati in fumo per prescrizione. Una cifra enorme, che emerge dalle tabelle messe a punto dalla Direzione Generale Statistiche del ministero della Giustizia. Per l’esattezza, tra il 2004 e il 2013 sono diventati carta straccia ben 1.552.435 procedimenti penali. Di fatto è un’amnistia incontrollata, quotidiana, “clandestina”, silenziosa e silenziata, una realtà che non fa scaldalo, non è neppure “notizia” che meriti di essere conosciuta. Il dato, di per se significativo, lo diventa ancora di più se si considera che la maggior parte delle prescrizioni non è imputabile a diavolerie escogitate dalla difesa degli imputati: ben 1.134.259 procedimenti (il 73 per cento) sono andati prescritti quando il processo è ancora incardinato nella fase delle indagini preliminari; i decreti di archiviazione sono emessi dal Giudice per le indagini preliminari.

 

Altri 63.829 procedimenti vanno a farsi benedire su sentenza del giudice per l’udienza preliminare. Solo 209.576 procedimenti sono prescritti quando si svolgono in primo grado; altri 131.856 in fase d’Appello; 3.293 in Cassazione; 9.559 dinanzi i giudici di pace. Italia, patria del diritto (e del suo rovescio).

 

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